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“La Confessione è un sacramento di guarigione”

Lo ha ricordato oggi Papa Francesco, in piazza San Pietro, presiedendo la consueta udienza generale del mercoledì davanti a 20 mila fedeli

Papa Francesco ha richiamato tutti, domani, al digiuno ed alla preghiera

«Io vorrei domandarvi: quando è stata l’ultima volta che ti sei confessato?». È stato questo l’interrogativo posto, stamani, da Papa Francesco ai 20 mila fedeli presenti in piazza San Pietro per prendere parte alla consueta udienza generale del mercoledì, dedicata al sacramento della Riconciliazione: «Due giorni fa, 2 settimane, due anni, 20 anni, 40 anni fa? – chiede il Papa, esortando – Ognuno faccia il conto, ognuno si dica, non a voce alta ma nel silenzio della propria coscienza, quando è stata l’ultima che si è confessato. Se è passato tanto tempo, non perdere un giorno di più, vai avanti: Gesù è più buono del prete, ti riceve con tanto amore».

I fedeli in piazza San Pietro

Dunque, celebrare la Riconciliazione significa essere amati con un abbraccio misericordioso ed il Santo Padre lo ha spiegato in conclusione di catechesi, citando la parabola del figliol prodigo: “Quel figlio che se n’è andato da casa sua con tutti i soldi dell’eredità, ha sprecato tutti i soldi e poi ha deciso di tornare a casa, non come figlio ma come servo”: «Aveva tanta colpa, tanta vergogna, – sottolinea il Pontefice – e poi la sorpresa: il padre lo abbraccia, lo bacia. Ogni volta che ci confessiamo, Dio ci abbraccia, Dio fa festa!».

Con queste ultime parole, in particolare, Papa Francesco ha sollecitato i fedeli ad andare avanti sulla strada di questo sacramento: «Quello della penitenza e della riconciliazione – ricorda Papa Francesco – è un sacramento di guarigione. Quando vado a confessarmi è per guarirmi l’anima, per guarirmi il cuore, qualcosa che ho fatto e che non sta bene, non posso dire: “Io mi perdono da solo”. Il perdono si chiede, si chiede a un altro. Il perdono dei nostri peccati non è qualcosa che possiamo darci noi, non è frutto dei nostri sforzi, ma è dono dello Spirito Santo. Solo se ci lasciamo riconciliare nel Signore Gesù col Padre e con i fratelli possiamo essere veramente nella pace: e questo lo abbiamo sentito tutti, ricordando che quando andiamo a confessarci abbiamo un peso nell’anima, un po’ di tristezza, ma quando poi sentiamo il perdono di Gesù siamo in pace, con quella “pace dell’alma” tanto bella che solo Gesù può dare».

Una pace che, spesso, arriva dopo aver provato il sentimento della vergogna: «La vergogna – riconosce Papa Bergoglio, raccontando che nella sua Argentina quando uno non ha vergogna viene definito senza vergogna – ci fa bene, perché ci fa più umili. Uno può dire: “Io mi confesso soltanto con Dio” – afferma il Papa riportando una delle obiezioni più frequenti mosse da chi non si confessa -. Può dirlo, ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa: per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa, ai fratelli, nella persona del sacerdote. Anche la vergogna è buona, è salutare avere un po’ di vergogna, perché vergognarsi è salutare ed il sacerdote riceve con tenerezza la nostra confessione, e lo fa nel nome di Dio Padre».

Anche dal punto di vista umano, a detta del Pontefice, la Confessione fa bene per sfogarsi: «È bene – riflette Papa Francesco – dire queste cose al fratello, dire al Signore le cose che sono tanto pesanti nel nostro cuore». Da qui l’invito del Papa a non avere paura della Confessione, confessando umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa: «Quando vi ci si accosta, si ha vergogna, ma poi uno esce libero, grande, bello, perdonato, bianco, felice. Questo è il bello della Confessione!».

About Davide De Amicis (2508 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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