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“Con una Chiesa scalza, rievangelizzeremo l’Italia”

Lo ha affermato audacemente Ernesto Olivero, fondatore del Sermig-Arsenale della Pace di Torino, intervenendo sabato al quarto Convegno regionale delle Aggregazioni laicali

Una parte dei 500 laici presenti

«Se l’oggi diventerà domani, nell’arco di vent’anni in mille città italiane la Chiesa cattolica non esisterà più, ma se la Chiesa diverrà scalza e apriremo le nostre parrocchie 24 ore al giorno, in tre o quattro anni rievangelizzeremo l’Italia». Con questo messaggio audace, chiaro, diretto, dal tono quasi profetico sabato pomeriggio Ernesto Olivero, fondatore del Sermig (l’Arsenale della Pace di Torino, sorto negli anni ’80 sulle ceneri di un vecchio arsenale militare, divenuto una cittadella dell’accoglienza in grado di garantire 13,5 milioni di notti al riparo, 21,5 milioni di pasti e 335 mila visite mediche a poveri e senzatetto), è intervenuto all’Oasi dello Spirito di Montesilvano colle scuotendo i cuori e le coscienze di 500 laici impegnati provenienti dalle diocesi d’Abruzzo e Molise, Pescara-Penne, Chieti-Vasto, Lanciano-Ortona, Teramo-Atri, L’Aquila, Avezzano, Sulmona-Valva, Campobasso-Bojano, Termoli-Larino, Isernia-Venafro e Trivento, per prendere parte al quarto Convegno regionale delle aggregazioni laicali promosso dalla Ceam, la Conferenza episcopale abruzzese e molisana.

I vescovi ed arcivescovi Seccia, Valentinetti e Spina

Un appuntamento incentrato sul tema “La Chiesa in uscita è una Chiesa con le porte aperte”, tratto dalla recente enciclica di Papa Francesco Evangelii Gaudium: «Ci stiamo affidando – esordisce monsignor Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana – sempre più a questo suo ministero di riprendere coraggio e forza e non dubitare mai, perché anche noi siamo chiamati ad annunciare quel Vangelo di salvezza, anche noi siamo mandati a testimoniare quell’amore che Gesù aveva donato ai suoi discepoli».

Al di là dell’introduzione, il Convegno regionale delle aggregazioni laicali è stato moderato anche dal vescovo di Teramo, monsignor Michele Seccia, e dal delegato Ceam per le aggregazioni laicali e vescovo di Sulmona, monsignor Angelo Spina: «Un documento – osserva il presule peligno – che per tutte le associazioni e movimenti laicali deve costituire un programma da cogliere e attuare in quanto, per Papa Francesco, la Chiesa è chiamata ad annunciare la gioia del Vangelo corrispondendo alla sua natura missionaria».

Il tavolo dei relatori

E per raggiungere un obiettivo così ambizioso, ripensando dall’interno l’azione pastorale delle parrocchie abruzzesi, i laici si sono confrontati con il modello proposto dal Sermig: «Io – propone Ernesto Oliverovorrei delle chiese aperte 24 ore su 24, nelle quali il parroco forma decine di cristiani per tenerle aperte, dove si respira la Parola di Dio. Parrocchie nelle quali se un ragazzo finisce in prigione, la comunità non lo abbandona e quando esce, gli trova anche un lavoro. Parrocchie nelle quali due sposi danno alla luce un figlio disabile, perché il parroco affiderà loro dieci amici per aiutarli sempre. In queste comunità, infine, nessuno dona l’otto per mille ma tutti offrono una parte del loro stipendio: non è un sogno, l’Arsenale della Pace funziona così».

Ma per realizzarla una Chiesa scalza, occorre la presenza e la collaborazione di tutto il popolo di Dio al quale Olivero ha fatto appello: «Stiamo preparando – rivela il fondatore del Sermig – una lettera alla coscienza che vorremmo dare al mondo intero e comincia così: “Amici, stiamo vivendo uno dei momenti più difficili della storia nel qual la gente bussa ogni giorno alla porta della nostra umanità, del nostro cuore e della nostra intelligenza”. Intorno a noi abitano un odio, un’indifferenza più forte di mille bombe atomiche, ma io sogno una Chiesa che rinasca nel Vangelo, in modo che quando un nostro ragazzo entrerà in politica non ruberà. Anche per questo, dobbiamo rifondare un catechismo che duri 99 anni e oltre».

Le immancabili bandiere del Sermig di Torino

A proposito di giovani, un ulteriore appello è stato poi rivolto a loro, specie a coloro che sfogano i dispiaceri della vita nelle dipendenze e a quanti dovrebbero intervenire in loro supporto: «Noi – sottolinea Olivero – dobbiamo dire ai ragazzi, con la nostra vita, che chi si spinella è amico della mafia e non ama se stesso. Quanti giovani dovranno ancora morire a causa della droga? E non ho ancora sentito nessun grande uomo che lavora contro la mafia, rivolgere un discorso appassionato ai ragazzi: “Per prima cosa non drogatevi, perché anche uno spinello alimenta la malavita».

È stato, dunque, un discorso a tutto tondo quello di un uomo normale che, affidatosi a Dio, è divenuto un grande laico al servizio della Chiesa, testimoniando la propria fede con autenticità e semplicità: «La Chiesa – conclude il fondatore dell’Arsenale della Pace di Torino – ha bisogno di noi che diventiamo semplicemente cristiani, ma non cristiani della domenica o dei grandi avvenimenti. E comunque, anche quando saremo in tanti dovremo sentirci soli davanti a Dio, rappresentando una moltitudine di fiammelle che danno lode a Dio».

About Davide De Amicis (2657 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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