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“Dobbiamo essere una Chiesa estroversa, missionaria”

Lo ha affermato l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, durante la catechesi quaresimale tenuta lo scorso sabato presso la chiesa pescarese di Sant’Andrea

L'arcivescovo Valentinetti presiederà la Santa messa

«Occorre una Chiesa in uscita, una dinamica della comunità parrocchiale, una dinamica delle associazioni, dei gruppi e dei movimenti. Una dinamica che porta a dire una Chiesa estroversa, non introversa. Non è più il tempo di conservare l’esistente, dobbiamo avere il coraggio di ridire il Vangelo a questa realtà in cui noi viviamo e che si chiama città di Pescara, si chiama arcidiocesi di Pescara-Penne, si chiama nazione  italiana per quello che è l’impegno dei vescovi, si chiama Europa, si chiama mondo intero».

I fedeli che hanno assistito alla catechesi

Lo ha affermato sabato sera monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, chiudendo il ciclo di catechesi quaresimali ospitate presso la parrocchia pescarese di Sant’Andrea che, nei due incontri precedenti, aveva già visto intervenire l’arcivescovo di Campobasso-Bojano Bregantini prima e l’arcivescovo di Chieti-Vasto Forte poi. Dunque, in occasione della quarta domenica di Quaresima, monsignor Valentinetti ha voluto lanciare un messaggio di forte rinnovamento alla sua comunità diocesana, lasciandosi ispirare dalla lucida concretezza dell’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium, la quale deve essere in grado di abbandonare la chiusura, la ricerca del potere e l’autoreferenzialità della Chiesa che era fuggendo da alcune facili, e per questo pericolose, tentazioni indicate dal Santo Padre: «Innanzi tutto – ammonisce il presule – attenzione all’accidia egoistica, perché quando abbiamo più bisogno di un dinamismo missionario che porti sale e luce nel mondo molti laici, molti sacerdoti e qualche vescovo temono che qualcuno li inviti a realizzare qualche compito apostolico, cercando di fuggire da qualsiasi impegno che possa togliere loro il tempo libero. Ma se noi apparteniamo a Cristo, se gli apparteniamo per il Battesimo che abbiamo ricevuto ed alla luce del Vangelo, non possiamo dire “Io non ho tempo”, perché il tempo non mi appartiene più. Il tempo della mia vita è, sostanzialmente, il tempo di Gesù Cristo: è il tempo che vivo in qualsiasi momento della giornata, per annunciare il Vangelo che salva».

Una seconda tentazione, è poi quella di cadere nel pessimismo sterile: «La gioia del Vangelo – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne – è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere: i mali del mondo, quelli della Chiesa, non dovrebbero essere scuse per ridurre il nostro impegno ed il nostro fervore. Possiamo fare tutte le analisi possibili e immaginabili di questo tempo che viviamo, ma non guardiamo al mondo né tantomeno alla Chiesa con un pessimismo sterile, quasi fossimo l’ultimo baluardo della salvezza dell’umanità».

È necessario dunque reagire a questa forma di pessimismo, dando vita a relazioni nuove generate da Gesù Cristo. Un aspetto importante quest’ultimo e non sempre riscontrato, a suo dire, nelle visite pastorali che l’arcivescovo ha compiuto e sta compiendo nelle parrocchie dell’arcidiocesi di Pescara-Penne: «Ci sono – rileva monsignor Tommaso Valentinetti – tantissime parrocchie belle, profonde, tantissime realtà in cui si vive il Vangelo, si incarna la parola di Dio. Eppure, molte volte, si riscontrano anche tante piccinerie e conflittualità fatte di piccoli spazi di potere che, all’interno delle comunità cristiane, danneggiano e rovinano assolutamente la vita spirituale delle persone e della comunità. Al contrario, invece, siamo chiamati da Cristo a vivere una vita come Lui l’ha vissuta: bella, buona e felice. Una vita che possa essere contagiosa nel bene».

Esiste poi una terza ed ultima tentazione, quella della mondanità spirituale: «Si nasconde – avverte il presule – dietro apparenze di religiosità e perfino di amore alla Chiesa. Consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale». È quindi un’esortazione, quella di Papa Francesco ripresa nella catechesi diocesana, a ripensarci come popolo di Dio che comprende di essere tale per tutti e dappertutto nell’annunciare il Vangelo: «Dobbiamo entrare in questa logica – esorta l’arcivescovo di Pescara-Penne -, in questo progetto anche con l’aiuto della Chiesa, della comunità diocesana e parrocchiale, ma siamo tutti discepoli missionari battezzati dal primo all’ultimo. In noi opera efficacemente lo spirito che ci spinge ad evangelizzare».

Nel testo dell’Evangelii Gaudium, figurano anche due richiami ad altrettanti temi sociali di scottate attualità come, ad esempio, quello della povertà: «Sapete molto bene – ricorda il presule – che noi occidentali siamo un 20% di tutta la popolazione mondiale che consumano l’80% delle risorse che la Terra produce, mentre l’80% restante della popolazione deve accontentarsi del 20% delle rimanenti risorse. Questo grido dei poveri sale fortemente fino a noi, sale fortemente al cuore della Chiesa. Dobbiamo acquisire una mentalità, da far acquisire anche ai nostri politici, con la quale si dica che i beni dell’umanità sono riservati a tutti i popoli della Terra».

Il secondo richiamo sociale di Papa Francesco, si indirizza inoltre verso l’altrettanto attuale tema della pace nel mondo: «Che la pace – auspica l’arcivescovo Valentinetti – possa essere ritrovata nel cuore di tanti uomini e tante donne che, purtroppo, vivono una terribile esperienza di distruzione, di morte, di mutilazioni e di orrende vessazioni». Tra l’altro, ricordando la sua recente esperienza in qualità di presidente nazionale del movimento ecclesiale Pax Christi, l’attuale presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana non ha mancato di indirizzare una stoccata al Governo sul discusso acquisto degli aerei militari F-35: «Sapete cosa sono? – interroga l’arcivescovo, rivolgendosi ai tanti fedeli presenti – Dei cacciabombardieri capaci di trasportare ordigni nucleari, ordinati già in 90 esemplari, che senza armamenti ci costeranno 45 milioni di euro ciascuno. Pensate cosa si potrebbe fare riducendo le spese militari, pensate cosa si potrebbe fare se la pace divenisse il cammino della nostra Chiesa e di tutte le Chiese».

Un’affermazione, quest’ultima, espressa per ricordare che queste sfide appartengono a tutto il popolo cristiano, anche alla comunità diocesana pescarese: «Occorre – conclude monsignor Valentinetti – che nasca un impulso missionario in ciascuno di noi traendo spunto dalla preghiera, dall’ascolto della parola di Dio, dall’incontro personale con l’amore di Gesù che ci salva, da una forte spiritualità dove riscoprire il piacere e la gioia di essere popolo di Dio».

About Davide De Amicis (2560 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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