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«Il recipiente delle grazie»

La festa della Divina Misericordia: origini, significato e promesse

Fino a qualche anno fa eravamo abituati a chiamare la domenica successiva alla Pasqua con l’espressione latina in albis (sott. vestibus depositis). L’espressione fa riferimento al fatto che nei secoli antichi la Chiesa amministrava il Battesimo durante la notte di Pasqua e prescriveva ai battezzati di indossare, da quel momento e per tutta la settimana successiva, una tunica bianca, che era deposta la domenica dopo. Da quattordici anni, per volontà di Giovanni Paolo II, nella domenica in albis la Chiesa cattolica celebra lafesta della Divina Misericordia. E non è un caso – a quanto credo – che papa Wojtyla sia canonizzato proprio oggi, assieme a papa Roncalli, dal pontefice che tempo fa ha prescritto ai fedeli la Misericordina, «aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l’amore, il perdono e la fraternità» (papa Francesco, Angelus del 17 novembre 2013; testo al link).

Nel Decreto di istituzione della Domenica della Divina Misericordia (5 maggio 2000), la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti afferma che questa festa desidera permettere ai «fedeli di molte regioni della terra» di esaltare la Misericordia del Signore «nel culto divino e soprattutto nella celebrazione del mistero pasquale, nel quale l’amore di Dio verso tutti gli uomini risplende in massima misura» (testo completo al link). La domenica in albis si presta meglio di qualunque altro giorno a questo scopo: essa conclude l’ottava di Pasqua, da sempre intesa come unico giorno paquale nel quale rifulge la Misericordia di Dio Salvatore, e ricorda nell’antica dicitura la Misericordia divina, che si riversa sui fedeli nel sacramento del Battesimo, lavacro di vita nuova. Giovanni Paolo II disponeva quindi che al titolo della seconda Domenica di Pasqua fosse aggiunta la dizione «o della Divina Misericordia», conservando, per quanto concerneva la celebrazione liturgica, i testi previsti dal Messale e dalla Liturgia delle Ore di Rito Romano.

Le origini di questa festa risalgono a un preciso progetto divino. Papa Giovanni Paolo II fu guidato nella sua scelta dalle rivelazioni che suor Faustina Kowalska, religiosa polacca appartenente alla Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, ricevette da Gesù in persona agli inizi del secolo scorso. Già nel 1980 il pontefice aveva incentrato la sua seconda enciclica sulla divina Misericordia (Dives in Misericordia) attingendo molti spunti proprio dall’insegnamento della mistica polacca, che egli stesso aveva proclamato santa il 30 aprile del 2000 (una settimana prima dell’istituzione della festa) al termine di un processo di canonizzazione durato oltre trent’anni. A questa suora Gesù aveva manifestato il suo desiderio di istituire una festa in onore della divina Misericordia da celebrare solennemente ogni prima domenica dopo Pasqua. Il primo annuncio, a quanto si apprende dal diario della santa, risale al 1931:

«Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia».

In altre successive apparizioni, Gesù avrebbe definito con precisione la causa e lo scopo della festa, il modo di prepararla e di celebrarla, e le grazie ad essa legate. Come dicevamo, la scelta della prima domenica dopo Pasqua riflette lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, legame ulteriormente sottolineato dalla novena che precede la festa e che inizia proprio nel giorno della Passione e Morte di Cristo. Gesù spiega in questi termini la relazione che esiste tra la Passione e la Misericordia divina:

«Le anime periscono, nonostante la mia dolorosa Passione … Se non adoreranno la mia Misericordia, periranno per sempre».

La festa della divina Misericordia diventa, dunque, una via di salvezza per le anime che non si lasciano commuovere e salvare neppure dalla dolorosa Passione di Cristo. Perciò, la novena in preparazione della festa consiste nella recita della coroncina alla Divina Misericordia, che si protrae dal Venerdì Santo alla Domenica in albis, e invita ogni giorno (proprio nell’ora della morte) a contemplare il mistero della dolorosa Passione di Cristo e a invocare in virtù di essa la Sua Misericordia e il perdono («Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero»; «Per la sua dolorosa Passione, abbi Misericordia di noi e del mondo intero»). La coroncina si conclude con un atto di fede espresso nei confronti della Misericordia divina rappresentata dal Sangue e dall’Acqua che scaturirono dal costato aperto del Crocifisso («O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te»). Questi sono appunto i simboli centrali nell’immagine della Divina Misericordia che Gesù ha voluto offrire per il culto ai fedeli:

«Esigo il culto della Mia Misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all’immagine che è stata dipinta».

Attraverso suor Faustina, Gesù chiede che nella prima domenica dopo Pasqua i sacerdoti parlino alle anime della «grande e insondabile misericordia Divina», risvegliando la fiducia nei Suoi confronti. Un ruolo centrale nel culto deve avere il quadro, che in questo giorno deve essere solennemente benedetto e pubblicamente venerato.

 

 

 

 

 

Il quadro realizzato da E. Kazimirowski

sotto la guida di suor Faustina

Il disegno tenta di riprodurre al meglio la visione avuta da suor Faustina nel 1931 nella cella del suo convento a Płock, quando ella vide «il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido». Gesù chiese a Faustina di far dipingere un’immagine secondo quel modello, aggiungendo sotto il quadro la scritta «Gesù, confido in Te». Gesù stesso avrebbe spiegato anni dopo che i due raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua scaturiti dal suo costato aperto: in particolare, «il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime». Nell’Acqua e nel Sangue scaturiti dal costato del Crocifisso, la Chiesa da secoli riconosce il simbolo dei Sacramenti, in modo particolare il battesimo (l’acqua) e l’eucaristia (il sangue). Anche da questi simboli, dunque, traspare lo stretto legame tra la Divina Misericordia e la Passione e Risurrezione di Cristo, da cui scaturiscono le più grandi grazie del credente.

Secondo le prescrizioni del divino Committente, lo sguardo di Gesù nel quadro doveva essere «tale e quale al suo sguardo dalla croce». Per questa ragione E. Kazimirowski – il primo pittore che lavorò sotto la direzione di suor Faustina e di don Sopocko, suo confessore e direttore spirituale – lo diresse dall’alto verso il basso, appunto come se guardasse dall’alto della croce; A. Hyla – che dipinse dopo la morte della santa sotto la guida di padre J. Andrasz, suo secondo direttore spirituale – lo dipinse, invece, frontale, sereno e luminoso: un simile volto, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto rappresentare al meglio la Misericordia di Dio.

 

 

 

La Divina Misericordia

secondo A. Hyla

 

Se lo sguardo è quello della Passione, la postura rimanda alla Risurrezione. In particolare, si ritiene che l’immagine di Gesù benedicente e in vesti bianche richiami l’apparizione avvenuta nel cenacolo «la sera del giorno dopo il sabato» (Gv 20,19 ss.). In quell’occasione Gesù alitò sui discepoli, inviandoli nel mondo per la remissione dei peccati («Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi»). Ancora una volta Passione e Risurrezione si intersecano nell’unico insondabile mistero della Misericordia Divina.

In basso, sotto l’immagine, Gesù volle che fosse apposta la scritta: «Gesù, confido in Te». La frase esprime la confidenza dell’anima devota nei confronti dell’Amore misericordioso che desidera riversarsi nei cuori delle persone come «sorgente di vita» per la remissione dei peccati. In questa festa Gesù promette che chi si accosterà ai Sacramenti della Penitenza e della Comunione, attingendo alle grazie concesse dal Sangue e dall’Acqua scaturiti dal suo Cuore, otterrà «la remissione totale delle colpe e dei castighi»:

«Desidero che la Festa della Misericordia sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della mia Misericordia. L’anima che si accosta alla Confessione ed alla Santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine».

Come è stato osservato, non è precisamente l’indulgenza plenaria quella che è promessa al fedele, ma è qualcosa di più grande, che quanto a effetti, si avvicina piuttosto al Sacramento del Battesimo. Gesù promette dunque una sorta di “lavacro nella Divina Misericordia” e una fonte inesauribile di grazie:

« Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il recipiente è quest’immagine con la scritta: Gesù confido in Te … Attraverso questa immagine concederò molte grazie: perciò ogni anima deve poter accedere ad essa».

Auspichiamo, quindi, che in ogni chiesa i cristiani possano avere accesso a questo «recipiente»: che l’immagine sia esposta e venerata; che i sacerdoti parlino ai fedeli riuniti della Misericordia divina; che i confessori consentano di farne esperienza concreta nel sacramento; che i cuori si aprano alla confidenza, e le anime siano inondate della grazia che il Signore desidera riversare senza misura sui propri figli e discepoli.

About Sabrina Antonella Robbe (68 Articles)
Laureata in Filologia e Letterature del Mondo Antico, è Dottore di Ricerca in Studi Filologico-Letterari Classici (Università di Chieti). I suoi interessi spaziano dal mondo classico a quello cristiano medievale, con particolare attenzione alla storia e letteratura del cristianesimo tardo-antico e all’agiografia.
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1 Comment on «Il recipiente delle grazie»

  1. Mauro Valente // 28 aprile 2014 a 15:36 //

    Preghiamo affinchè, per intercessione del Paraclito, possiamo ottenere il dono della fede umile che confida nella Misericordia Divina.

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