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Il mito di Pilato – Prima parte

Dall’Abruzzo alla Giudea: e il sogno di un militare sannita si trasforma in incubo

Il boia più odiato della storia, il governatore deicida, l’assassino del Cristo, colui che giudicò il Giusto Giudice dell’universo e mandò a morte il Figlio del Dio vivente, Ponzio Pilato, una delle figure più note e al tempo stesso sconosciute della storia antica: cosa si sa di lui? Chi era veramente? Da dove veniva? Che ruolo ebbe nel processo contro Gesù? E come proseguì la sua vita dopo l’iniqua sentenza? A questi interrogativi cercheremo risposte nelle prossime settimane. Oggi partiremo dalle origini …

 

Le origini italiche di Pilato

In base al sistema dei tria nomina – per cui i Romani si distinguevano attraverso un praenomen, o nome proprio (quello di Pilato è ignoto), un nomen, o nome della gens (cioè l’insieme degli individui che si riconoscevano discendenti da un capostipite comune), e un cognomen (in origine un soprannome personale) – Pilato doveva appartenere, per discendenza o per adozione, alla gens Pontia, di origine sannita. Illustri rappresentanti di questa gens si erano distinti nel corso delle guerre che le popolazioni sannite, tra IV e III sec. a.C., affrontarono per conquistare il dominio dell’Italia centro-meridionale contro Roma. Antiche leggende abruzzesi confermano le origini sannite di Pilato, di cui diverse città si contendono i natali, specialmente nella zona dell’Aquila (San Pio di Fontecchio in primis). La geografia del luogo reca memoria di un maestoso Castello di Pilato, proprio sul monte che sovrasta San Pio, chiamato appunto Monte Castellone. La tradizione vuole che, sulle macerie del palazzo, gli abitanti del paese avessero collocato tre croci in legno, in ricordo dei fatti del Calvario, dalle quali il monte avrebbe poi assunto il nuovo nome di Monte delle Tre Croci.

Il cognomen Pilato, invece, dovrebbe essere legato etimologicamente alla parola latina pilum o pila, cioè il giavellotto utilizzato dai legionari romani: significherebbe pertanto “armato di giavellotto”, con allusione forse alla carriera militare da lui intrapresa.

 

La prefettura in Giudea

Della carriera militare di Pilato sappiamo molto poco. Si ritiene che appartenesse all’ordine equestre e fosse particolarmente legato a Seiano, il potente prefetto dell’imperatore Tiberio. Nel 26 d.C. ricevette l’incarico di praefectus (procuratore) della Giudea, che assieme alla Samaria e all’Idumea era governata a quei tempi da un procuratore romano (a differenza della Galilea, che assieme alla parte settentrionale della Transgiordania era retta da re giudei, nello specifico, a quei tempi, da Erode Antipa). Il procuratore agiva alle dipendenze del governatore della provincia come esattore delle tasse e giudice; le sue funzioni riguardavano il governo, la riscossione delle imposte e la repressione di rivolte e manovre nazionalistiche anti-romane. La sua sede e residenza abituale era Cesarea Marittima (l’attuale Tel Aviv), località strategica per il controllo della regione: qui nel 1961 è stata rinvenuta casualmente una lapide con una dedica a Tiberio, in cui il nostro Ponzio Pilato è menzionato in qualità di “prefetto di Giudea”.

Pilato rimase in carica per dieci anni, durante i quali si trovò ad affrontare la difficile gestione dei rapporti tra Roma e i Giudei. Egli tentò senza successo di romanizzare la provincia. Le sue iniziative più odiose andarono a colpire direttamente il culto al Dio Altissimo. Per primo Pilato fece entrare nella città santa le insegne romane recanti l’immagine dell’imperatore, ai quali i soldati prestavano onori divini. I suoi predecessori avevano rispettato le usanze del popolo ebraico, utilizzando vessilli privi di ornamenti. Il gesto di Pilato scatenò la reazione dei Giudei, che in massa si presentarono a Cesarea per chiedere la rimozione delle immagini offensive per la loro fede; dopo cinque giorni di proteste inascoltate (d’altra parte si sa che noi abruzzesi abbiamo la testa dura!), Pilato inviò le sue truppe a minacciare i sediziosi, i quali si dichararono pronti a morire in massa piuttosto che cedere all’idolatria. Il procuratore cedette allora, pur di evitare la strage.

Questo episodio però dovette insegnargli un minimo di prudenza se qualche tempo dopo – forse per rendere onore all’imperatore senza urtare la suscettibilità dei Giudei – fece apporre nel pretorio di Gerusalemme degli scudi ricoperti d’oro che celebravano Tiberio come «Figlio del divino Augusto, nipote del divino Giulio Cesare». Ma, a quanto pare, il procuratore non era padrone neppure in casa sua, visto che i Giudei – offesi forse dal titolo divino tributato a Cesare e ad Augusto – ottennero la rimozione degli scudi con l’appoggio di Erode Antipa e ricorrendo direttamente all’imperatore.

Secondo le fonti giudaiche, Pilato non fu solo dispettoso e insolente, ma anche spietato e sanguinario. Giuseppe Flavio ricorda che, per costruire un aquedotto a Gerusalemme, confiscò il denaro che veniva raccolto nel Tempio. La folla in tumulto lo assediò nel tribunale; ma il procuratore, che già conosceva le loro intenzioni, aveva sparpagliato fra i ribelli i suoi soldati vestiti in abiti civili, che armati di bastoni, al suo segnale, iniziarono a picchiare i dimostranti, uccidendone molti (Guerra Giudaica II,176-177). Il Vangelo di Luca ricorda ancora un massacro di Galilei: a quanto pare, in quella circostanza, Pilato represse nel sangue una riunione sacrificale («in quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici», Lc 13,1).

Ecco l’immagine di Pilato che si è fissata nella memoria: uomo crudele e sanguinario, irrispettoso e ostile verso la religiosità ebraica. Ma quale posizione assunse nei confronti di Cristo e dei suoi seguaci? Questo sarà il nostro prossimo argomento.

About Sabrina Antonella Robbe (68 Articles)
Laureata in Filologia e Letterature del Mondo Antico, è Dottore di Ricerca in Studi Filologico-Letterari Classici (Università di Chieti). I suoi interessi spaziano dal mondo classico a quello cristiano medievale, con particolare attenzione alla storia e letteratura del cristianesimo tardo-antico e all’agiografia.
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2 Comments on Il mito di Pilato – Prima parte

  1. Mauro Valente // 26 maggio 2014 a 16:24 //

    Forse bisognerebbe chiedersi se la crudeltà di Pilato sia stato un tratto caratteriale, oppure se l’intransigenza del suo comportamento non si debba spiegare anche con il nascente antisemitismo del tempo, attestato da vari autori greci e latino.

    • Certamente entrambe le cose. Le fonti giudaiche lo definiscono spietato, ma certamente v’era dell’altro. E non sottovaluterei l’aspetto culturale e religioso: probabilmente il mondo giudaico è stato una delle realtà più difficili da controllare e assorbire per l’Impero Romano, e di queste difficoltà Pilato pagò personalmente le spese…

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