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Romondo: l’integrazione può diventare realtà

Dopo tre anni di presenza nelle scuola ed in ambito lavorativo, venerdì, si sono tratte le conclusioni del progetto che mira ad integrare i rom agli altri cittadini pescaresi

Non si può, non si deve parlare di rom a Pescara solo quando è la cronaca nera a farlo, come accaduto per l’omicidio Rigante o nel caso del tragico incidente in cui la settimana scorsa ha perso la vita il piccolo Francesco Spinelli, travolto da un treno nel quartiere San Donato.

Erminio Di Filippo, coordinatore progetto Romondo

Bisogna, infatti, parlarne a prescindere favorendo la reale integrazione con gli altri cittadini di Pescara, i “gaggi” come noi altri siamo chiamati dai rom, vincendo luoghi comuni e diffidenze che per decenni hanno relegato i rom in una città satellite: è stato questo l’obiettivo del progetto Romondo, avviato tre anni fa dalla Fondazione Caritas di Pescara attraverso i fondi di Caritas Italiana derivanti dall’otto per mille, del quale venerdì mattina sono state tratte le conclusioni nell’ambito di una tavola rotonda, svoltasi presso la sala consiliare del Comune di Pescara.

Un progetto, questo, che gli operatori Caritas pescaresi hanno avviato nel dicembre 2010 partendo da zero, ovvero dal censimento che ha permesso di stabilire che sono 2 mila i rom che vivono stabilmente nell’area metropolitana Pescara-Montesilvano mentre, a differenza di quanto accade in altre città italiane, sono pochi i nuclei nomadi: «Fra loro – spiega Erminio Di Filippo, coordinatore del progetto – abbiamo visto che poco meno della metà erano minori in età scolare, per questo la nostra attenzione è stata rivolta immediatamente al mondo della scuola, avendo riscontrato una percentuale elevatissima di abbandono scolastico dei bambini rom, collaborando ad esempio con la Scuola media Ignazio Silone di Montesilvano. Al tempo stesso, ci siamo impegnanti anche a ricreare una dimensione lavorativa nella quale inserire i tanti rom disoccupati».

Insomma, il primo anno di progetto è trascorso così, portando alla creazione dei primi laboratori didattici e doposcuola attivati presso le parrocchie pescaresi di San Luigi e Madonna del Fuoco, quest’ultima ubicata nella difficile realtà del quartiere Rancitelli, e presso la parrocchia di San Raffaele Arcangelo di Montesilvano: «Un doposcuola – precisa Di Filippo – che non serviva solo ad aiutare i ragazzi a fare i compiti, dato che molti genitori non erano in grado di supportarli avendo solo la licenza elementare quando non erano anche analfabeti, ma che aveva anche l’obiettivo di far incontrare i ragazzi rom con gli altri realizzando l’obiettivo principale del progetto, quello dell’integrazione».

don Marco Di Persio, parroco chiesa Madonna del Fuoco-Pescara

Un’iniziativa, quella dei laboratori didattici e dei doposcuola parrocchiali, che ha portato risultati più che positivi specie laddove la realtà è più complessa: «Sono solo da pochi mesi il parroco della chiesa della Madonna del Fuoco – racconta don Marco Di Persioed al mio arrivo avevo difficoltà nel relazionarmi con i ragazzi, ed in particolare con i ragazzi delle famiglie rom. Ma il progetto Romondo è stato un collante, un aiuto validissimo che ha unito i ragazzi aggregandoli e fornendo loro una nuova speranza».

don Marco Pagniello, direttore Caritas diocesana Pescara

Nel secondo anno di progetto, successivamente, si è quindi proseguito sull’aspetto scolastico cominciando però a concentrarsi anche sul versante lavorativo: «Abbiamo provato – prosegue il coordinatore del progetto Romondo – degli inserimenti lavorativi di rom presso hotel o saloni di parrucchieri, ma gli esiti non sono stati positivi. Al contrario ha funzionato il loro inserimento nell’ambito del lavoro agricolo, in quanto questo settore è parso più vicino alla loro cultura e, inoltre, a scandire il tempo del lavoro non era il datore di lavoro, ma l’agricoltura stessa. Tutto questo li faceva sentire meno controllati e più vicini allo loro esperienza». Così i rom hanno lavorato dapprima presso l’azienda agricola Ciattoni di Casacanditella, nel chietino, per poi importare l’esperienza a Pescara presso i terreni della Cooperativa sociale Vita Nova.

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo Pescara-Penne

 

Insomma, il progetto ha permesso senz’altro di far avvicinare la cultura rom a quella degli altri cittadini pescaresi a tal punto da venire rinnovato per un’altra annualità: «L’appello che faccio – ribadisce don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana – è che sulla questione dell’integrazione dei rom si intervenisse in tanti, ad esempio, proseguendo il tavolo della Prefettura che, a riguardo, mette insieme scuola, terzo settore, forze dell’ordine, mondo delle istituzioni, per trovare piste da lavoro da percorrere con costanza. Tutto questo, così da riportare quella che a Pescara fu soprannominata la città satellite dentro le mura della città, sperando di incontrare sempre più realtà che condividano questo sogno che si chiama integrazione».

Un sogno possibile, auspicato anche dall’arcivescovo di Pescara-Penne, grazie all’azione del progetto Romondo: «Io – conclude monsignor Tommaso Valentinettinon posso che rallegrarmi di tutto questo, perché la formazione, l’educazione, lo studio, il diventare bravi su questo cammino di cultura e di sapere è l’anticamera per vivere tranquilli, sereni, bene inseriti dentro i luoghi di convivenza anche attraverso l’incontro tra le famiglie di coloro che vivono l’esperienza della cultura rom e coloro che vivono l’esperienza dentro la realtà sociale pescarese».

About Davide De Amicis (2487 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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