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Lavoro minorile: in Italia coinvolti 260 mila minori

Emerge dai dati preliminari del rapporto “Lavori Ingiusti”, l’indagine sul lavoro minorile realizzata da Save the Children in collaborazione con il Ministero della Giustizia presentata ieri

«Sono almeno 260 mila i minori tra 7 e 15 anni coinvolti in lavoro minorile nel nostro Paese, 1 su 20. Non solo: una larga parte dei minori, che al momento sta scontando una condanna penale, ha alle spalle mesi o anni di lavoro svolto sotto i 16 anni». Sono questi alcuni dei dati preliminari di “Lavori Ingiusti”, l’indagine sul lavoro minorile e il circuito della giustizia penale, realizzata da Save the Children, in collaborazione e con il finanziamento del ministero della Giustizia – Dipartimento per la Giustizia minorile, diffusa ieri in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile a Roma, alla presenza di Andrea Orlando, ministro della Giustizia.

Claudio Tesauro, presidente Save the Children Italia

L’indagine di Save the Children ha per la prima volta interpellato sul lavoro minorile la totalità dei ragazzi e ragazze che si trovano negli Istituti penitenziari minorili (Ipm), nelle Comunità di accoglienza penale (Cpa) e nelle Comunità ministeriali oltre a un significativo numero di ragazzi in carico all’Ufficio di servizio sociale minorile (Ussm): «Molto frequente e forte – spiega Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia – è poi la relazione tra la dispersione scolastica e il lavoro precoce o ancora le connessioni tra la dispersione scolastica e la scelta di commettere atti illeciti».

In base ai dati, infatti, si attesta al 66% la quota dei minori del circuito della giustizia minorile che ha svolto attività lavorative prima dei 16 anni. Nel 73% dei casi sono giovani italiani, mentre il 27% è costituito per lo più da ragazzi di origine straniera (in genere della Romania, Albania, Africa del nord). Più del 60% degli intervistati ha svolto attività di lavoro tra i 14 e i 15 anni. Tuttavia, oltre il 40% ha avuto esperienze lavorative al di sotto dei 13 anni e circa l’11% ha svolto delle attività persino prima degli 11 anni.

Nel 66% dei casi i minori hanno lavorato da giovanissimi per far fronte alle proprie spese personali, tuttavia più del 40% ha affermato di avere lavorato anche per aiutare la propria famiglia. Ben il 60% dichiara di aver lavorato per altre persone, mentre solo il 21% ha lavorato per i propri genitori e il 18% per dei familiari. Prestare il proprio lavoro fuori della cerchia familiare, differenzia questi ragazzi rispetto al più ampio universo dei minori lavoratori e rappresenta un rilevante fattore di rischio sfruttamento.

Raffaella Milano, Save the Children Italia

La ristorazione (21%), la vendita (17%), il lavoro in cantiere (11%), il lavoro in campagna (10%) sono le principali attività lavorative svolte dai ragazzi intervistati. Il 71% dei ragazzi dichiara di aver lavorato quasi tutti i giorni e il 43% per più di 7 ore di seguito al giorno; il 52% ha lavorato di sera o di notte: «Si tratta – sottolinea Raffaella Milano, direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia – di un dato molto grave e allarmante che mette in luce il circolo vizioso che parte dall’abbandono scolastico, passa per lo sfruttamento lavorativo fino a ad arrivare al coinvolgimento nelle reti della criminalità».

Dal punto di vista della prevenzione, appare quindi fondamentale il ruolo della scuola che in molti casi non ha rappresentato un fattore di protezione. Tra le raccomandazioni ribadite da Save the Children, nel corso della conferenza stampa, è emersa la necessità di adottare tempestivamente un Piano nazionale sul lavoro minorile, che preveda da un lato la creazione di un sistema di monitoraggio regolare del fenomeno e dall’altro le azioni da svolgere per intervenire efficacemente sulla prevenzione e sul contrasto del lavoro illegale, ed in particolare delle peggiori forme di lavoro minorile: «È opportuno – conclude Furio Rosati, dell’Organizzazione internazionale del lavoro – sottolineare i rischi in termini di lavoro minorile a cui i bambini e ragazzi sono esposti, anche nei Paesi ad alto reddito. Protezione sociale e monitoraggio sono strumenti essenziali per combattere questo fenomeno anche nei Paesi sviluppati, soprattutto in un momento di crisi come questo in cui la perdita di reddito delle famiglie aumenta il rischio abbandono scolastico e l’esposizione al lavoro minorile».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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