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“La scuola non è più un ascensore sociale”

Lo rileva un’indagine del Censis, secondo cui la scuola non riesce più a garantire occupazione elevando socialmente l’individuo. Solo il 43,7% del campione dalla scuola accede all’università

«Una volta si studiava per migliorare la propria posizione, ma oggi il sistema educativo sta perdendo la tradizionale capacità di garantire opportunità occupazionali e di funzionare come strumento di ascensione sociale». Lo ha affermato il Censis, che giovedì ha tenuto nella sua sede a Roma il terzo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di giugno “Un mese di sociale”: «Al primo ingresso nel mondo del lavoro – spiega l’istituto di ricerca -, solo il 16,4% dei nati tra il 1980 e il 1984 è salito nella scala sociale rispetto alla condizione di provenienza, il 29,5% ha invece sperimentato una mobilità discendente».

Giuseppe De Rita, presidente Censis

Mentre l’abbandono scolastico tra i figli dei laureati è un fenomeno marginale (2,9%), sale al 7,8% tra i figli dei diplomati, ma interessa quasi uno studente su tre (il 27,7%) se i genitori hanno frequentato solo la scuola dell’obbligo. L’uscita precoce dai circuiti scolastici riguarda il 31,2% degli studenti i cui genitori svolgono professioni non qualificate. Complessivamente, si può stimare che la scuola statale ha perso nel giro di 15 anni circa 2,8 milioni di giovani: «Tra il 2008 e il 2013 – aggiunge il Censis – la domanda di lavoro in Italia ha continuato a concentrarsi soprattutto sui livelli di studio bassi, gli unici a registrare un andamento positivo (+16,8%), a scapito sia dei titoli medi (-3,9%), sia di quelli più elevati (-9,9%)».

Così, in questo clima di sfiducia l’università perde iscritti e aumentano i giovani che scelgono di frequentarla all’estero: «Tra i giovani in età compresa fra i 30 ed i 34 anni – sottolinea il Censis – gli italiani laureati sono il 20,3% contro una media europea del 34,6%. E l’andamento delle immatricolazioni mostra un significativo calo negli ultimi anni. Rispetto all’anno precedente, nell’anno accademico 2011/2012 si sono registrate circa 9.400 immatricolazioni in meno (-3,3%)».

Il tasso di passaggio dalla scuola all’università tra i diciottenni ed i diciannovenni è sceso dal 50,8% del 2009/2010 al 47,3% del 2011/2012: «Anche tra chi si iscrive all’università – rileva l’istituto – emergono presto segni di stanchezza e disaffezione».

Nel 2011/2012 ha abbandonato gli studi tra il primo e il secondo anno il 15,4% degli iscritti alle lauree triennali e il 10% degli iscritti alle lauree a ciclo unico. Solo uno studente su quattro arriva a conseguire il titolo alla fine dei tre anni canonici ed il 43,6% si laurea in un corso diverso da quello di immatricolazione. La quota di immatricolati che arrivano a conseguire il titolo triennale è ancora molto bassa, intorno al 55%, mentre nei Paesi dell’Ocse si arriva in media al 70%.

About Davide De Amicis (2946 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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1 Comment on “La scuola non è più un ascensore sociale”

  1. Giovanni Antonio Nigro // 30 Giugno 2014 a 12:18 //

    L’ascensore sociale scuola non si è rotto per caso… è stato sabotato da 15 anni di politiche di tagli dissennati al numero dei docenti e ai fondi di finanziamento ordinari per la didattica e l’edilizia scolastica, senza peraltro captare – se non in minima parte – i fondi europei. Avevamo uno dei migliori sistemi scolastici e universitari al mondo: forse questo dava fastidio a qualcuno… Adesso abbiamo da un lato un tasso impressionante di abbandono e dispersione scolastica, dall’altro il fenomeno (enormemente accresciutosi negli ultimi anni) della “fuga dei cervelli” verso mete più appetibili.

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