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Relazione e missione: svolta pastorale in diocesi

Con il convegno diocesano, in apertura dell'anno pastorale, ieri l'arcivescovo Valentinetti ha annunciato il nuovo piano pastorale diocesano incentrato sull'Evangelii Gaudium

Con il convegno diocesano, in apertura dell’anno pastorale, ieri l’arcivescovo Valentinetti ha annunciato il nuovo piano pastorale diocesano incentrato sull’Evangelii Gaudium

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Una svolta radicale abbracciando completamente il magistero di Papa Francesco, assumendo a pieno titolo il ruolo di una Chiesa locale missionaria ed in uscita così come indicato dall’esortazione apostolica Evangelii Guadium, che diverrà la bussola del cammino pastorale dei prossimi anni. È questo il nuovo corso inaugurato ieri dall’arcidiocesi di Pescara – Penne che, presso l’Oasi dello Spirito di Montesilvano colle, ha convocato laici e presbiteri provenienti da tutte le parrocchie diocesane per prendere parte al convegno dal tema “Relazione e missione. I luoghi dell’incontro, dell’accoglienza, della tenerezza, che si concluderà domani con la presentazione delle prospettive per il cammino diocesano ed il conferimento del mandato missionario a tutti gli operatori pastorali: «Arriviamo a questo appuntamento – esordisce monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne – dopo un cammino preparatorio lungo nove mesi. Un periodo di ricerca, riflessione e motivazione, tra gli uffici pastorali ed il direttivo della Consulta per l’apostolato dei laici, durante il quale abbiamo tenuto presente i temi che ci hanno accompagnato negli anni scorsi, ponendoci all’interno di una dimensione missionaria su cui basare la nostra capacità di proclamazione della verità evangelica, comprendendo come ci si relaziona con gli altri».

La relazione che, quindi, verrà sviluppata in parallelo con la missione indirizzandosi, in particolare, su tre ambiti i quali nella giornata di oggi saranno approfonditi all’interno di specifici gruppi di lavoro: «Il primo ambito – precisa monsignor Valentinetti – è quello della famiglia, luogo nel quale vogliamo vivere relazioni sane intra-familiari ed extra-familiari svolgendo una missione che porta la famiglia stessa a divenirne protagonista, seguito dall’educazione, seguendo il cammino della scuola, degli oratori, del cammino catechistico parrocchiale e di tutti i movimenti dove è presente un cammino educativo nel decennio che la Cei ha proprio dedicato all’educazione. Infine, il terzo ed ultimo ambito è quello delle fragilità con cui facciamo i conti quotidianamente: da quelle appariscenti vissute dai poveri, dagli ammalati, dagli ultimi, dai migranti e dagli esclusi, a quelle che non si vedono essendo interiori alla vita delle persone e delle famiglie».

don Carlo Rocchetta

don Carlo Rocchetta

Tutto questo verrà discusso ed analizzato in questi due restanti giorni di lavori, che proseguiranno in un’atmosfera di preghiera all’insegna di una Chiesa orante oltre che ascoltante. A guidare la riflessione, in questo appuntamento inaugurale del nuovo anno pastorale, è stato chiamato don Carlo Rocchetta, sacerdote umbro esperto in materia di pastorale familiare, che nella giornata di ieri ha innanzi tutto contestualizzato le due dimensioni della relazione e della missione, all’insegna del verbo della tenerezza: «Oggi – osserva don Rocchetta – si fa ricorso più alla connessione rispetto alla relazione. Ci si connette i tutte le varie modalità informatiche: un modo di comunicare diverso dalla relazione, che presuppone di doversi guardare negli occhi, che invece assume toni fragili ed insignificanti. Il punto è quello di educarsi ad una competenza relazionale in famiglia, tra sposi, genitori e figli, così come nella scuola tra educatori. Se non siamo capaci di relazione, non siamo neanche capaci di vivere la nostra vita di persone che si relazionano con se stesse, con gli altri e con Dio».

Il contrario della relazione è quindi l’isolamento, la solitudine che ad oggi è assai presente nonostante le varie connessioni: «Ad esempio – sottolinea il presbitero – stiamo assistendo ad un aumento impressionante di casi di depressione giovanile e l’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che i suicidi, dovuti a depressione giovanile, sono la terza causa di morte dopo l’Aids e gli incidenti stradali. Tutto questo perché manca la capacità di relazionarsi, sentirsi accolti ed amati. Ma anche nelle coppie che seguo, spesso riscontro l’assenza di una relazione positiva tra i due partner, come la gelosia morbosa, che è causa di gran parte dei fallimenti matrimoniali». Comunque, una via d’uscita da questo disagio sociale la si trova scorrendo proprio l’Evangelii Guadium: «Bisogna – rilancia don Carlo Rocchetta – uscire fuori dalla tristezza individualistica di cui parla Papa Francesco nella sua esortazione apostolica, ritrovando quella competenza relazionale che è fondamentale per una visione cristiana della vita, per una cultura della relazione dove la tenerezza e la convivialità trionfino sull’isolamento e l’egoismo».

Gli operatori pastorali ed i sacerdoti che hanno gremito l’Oasi dello Spirito

Dopo aver approfondito l’aspetto inerente la relazione, l’esperto si è poi soffermato sulla teologia della missione, partendo dalla citazione di Papa Paolo VI il quale affermava che quando la Chiesa prende coscienza di sé, diviene missionaria: «Secondo il documento conciliare “Ad gentes” – prosegue don Carlo – la Chiesa che vive nel tempo è per sua natura missionaria, essendo la missionarietà di natura trinitaria. Infatti, tutto ha origine dal cuore amante di Dio Padre che ha inviato Gesù sulla Terra, proseguendo la sua missione di fare la Chiesa su ispirazione dello Spirito Santo. Ed è il Signore che, poi, ascendendo al cielo chiama la Chiesa a rappresentarlo in tutto il mondo. Dunque la Chiesa non rappresenta se stessa, ma il Salvatore e la sua missione è quella di portare la salvezza di Cristo».

La Chiesa, quindi, non deve far altro che annunciare il Vangeli di Gesù: «Questa missione – puntualizza Rocchetta – ci riguarda tutti, a partire dal Papa, i vescovi, i presbiteri ed i laici, anche se talvolta abbiamo paura ad essere missionari, ma noi possiamo contare sul fatto che è la Trinità che ci invia: siamo ambasciatori di Cristo». Per questa ragione, la Chiesa è integralmente missionaria: «Ora, però, – avverte il sacerdote – bisogna prendere coscienza che Papa Francesco sta dando una svolta epocale alla Chiesa, la quale deve rendersi conto che è missionaria passando da introversa ad estroversa e cercando di uscire fuori da una situazione di stasi, raggiungendo le periferie esistenziali. Non a caso, il Papa dice che la Chiesa deve avere la capacità di curare le ferite e riscaldare il cuore dei fedeli, paragonandola ad un ospedale da campo dopo la battaglia». Ma la cosa più importante è che i ministri della Chiesa siano ministri di misericordia, e non chierici “funzionari di stato”, che applichino il paradigma della tenerezza: «La Chiesa – conclude don Carlo Rocchetta – deve essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati ed incoraggiati a vivere la vita buona del Vangelo».

About Davide De Amicis (2701 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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