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“La vecchiaia è un tempo di grazia per custodire e trasmettere la fede”

"Se non si ritrova un equilibrio nuovo, fecondo tra le generazioni, quello che ne deriva è un grave impoverimento per il popolo e la libertà"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, ricevendo in piazza San Pietro decine di migliaia di nonni giunti da ogni parte del mondo e dai quali ha ascoltato la loro testimonianza

Papa Francesco e Benedetto XVI

«È molto bello che siate venuti qui oggi: è un dono per la Chiesa». Così, ieri mattina, Papa Francesco ha accolto le decine di migliaia di nonni accorsi da tutti i continenti per offrire la loro testimonianza di vita e di fede. Fra loro emergevano storie e percorsi esistenziali diversi gli uni dagli altri: alcuni si sono presentati sorreggendosi con i bastoni o in carrozzella, mentre un’arzilla vecchietta con un cartello rivelava fiera i suoi 106 anni. E poi la storia più emozionante, quella di una coppia di profughi iracheni sposati da 51 anni, fuggiti da una violenta persecuzione.

E fra loro, in particolare, spiccava un anziano ben diverso dagli altri come il Papa emerito Benedetto XVI, invitato anch’egli all’incontro: «Io ho detto tante volte – ricorda il Papa, ringraziando il suo predecessore per la presenza – che mi piaceva tanto che lui abitasse qui in Vaticano, perché era come avere il nonno saggio a casa. Grazie!». Il Santo Padre ha quindi rivolto a tutti i presenti, un ringraziamento speciale: «È molto bello – sottolinea il Pontefice – che siate venuti qui oggi (ieri, ndr): è un dono per la Chiesa. E noi vi offriamo la nostra vicinanza, la nostra preghiera e l’aiuto concreto. La violenza sugli anziani è disumana, come quella sui bambini. Ma Dio non vi abbandona, è con voi! Con il suo aiuto voi siete e continuerete ad essere memoria per il vostro popolo; e anche per noi, per la grande famiglia della Chiesa. Grazie!».

Piazza San Pietro gremita

Piazza San Pietro gremita

Costoro, dunque, testimoniano che anche nelle prove più difficili gli anziani che hanno fede sono come alberi che continuano a portare frutto: «La vecchiaia – osserva il Santo Padre – è un tempo di grazia, nel quale il Signore ci chiama a custodire e trasmettere la fede, ci chiama a pregare, specialmente a intercedere. Ci chiama ad essere vicino a chi ha bisogno, ma gli anziani, i nonni hanno una capacità per capire le situazioni più difficili: una grande capacità! E quanto pregano per queste situazioni, la loro preghiera è forte, è potente!».

I nonni hanno dunque il compito grande di trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo condividendo con semplicità una saggezza e la stessa fede, l’eredità più preziosa: «Beate quelle famiglie – riconosce Papa Bergoglio – che hanno i nonni vicini! Il nonno è padre due volte e la nonna è madre due volte. E in quei Paesi dove la persecuzione religiosa è stata crudelepenso, per esempio, all’Albania, dove mi sono recato domenica scorsa – in quei Paesi sono stati i nonni a portare i bambini a battezzare di nascosto, a dare loro la fede. Bravi! Sono stati bravi nella persecuzione e hanno salvato la fede in quei Paesi!».

Ma l’anziano, al giorno d’oggi, non ha sempre una famiglia che può accoglierlo: «E allora – riflette Papa Francesco – ben vengano le case per gli anziani… purché siano veramente case, e non prigioni! E siano per gli anziani: siano per gli anziani e non per gli interessi di qualcuno altro! Non ci devono essere istituti dove gli anziani vivono dimenticati, come nascosti, trascurati. Le case per anziani, dovrebbero essere dei polmoni di umanità, dei santuari di umanità dove chi è vecchio e debole viene curato e custodito come un fratello o una sorella maggiore. Fa tanto bene andare a trovare un anziano! Guardate i nostri ragazzi: a volte li vediamo svogliati e tristi; vanno a trovare un anziano, e diventano gioiosi!».

Papa Francesco ha quindi denunciato la realtà dell’abbandono degli anziani, spesso scartati con atteggiamenti che sono una vera e propria eutanasia nascosta, perché a comandare c’è il denaro: «Siamo tutti chiamati – avverte il Papa – a contrastare questa velenosa cultura dello scarto! Noi cristiani, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, siamo chiamati a costruire con pazienza una società diversa, più accogliente, più umana, più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente, anzi, una società che misura il proprio passo proprio su queste persone. Un popolo che non custodisce i nonni e non li tratta bene, è un popolo che non ha futuro! È una delle cose più belle della vita di famiglia, della nostra vita umana di famiglia, è carezzare un bambino e lasciarsi carezzare da un nonno e da una nonna!».

Al termine del suo discorso, Papa Francesco ha quindi presieduto la Santa Messa e, commentando nell’omelia il Vangelo dell’incontro tra Maria e l’anziana cugina Elisabetta, ha sottolineato che non c’è futuro senza questo incontro tra le generazioni, senza che i figli ricevano con riconoscenza il testimone della vita dalle mani dei genitori: «Ci sono talvolta – riflette il Pontefice – generazioni di giovani che, per complesse ragioni storiche e culturali, vivono in modo più forte il bisogno di rendersi autonomi dai genitori, quasi di liberarsi del retaggio della generazione precedente. È come un momento di adolescenza ribelle. Ma, se poi non viene recuperato l’incontro, se non si ritrova un equilibrio nuovo, fecondo tra le generazioni, quello che ne deriva è un grave impoverimento per il popolo e la libertà che predomina nella società è una libertà falsa, che quasi sempre si trasforma in autoritarismo».

About Davide De Amicis (2704 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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