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“La scuola è luogo strategico per la formazione delle giovani generazioni”

"L’esperienza scolastica riveste una fondamentale valenza civile per la formazione di cittadini costruttori di pace, in un tempo che vede riemergere la pretesa di legittimare la violenza nei confronti di chi vive esperienze religiose o culturali diverse dalla propria"

Lo ha affermato ieri monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenendo alla Settimana diocesana della scuola di Vicenza

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcpale italiana

«La scuola è luogo strategico per la formazione delle giovani generazioni; in essa prendono forma elementi fondamentali della vita delle persone, che contribuiscono a plasmare la stessa vita sociale». Lo ha detto, ieri sera, monsignor Nunzio Galatino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenendo alla Settimana diocesana della scuola di Vicenza: «La scuola esiste – spiega monsignor Galantino, in primo luogo, per essere spazio di crescita nella conoscenza, sviluppando progressivamente un’apertura al reale nella varietà delle sue dimensioni. È la scuola, infatti, il primo ambito in cui impariamo a conoscere tante realtà che vanno aldilà della nostra esperienza quotidiana, avviando un percorso che ci condurrà via via ad incontrare forme di pensiero sempre più articolate. È nella scuola che impariamo a cogliere la ricchezza culturale sviluppata dall’umanità, le tante testimonianze della nostra singolare creatività. È nella scuola che impariamo ad esprimerci, diventando noi stessi – in misura diversa – creativi produttori di cultura».

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Un’aula scolastica durante le lezioni

Inoltre, in un contesto in cui la globalizzazione tende ad inghiottire tutte le differenze, suscitando per reazione la violenza cieca dei fondamentalismi, trova la sua collocazione l’insegnamento della religione cattolica, col suo contributo prezioso ed assolutamente specifico: «Un primo e decisivo passo – sottolinea il segretario generale della Cei – che deve compiere questo insegnamento perché la sua presenza nell’areopago culturale contemporaneo possa essere effettivamente prezioso e specifico, mi sembra quello di un chiaro contributo che vada nella direzione di un sano recupero della identità a tutti i livelli: da quello personale a quello culturale».

Secondo Galantino, dunque, se la scuola vuole conservare il suo ruolo formativo e se vuole contribuire a superare la condizione perversa, in cui annegano le differenze e la personalità si frammenta nel gioco incessante delle esperienze: «Bisogna – continua il presule – che riscopra la sua funzione educativa e bisogna che la proposta educativa, da chiunque venga, abbia una sua identità precisa. Dal punto di vista pedagogico, è indispensabile che allo studente venga offerta una proposta da assumere come punto di riferimento e che, contestualmente, gli vengano offerti gli strumenti critici per testarne la validità».

L’alto prelato ha poi parlato della cosiddetta neutralità: «L’ermeneutica contemporanea – sottolinea il vescovo di Cassano allo Ionio – ci ha fatto capire che la neutralità non esiste. Chi guarda i problemi li affronta inevitabilmente da un punto di vista. Per cui, capite quanti limiti presenta l’atteggiamento di alcuni docenti cattolici che, troppe volte, sono invisibili, si mimetizzano fino al punto da essere irriconoscibili, non solo religiosamente, ma anche culturalmente. Il superamento di questi atteggiamenti paradossali dal punto di vista culturale e professionale suppongono che i soggetti del processo educativo curino la loro formazione intellettuale e che, chi insegna religione cattolica, questa formazione intellettuale la faccia nell’orizzonte di una fede vissuta da una mente che pensa – puntualizza monsignor Galantino – perché tutto ciò diventi storia quotidiana, che contribuisce alla crescita dell’umano, è necessario che la ricchezza di contenuti che caratterizza ogni insegnamento – si tratti dell’insegnamento della religione cattolica o di altre aree disciplinari – venga presentata con competenza, in tutta la sua specificità, per essere accolta come espressione di uno sguardo significativo sull’uomo e sul mondo».

Il docente, poi, deve essere lui stesso davvero esperto ed, anzi, innamorato di ciò che insegna: «Solo così – ricorda il presule – potrà suscitare (avvalendosi delle opportune mediazioni didattiche) interesse e passione per la conoscenza. Agli studenti, d’altra parte, si chiede di coltivare la curiositas, quella virtù che porta a cercare di comprendere sempre meglio, ad esplorare la ricchezza del reale, a porre domande sempre nuove a chi insegna». La scuola è quindi, costitutivamente, anche luogo di relazione, spazio nel quale persone diverse, portatrici di esperienze diverse e talvolta culture diverse, intessono relazioni che sono esse stesse di grande spessore educativo: «Ogni scuola – aggiunge il segretario generale della Cei – opera in modo davvero efficace quando vive come comunità, formata da una molteplicità di figure capaci di collaborare, per contribuire alla missione educativa operando in modo sinergico. Di più, la scuola si inserisce in un contesto di più ampio respiro ed è chiamata a un’interazione costruttiva con esso, a partire dalla realtà delle famiglie, che ad essa affidano i propri figli e le proprie figlie, ma che conservano tutta la responsabilità educativa nei loro confronti».

È così, dunque, che la dimensione dell’accoglienza costituisce una dimensione essenziale per l’esperienza scolastica: «L’esperienza scolastica – ricorda il segretario generale della Cei – riveste una fondamentale valenza civile, come momento cruciale per la formazione dei cittadini capaci di socialità positiva e costruttori di pace, soprattutto in un tempo che vede riemergere all’orizzonte internazionale la pretesa di legittimare la violenza nei confronti di chi vive esperienze religiose o culturali diverse dalla propria. La fede cristiana rigetta tali posizioni, per affermare invece con forza la dignità di ogni persona quale fondamento della pace e di una positiva convivenza all’interno della famiglia umana. Infatti, la scuola gioca un ruolo importante, formando alla pace tramite un’esperienza di relazioni tra diversi, nell’accoglienza reciproca, nella condivisione di un vissuto di umanità».

About Davide De Amicis (2506 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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