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“Torniamo a guardare i santi come modello di vita”

"Cerchiamo una pace solida per costruire la vita e, in questo, i santi sono i migliori consiglieri. Santi come San Cetteo sono persone libere e maestri di libertà"

E’ stato questo l’invito rivolto dal cardinale Angelo Comastri, arciprete di San Pietro, ai pescaresi presiedendo la Santa messa in onore di San Cetteo, lo scorso venerdì presso la Cattedrale

Il cardinale Comastri presiede la liturgia eucaristica
Il cardinale Comastri concelebra la liturgia con monsignor Valentinetti

Il cardinale Comastri concelebra la liturgia con monsignor Valentinetti

«Torniamo a seguire i santi e purifichiamo i modelli di vita che oggi godono di tanto consenso. Cerchiamo una pace solida per costruire la vita e, in questo, i santi sono i migliori consiglieri, sono una segnaletica da seguire». Lo ha affermato nella sua omelia lo scorso venerdì il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro e vicario di Papa Francesco per la Città del Vaticano, presiedendo la solenne liturgia eucaristica in onore di San Cetteo vescovo e martire, patrono di Pescara e della sua arcidiocesi, concelebrata con l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ed i sacerdoti del capitolo metropolitano, alla presenza delle autorità civili e militari e di centinaia di fedeli.

È stato l’arcivescovo Valentinetti, all’inizio della celebrazione, ad accogliere il cardinale Comastri con tutti gli onori: «È un dono grande – esordisce il presule – la sua presenza a Pescara perché la sua vita, il suo operare è legato profondamente alla persona del Santo Padre, prima nella persona di San Giovanni Paolo II (che la chiamò a Roma a vivere il suo ministero come arciprete della Basilica patriarcale di San Pietro e quale vicario per la Città del Vaticano) ed ora anche nella persona di Papa Francesco. Ci benedica e ci parli dell’amore del Signore, ci parli soprattutto dell’esemplarità dei santi che ci invitano ad essere testimoni autentici in questo mondo».

Le autorità civili e militari presenti alla celebrazione

Le autorità civili e militari presenti alla celebrazione

E proprio partendo dai festeggiamenti del Santo Patrono di Pescara, il porporato ha condotto un’ampia riflessione sulle figure di santità, da riportare in auge come modelli di vita per la citadinanza: «Un tempo – ricorda il cardinale Comastri – c’era una grande devozione nei confronti dei santi, i quali erano da tutti considerati come modelli di vita attendibili e affidabili. Da loro si imparava l’onestà, pensate quanto ce n’è bisogno. Da loro si imparava la fedeltà, la generosità, la passione per l’educazione dei figli, lo spirito di sacrificio necessario per affrontare le inevitabili prove della vita. Si imparava ancora la limpidezza dei sentimenti, la lealtà e l’impegno per ricostruire la pace in famiglia, tra le famiglie e nelle intere città».

Una verità storica, quest’ultima, testimoniata dai ricordi del giovane Angelo Comastri che, nel 1950, si recava a bordo di un vecchio pullman in piazza San Pietro a Roma, gremita all’inverosimile di giovani accorsi per partecipare alla cerimonia di canonizzazione di Maria Goretti: «Oggi – osserva preoccupato l’arciprete della Basilica Vaticana – non sarebbe stato così. Infatti, la devozione ai santi esternamente è rimasta esternamente, ma è accaduto un fatto strano e preoccupante: i santi non sono più i modelli dai quali si trae ispirazione per progettare la vita. Oggi i modelli sono le persone di successo, non importa se siano vuote, frivole o corrotte. Se sono persone di successo, automaticamente diventano sogno, mito, star».

Il cardinale Comastri concelebra con i sacerdoti del capitolo metropolitano

Il cardinale Comastri concelebra con i sacerdoti del capitolo metropolitano

L’esempio per spiegare questo fenomeno arriva dall’attualità televisiva, da una recente puntata del quiz-show di Raiuno “L’eredità” nel quale il concorrente si avviava a disputare il gioco finale con l’opportunità di vincere 42 mila euro. Una bella cifra, visti i tempi, ed il concorrente, incalzato dal conduttore, aveva rivelato che, in caso di vittoria, l’avrebbe spesa per realizzare il suo sogno: «Vorrei andare a Los Angeles – cita Comastri, ripetendo le parole del concorrente – per visitare la casa di Michael Jackson, visitare la casa dove ha vissuto, respirare l’aria che lui ha respirato e vorrei fermarmi ad adorare il suo genio. Vedo ancora il volto sorpreso del conduttore, che si è affrettato a concludere “Ognuno ha i suoi gusti”. Ho voluto raccontarvi questo episodio, per farvi capire quanto sia pericolo il momento che stiamo vivendo, soprattutto in rapporto ai nostri giovani. Infatti, i modelli ai quali essi si ispirano faranno il loro futuro».

È invece l’indimenticato sindaco di Firenze Giorgio La Pira, secondo il vicario di Papa Francesco per la Città del Vaticano, ad indicare la via giusta da seguire: Molti – ripete il cardinale le parole di La Pira – per aggiustare il mondo dicono che ci vorrebbe questo e quest’altro. Sapete, invece, cosa ci vorrebbe? Ci vorrebbero più santi e il mondo prenderebbe subito un volto più bello e più giusto per tutti. Infatti, i santi come San Cetteo sono persone libere e, per tanti, maestri di libertà». Una libertà che, secondo il cardinale, va liberata dai tiranni pericolosissimi dell’orgoglio e dall’egoismo che oggi spadroneggiano: «Oggi – accusa il cardinale Angelo Comastri – la libertà è divenuta un idolo. Quante volte il capriccio viene chiamato libertà, quante volte l’orgoglio viene chiamato libertà, quante volte il rotolarsi nel fango viene chiamato libertà».

Il cardinale Comastri saluta i fedeli

Il cardinale Comastri saluta i fedeli

Anche in questo caso, il porporato si è lasciato aiutare dalla cronaca recente per spiegare questo concetto, riportando la vicenda che aveva visto un giovane milanese morire in seguito all’assunzione di un mix letale di stupefacenti, in una notte di cosiddetta libertà: «I giornali – rammenta Comastri – dissero che la morte era dovuta ad un’impostazione sbagliata della miscela di droghe, ma nessuno ha avuto il coraggio e l’onestà di dire che la morte era stata causata da un uso sbagliato della libertà, ovvero da un’impostazione sbagliata della vita. Se non troviamo il coraggio di dire la verità riguardo alla libertà, essa stessa diventerà il cimitero per tantissimi giovani come sta già accadendo».

Una problematica grave quest’ultima, che dovrà  suscitare un’inversione di tendenza per cambiare e salvare vite umane. Una preoccupazione, quest’ultima, divenuta una preghiera: «San Cetteo – conclude l’arciprete della Basilica di San Pietro -, uomo dalla fede limpida ed eroica, ci aiuti dal cielo a ritrovare la segnaletica del bene che Dio ha messo su questa terra, inviando il suo figlio Gesù. E più ci allontaniamo da Lui, più ci allontaniamo dalla verità, dalla libertà e quindi anche dalla felicità. A Gesù volgiamo il cuore, per ritornare veramente ad essere liberi, limpidi e felici».

About Davide De Amicis (2508 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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