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“Il compito della Chiesa è di mantenere accesa la speranza”

"Per un cristiano , la speranza è attesa fervente, appassionata del compimento ultimo e definitivo di un mistero, il mistero dell’amore di Dio, nel quale siamo rinati e già viviamo"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, pronunciando una catechesi sul tema della speranza cristiana all’interno dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro

«La Chiesa ha il compito di mantenere accesa e ben visibile la lampada della speranza, perché possa continuare a risplendere come segno sicuro di salvezza e possa illuminare a tutta l’umanità il sentiero che porta all’incontro con il volto misericordioso di Dio». Con queste parole Papa Francesco, nella catechesi dell’udienza generale presieduta ieri in piazza San Pietro davanti a 30 mila fedeli, si è soffermato sulla speranza cristiana, che non è semplicemente un desiderio, un auspicio: «Per un cristiano – spiega il Papa -, la speranza è attesa, attesa fervente, appassionata del compimento ultimo e definitivo di un mistero, il mistero dell’amore di Dio, nel quale siamo rinati e già viviamo. Ed è attesa di qualcuno che sta per arrivare: è il Cristo Signore che si fa sempre più vicino a noi, giorno dopo giorno, e che viene a introdurci finalmente nella pienezza della sua comunione e della sua pace. Ecco allora che cosa aspettiamo: che Gesù ritorni! La Chiesa sposa aspetta il suo sposo!».

Successivamente, il Santo Padre ha interrogato le decine di migliaia di fedeli presenti chiedendo loro se siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa speranza ed esortando tutti a compiere un esame di coscienza: «Le nostre comunità – si interroga ancora il Pontefice – vivono ancora nel segno della presenza del Signore Gesù e nell’attesa calorosa della sua venuta, oppure appaiono stanche, intorpidìte, sotto il peso della fatica e della rassegnazione? Corriamo anche noi il rischio di esaurire l’olio della fede, della gioia? Stiamo attenti! – ammonisce Papa Bergoglio, invocando la Vergine Maria, madre della speranza e regina del cielo, perché ci mantenga sempre in un atteggiamento di ascolto e di attesa, così da poter essere già ora permeati dell’amore di Cristo e aver parte un giorno alla gioia senza fine, nella piena comunione con Dio».

Piazza San Pietro gremita dai fedeli

Piazza San Pietro gremita dai fedeli

La Chiesa, a detta di Papa Francesco, è dunque il popolo di Dio che segue il Signore Gesù e che si prepara giorno dopo giorno all’incontro con lui, come una sposa con il suo sposo. L’ha definita così il Papa, riscontrando emblematico il fatto che nel libro dell’Apocalisse Giovanni, riprendendo l’intuizione dei profeti, descriva la dimensione ultima, definitiva, nei termini della Gerusalemme nuova, che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo: «Ecco quello che ci attende! – esclama il Santo Padre – Non è solo un modo di dire: saranno delle vere e proprie nozze, perché Cristo facendosi uomo come noi e facendo di tutti noi una cosa sola con Lui, con la sua morte e la sua risurrezione, ci ha davvero sposato e ha fatto di noi la sua sposa. E questo non è altro che il compimento del disegno di comunione e di amore tessuto da Dio nel corso di tutta la storia, la storia del popolo di Dio, ma anche la propria».

Ma la Chiesa, oltre che sposa, è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza e della relazionalità umana. Affermandolo, il Pontefice ha fatto nuovamente riferimento al libro dell’Apocalisse: «C’è un altro elemento – aggiunge Bergoglio – che ci conforta ulteriormente aprendoci il cuore: Giovanni ci dice che nella Chiesa, sposa di Cristo, si rende visibile la Gerusalemme nuova. Questo significa che la Chiesa, oltre che sposa, è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza e della relazionalità umana. Sarà la tenda di Dio, dove non ci saranno più isolamenti, prevaricazioni e distinzioni di alcun genere – di natura sociale, etnica o religiosa – e saremo tutti una cosa sola in Cristo».

Un concetto sinterizzato molto bene da una frase di San Paolo “E così, per sempre, saremo con il Signore”: «L’apostolo Paolo – ricorda Papa Francesco – rincuorava i cristiani della comunità di Tessalonica, che si ponevano queste stesse domande, e concludeva: “E così per sempre saremo con il Signore!”. Queste parole, sono le più belle del Nuovo Testamento: parole semplici, ma con una densità di speranza tanto grande. Credete voi questo? – ha infine chiesto ancora ai fedeli presenti in piazza San Pietro – Mi sembra di no, eh? Credete? Lo ripetiamo insieme tre volte: “E così, per sempre, saremo con il Signore”». E al termine della catechesi, quando ha identificato nelle parole ascolto e attesa l’atteggiamento della Chiesa, ha esortato di nuovo i fedeli a ripetere la stessa frase di san Paolo: «Mai dimenticare – conclude il Papa -: “E così, per sempre, saremo con il Signore”».

About Davide De Amicis (2508 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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