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“Camminate con noi verso il prossimo Sinodo”

"Manifestiamo la nostra ammirazione e gratitudine per la testimonianza quotidiana che le famiglie offrono a noi e al mondo, con la loro fedeltà, la loro fede, speranza e amore"

Con questa esortazione, rivolta alle famiglie, nell’ultimo fine settimana i padri sinodali hanno chiuso i lavori del Sinodo straordinario sulla famiglia, fra prime aperture e qualche esitazione

L'aula del Sinodo dei vescovi

«Camminare con noi verso il prossimo Sinodo». È la richiesta che i padri sinodali fanno alle famiglie nel Messaggio che, con la “Relatio Synodi” votata a grande maggioranza, 158 sì su 174 votanti, ha concluso il Sinodo straordinario sulla famiglia dando inizio all’itinerario che, lungo quest’anno, porterà alla celebrazione del Sinodo ordinario dell’anno prossimo: «Manifestiamo – scrivono i padri sinodali – la nostra ammirazione e gratitudine per la testimonianza quotidiana che offrite a noi e al mondo con la vostra fedeltà, la vostra fede, speranza e amore».

E il grazie iniziale del documento si rivolge a tutte le famiglie dei diversi continenti ed in particolare a quelle che seguono Cristo Via, Verità e Vita: «Anche noi, pastori della Chiesa, – sostengono ancora i vescovi e cardinali del Sinodo – siamo nati e cresciuti in una famiglia che con le più diverse storie e vicende. Da sacerdoti e vescovi abbiamo incontrato e siamo vissuti accanto a famiglie, che ci hanno narrato a parole e ci hanno mostrato in atti una lunga serie di splendori ma anche di fatiche. La stessa preparazione di questa assemblea sinodale, a partire dalle risposte al questionario inviato alle Chiese di tutto il mondo, ci ha consentito di ascoltare la voce di tante esperienze familiari: il nostro dialogo nei giorni del Sinodo ci ha reciprocamente arricchiti, aiutandoci a guardare tutta la realtà viva e complessa in cui le famiglie vivono».

cardinale Gianfranco Ravasi, presidente della Commissione per la redazione del messaggio finale

cardinale Gianfranco Ravasi, presidente della Commissione per la redazione del messaggio finale

Tra le grandi sfide discusse durante i lavori, una delle prime è indubbiamente la fedeltà nell’amore coniugale: «È la prima da affrontare – si legge nel documento – quando si tratta di famiglia. Indebolimento della fede e dei valori, individualismo, impoverimento delle relazioni e stress di una frenesia che ignora la riflessione, segnano anche la vita familiare. Si assiste, così, a non poche crisi matrimoniali, affrontate spesso in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco, della riconciliazione e anche del sacrificio. I fallimenti danno, così, origine a nuove relazioni, nuove coppie, nuove unioni e nuovi matrimoni, creando situazioni famigliari complesse e problematiche per la vita cristiana».

E nel messaggio, i padri hanno indicato anche le difficoltà economiche causate da sistemi perversi, ovvero il feticismo del denaro e la dittatura di un’economia senza volto, che umilia la dignità delle persone, come ha denunciato Papa Francesco nell’Evangelii gaudium. Ma accanto ai tanti fattori di oscurità, c’è anche tanta luce nelle famiglie. Comincia così la seconda parte del messaggio, dedicata all’“esortazione”: «L’amore dell’uomo e della donna – si legge a proposito del matrimonio cristiano – ci insegna che ognuno dei due ha bisogno dell’altro per essere se stesso, pur rimanendo diversi dall’altro nella sua identità, che si apre e si rivela nel dono vicendevole. Un itinerario, questo, che inizia con il fidanzamento, tempo dell’attesa e della preparazione, e si attua in pienezza nel sacramento del matrimonio».

L’amore, dunque, tende per sua natura ad essere per sempre: «L’amore coniugale – precisano i padri -, unico e indissolubile, persiste nonostante le tante difficoltà del limite umano e si diffonde attraverso la fecondità e la generatività che non è solo procreazione, ma anche dono della vita divina nel battesimo, educazione e catechesi dei figli. Le famiglie che vivono questa avventura luminosa, diventano una testimonianza per tutti, in particolare per i giovani».

Un altro tema importante e di scottante attualità che, però, non ha visto raggiungere il consenso unanime da parte dei padri, rinviandolo di fatto al Sinodo ordinario del prossimo anno, è stato quello relativo all’accompagnamento pastorale ed all’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati. Su questo argomento, nel messaggio del Sinodo straordinario sulla famiglia si parla di comunione fraterna come carità, dono, vicinanza agli ultimi, agli emarginati, ai poveri, alle persone sole, malate, straniere, alle altre famiglie in crisi: «Il vertice – approfondisce ancora il messaggio conclusivo del Sinodo – che raccoglie i fili della comunione con Dio e col prossimo è l’Eucaristia domenicale, precisando che è in quest’ottica che va collocata la riflessione “sull’accompagnamento pastorale e sull’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati».

Nel messaggio conclusivo del Sinodo, inoltre, non sono stati fatti riferimenti alla questione gay: «Non vengono menzionati i gay – spiega il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente della Commissione per la redazione del “Nuntius”, il messaggio finale del Sinodo straordinario sulla famiglia – perché ci si rivolge alle famiglie cristiane e il modello di famiglia è quello tradizionale».

A chiusura dei lavori del Sinodo, infine, l’intervento di Papa Francesco che ha espresso apprezzamento per i lavori svolti dai padri sinodali: «Con cuore pieno di riconoscenza e di gratitudine – afferma il Papa – vorrei ringraziare, assieme a voi, il Signore che ci ha accompagnato e ci ha guidato nei giorni passati, con la luce dello Spirito Santo! Potrei dire serenamente grazie a tutti coloro che hanno partecipato all’assemblea con i quali, con uno spirito di collegialità e di sinodalità, abbiamo vissuto davvero un’esperienza di Sinodo, un percorso solidale, un cammino insieme. Come in ogni cammino, ci sono stati dei momenti di corsa veloce, quasi a voler vincere il tempo e raggiungere al più presto la méta; altri momenti di affaticamento, quasi a voler dire basta; altri momenti di entusiasmo e di ardore. Ci sono stati momenti di profonda consolazione, ascoltando la testimonianza di pastori veri che portano nel cuore saggiamente le gioie e le lacrime dei loro fedeli. Momenti di consolazione e grazia e di conforto, ascoltando le testimonianze delle famiglie che hanno partecipato al Sinodo e hanno condiviso con noi la bellezza e la gioia della loro vita matrimoniale. Un cammino dove il più forte si è sentito in dovere di aiutare il meno forte, dove il più esperto si è prestato a servire gli altri, anche attraverso i confronti».

Papa Francesco

Papa Francesco

Infine, in quest’anno di attesa prima del Sinodo ordinario sulla famiglia del 2015, il Santo Padre ha messo in guardia  i padri sinodali su cinque tentazioni da evitare: «La prima – conclude il Pontefice – è la tentazione dell’irrigidimento ostile, cioè voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera), e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti – oggi – tradizionalisti e anche degli intellettualisti. La seconda è la tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei buonisti, dei timorosi e anche dei cosiddetti progressisti e liberalisti. La terza è la tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente, e anche di trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati, cioè di trasformarlo in fardelli insopportabili. La quarta tentazione è di scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio.

La quinta tentazione per il Papa è quello di “trascurare il depositum fidei, considerandosi non custodi ma proprietari e padroni o, all’altra parte, la tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Le chiamavano bizantinismi, credo, queste cose… Le tentazioninon ci devono né spaventare né sconcertare e nemmeno scoraggiare, perché nessun discepolo è più grande del suo maestro; quindi se Gesù è stato tentato – e addirittura chiamato Beelzebul – i suoi discepoli non devono attendersi un trattamento migliore. Mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni: se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace. Invece ho visto e ho ascoltato – con gioia e riconoscenza – discorsi e interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio e di parresia. E ho sentito che è stato messo davanti ai propri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie. E questa è la Chiesa, la vigna del Signore, la madre fertile e la Maestra premurosa, che non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite degli uomini, che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone».

About Davide De Amicis (2508 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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12 Comments on “Camminate con noi verso il prossimo Sinodo”

  1. Giovanni Antonio Nigro // 24 ottobre 2014 a 12:26 //

    Dovresti leggere il libro di Kasper “Gesù il Cristo”, pubblicato dalla casa editrice Queriniana di Brescia e giunto nel 2010 alla 11esima edizione. Purtroppo certa teologia tedesca (penso a Rahner e Bultmann in primis) ha fatto più danni di una guerra all’interno della Chiesa cattolica. La cosa strana è che quest’uomo non solo non sia stato scomunicato, ma sia stato elevato alla porpora cardinalizia e goda del favore di Bergoglio.

    • ..non ho letto il libro..ma forse lo farò per vedere le ragioni scritturali delle sue teorie.
      A volte certi biblisti / traduttori vengono derisi solo perchè scelgono”varianti” possibili a
      termini nel testo ebraico o greco…ed è capitato che la “variante” non collimi con la dottrina di base di una o di un’altra religione…

      • …forse anche lo stesso Malermi(bi) che curò particolarmente la parte grammaticale della prima versione in lingua Italiana della Bibbia nell’isola di San Michele (VE)…se fosse ancora in vita …magari cambierebbe varie cose in una ipotetica nuova edizione……e Lorenzo Da Venezia, il camaldolese che lo aiuto, sarebbe d’accordo.
        …o forse no…..

      • Giovanni Antonio Nigro // 29 ottobre 2014 a 12:07 //

        La trasmissione testuale del Nuovo come dell’Antico Testamento è molto complessa e in merito vi è una bibliografia sterminata. Rinvio al recente libro di R. Maisano, Filologia del Nuovo Testamento. La tradizione e la trasmissione del testi, Roma 2014, che può dare un’idea delle vicissitudini dei libri canonici cristiani – senza pensare per forza a manipolazioni, varianti o traduzioni scientemente errate.

        • ..lo sfoglierò sicuramente come ho fatto con altri libri editi in Paideia ..EDB ecc
          Penso comunque, rimanendo neutrale, che Kasper abbia fatto delle scelte forse di traduzione. Spesso il problema sta nel tradurre senza essere condizionati da presupposti di base. Potrebbe capitare di provare la sensazione che tradurre rispettando il contesto significhi tradire la tradizione

          • Giovanni Antonio Nigro // 31 ottobre 2014 a 12:09 //

            Guarda, secondo me la pericope sull’indissolubilità del matrimonio non pone problemi di traduzione dall’aramaico (la lingua parlata da Gesù) al greco o dal greco in altre lingue. Si tratta solo di innovazioni dottrinali dettate dal desiderio di adeguarsi allo “spirito dei tempi” (Zeitgeist) e di andare incontro al mondo o – si dice – ai fedeli.

  2. …sarebbe interessante capire su quali passi biblici Kasper basa la “non divinità” di Gesù….

    • Puo’ essere. Modificare il concetto biblico del matrimonio e’ un compromesso che nessun cristiano dovrebbe permettersi. Il mio commento era volto alla figura di Gesu’ interpretata da Kasper

  3. Giovanni Antonio Nigro // 23 ottobre 2014 a 15:06 //

    Esattamente. Qualora, come sembra, il Vescovo di Roma intendesse assecondare la linea lassista del card. Kasper, eretico notorio (ha negato la divinità di Gesù Cristo per iscritto!), decadrebbe automaticamente dalla sua carica e andrebbe deposto: non solo, i fedeli avrebbero il dovere di non seguirlo, in quanto traditore del ministero petrino ed eretico professo.

  4. Per cui nessuna autorità (anche ecclesiastica) può bypassare quella divina.
    …e le parole di Paolo in Romani 1:24-27 e I Corinti 6:9-11 sono la linea guida
    in questo soggetto…oltre ad altri passi biblici.

  5. Giovanni Antonio Nigro // 22 ottobre 2014 a 12:18 //

    In questo caso non posso che essere d’accordo con Piero… Qualunque pronunciamento contro l’indissolubilità del matrimonio va contro la Scrittura e chiunque autorizzasse la comunione eucaristica ai divorziati risposati o agli omosessuali impenitenti sarebbe da considerarsi eretico, scismatico e apostata dalla retta fede. La Parola di Cristo viene prima di ogni altra cosa.

  6. Certo quello della famiglia è sempre un argomento attuale
    Credo che in relazione alle coppie non sposate e all’omosessualità
    il punto di vista biblico sia chiaro: Dio li creò maschio e femmina e li unì in matrimonio.
    Tutto ciò che è al di fuori di questo modello…è una variante di fattura umana…

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