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“Liti ed incomprensioni non fanno crescere la comunità, la frantumano”

"Quante divisioni, quante invidie, come si sparla. E questo ci smembra tra di noi. È l’irruzione della guerra, che non comincia nel campo di battaglia, comincia nel cuore"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, pronunciando la catechesi all’interno dell’udienza generale del mercoledì davanti a 45 mila fedeli, meditando sulla Chiesa come corpo di Cristo

Papa Francesco

«Divisioni, liti, incomprensioni, non vanno bene, perché non fanno crescere la comunità, la frantumano». Lo ha detto il Papa che nella catechesi dell’udienza generale di ieri, presieduta in una piazza San Pietro gremita da 45 mila fedeli, meditando sulla Chiesa come corpo di Cristo, ha ricordato che già al tempo di Paolo la comunità di Corinto trovava molte difficoltà, vivendo, come spesso anche noi, l’esperienza delle divisioni, delle invidie, delle incomprensioni e dell’emarginazione: «Tutte queste cose – esordisce il Santo Padre – non vanno bene, perché, invece che edificare e far crescere la Chiesa come corpo di Cristo, la frantumano in tante parti, la smembrano. E questo succede anche oggi: pensiamo alle comunità cristiane, alle parrocchie, ma anche ai quartieri nostri. Quante divisioni, quante invidie, come si sparla. E questo ci smembra tra di noi. È l’irruzione della guerra, ma la guerra non comincia nel campo di battaglia, comincia nel cuore».

I fedeli in piazza San Pietro

I fedeli in piazza San Pietro

Così il Pontefice, che ha pronunciato la parte centrale della catechesi di oggi interamente a braccio: «La guerra – spiega Papa Bergoglio, concentrandosi sulla Chiesa come “corpo di Cristo” -, comincia con queste incomprensioni, con queste divisioni, liti, gelosie, con questa lotta tra gli altri. I Corinzi, al tempo di san Paolo, erano campioni in queste incomprensioni e gelosie. Quante gelosie – esclama il Papa, secondo il quale spesso diciamo “questo ha comprato la macchina, questo ha vinto al Lotto… – E questo fa male: le gelosie crescono, crescono e riempiono il cuore. Un cuore geloso è un cuore acido, un cuore che non è mai felice è un cuore che smembra la comunità». I cristiani, invece, a detta di Papa Francesco dovrebbero apprezzare i doni degli altri: «La gelosia – fa notare il Santo Padre – viene a tuti, tutti siamo peccatori. E quando viene la gelosia dobbiamo dire: “Grazie, Signore, perché hai dato questo a quella persona”. Sappiamo dire grazie sempre?».

Lo ha chiesto il Papa ai fedeli, stabilendo a braccio un dialogo con loro: «Non sempre – risponde il Pontefice – perché l’invidia, la gelosia, ci frenano un po’. Il cuore del cristiano è invece un cuore aperto alle sofferenze degli altri e dei più bisognosi». Quindi un nuovo ammonimento affinché nessuno possa reputarsi superiore agli altri: «Quante persone – osserva Papa Bergoglio – si sentono superiori agli altri! Spesso, infatti, diciamo: “Ti ringrazio, Signore, perché non sono come quello”. È brutto, non farlo mai! Quando ti viene questo – il suo consiglio – ricordati dei tuoi peccati, di quelli che nessuno conosce: ti dà una botta e questo ti fa bene!». Per Francesco, inoltre, sarebbe bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù: «Siamo il suo corpo – sottolinea – quel corpo che niente e nessuno può più strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e del suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa».

Questo pensiero, per il Papa, deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore Gesù e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo stesso corpo: «Nel Libro di Ezechiele – ricorda Papa Francesco – viene descritta una visione un po’ particolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori. Dio mostra al profeta una distesa di ossa, distaccate l’una dall’altra e inaridite. Uno scenario desolanteDio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito. A quel punto, le ossa cominciano ad avvicinarsi e ad unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita. Ecco, questa è la Chiesa! È un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore».

A tal proposito, il Pontefice ha rivolto un suggerimento ai fedeli: «Mi raccomando – esorta il Santo Padre -: a casa prendete la Bibbia e cercate nel profeta Ezechiele il capitolo 37 e leggetelo. È bellissimo! La Chiesa, però, non è solamente un corpo edificato nello Spirito: la Chiesa è il corpo di Cristo! E non si tratta semplicemente di un modo di dire: lo siamo davvero! È il grande dono che riceviamo il giorno del nostro battesimo, dove Cristo ci fa suoi, accogliendoci nel cuore del mistero della croce, il mistero supremo del suo amore per noi, per farci poi risorgere con lui come nuove creature. Così nasce la Chiesa, e così la Chiesa si riconosce corpo di Cristo, attraverso il battesimo che costituisce una vera rinascita che ci rigenera in Cristo, ci rende parte di lui e ci unisce intimamente tra di noi, come membra dello stesso corpo di cui lui è il capo».

Al termine dell’udienza generale, infine, Papa Francesco ha espresso la sua profonda vicinanza e solidarietà ai dipendenti della compagnia aerea Meridiana, che stanno vivendo ore di apprensione per il loro futuro lavorativo: «Per favore – esorta il Papa – faccio un appello a tutti i responsabili: nessuna famiglia senza lavoro! Auspico vivamente – le parole di Francesco – che si possa trovare un’equa soluzione, che tenga conto anzitutto della dignità della persona umana e delle imprescindibili necessità di tante famiglie».

Inoltre, salutando i fedeli polacchi, il Pontefice ha ricordato la memoria liturgica di san Giovanni Paolo II, invitando tutti ad aprire le porte a Cristo: «Nella sua prima visita nella vostra patria – rammenta Papa Bergoglio – ha invocato lo Spirito Santo perché scendesse a rinnovare la terra della Polonia; a tutto il mondo ha ricordato il mistero della Divina misericordia. La sua eredità non sia dimenticata, ma ci spinga alla riflessione e al concreto agire per il bene della Chiesa, della famiglia e della società».

About Davide De Amicis (2508 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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