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“Si parla di non far nascere i bambini invece di aiutare le madri nella nascita”

"Solo nel 2013 i Centri di aiuto alla vita hanno aiutato a nascere più di 10 mila bambini che altrimenti non avrebbero visto la luce"

Lo ha affermato ieri il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, aprendo i lavori del 34° Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita del Movimento per la vita, in corso a Montesilvano

Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute

Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute

«Si preferisce parlare di come non far nascere bambini, o dei bambini che non nascono, invece di cosa si può concretamente fare per aiutare le madri, le donne e le famiglie che si trovano in difficoltà ad affrontare la nascita di un figlio». Lo ha affermato ieri pomeriggio Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, intervenendo in apertura della trentaquattresima edizione del Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita (Cav), in corso fino a domani presso il Grand Hotel Adriatico di Montesilvano: «Un lavoro – sottolinea il ministro Lorenzin – che si svolge durante la gravidanza ma anche dopo la nascita, quando le neo mamme hanno bisogno di essere aiutate e supportate non solo nei bisogni materiali ma anche nei rapporti con il figlio, nello svezzamento e cura. Un lavoro silenzioso per il quale c’è grande attenzione da parte del ministro della Salute, a cui affianchiamo un piano nazionale della fertilità sostenuto da un fondo annuale di 500 milioni di euro per aiutare le famiglie nei primi tre anni di vita del bambino. Un fondo ed un sostegno che contiamo di portare a cinque anni e che abbiamo mutuato dalla vostra esperienza che si avvicina a festeggiare i quarant’anni».

Un’esperienza, quella dei Centri di aiuto alla vita, che ha permesso di raggiungere risultati significativi: «Solo nel 2013 – ricorda la Lorenzin, rivolgendosi ai componenti dei Cav – avete aiutato a nascere più di 10 mila bambini che altrimenti non avrebbero visto la luce. Il ruolo che svolge il Movimento per la vita, ed in particolare quello dei Centri di aiuto alla vita, è dunque particolarmente importante e straordinario, troppo spesso sottaciuto e non raccontato». Successivamente, i lavori sono stati aperti da una tavola rotonda sul tema “Figli di chi?”, alla presenza dei giornalisti Mario Adinolfi, ex parlamentare del Partito Democratico, e Lucia Bellaspiga, cronista di Avvenire.

Mario Adinolfi, giornalista

Mario Adinolfi, giornalista

Dai due relatori, sono quindi giunte denunce forti su questioni etiche e morali decisive per il futuro della nostra società: «Il disegno di legge Cirinnà – contesta Adinolfi – introdurrà lo step child adoption, una terminologia inglese che di fatto nasconde quella che sarà la legalizzazione dell’utero in affitto in Italia, consentendo ad un partner omosessuale l’adozione di un figlio dell’altro partner in assenza dell’altro genitore biologico. Siamo davanti ad una compravendita, anche se la chiameranno gestazione di sostegno, ma in realtà si sono comprati un bambino».

Un tema, quest’ultimo, sul quale Adinolfi si è dapprima battuto nelle aule parlamentari riportandolo, ora, anche sulle pagine del suo libro dal titolo “Voglio la mamma”: «Come si può pensare – si chiede l’ex parlamentare Pd – che davanti ad un bambino che piange disperato, perché viene tolto alla madre per essere affidato ad un’altra coppia che se lo è comprato e se lo porta via, si possa tutelare il diritto di chi se lo è comprato?».

Del resto, in base ai dati forniti dal Censis nel 2011, su 16 milioni e 500 mila famiglie italiane e 13 milioni 997 mila coppie, 13.990 mila sono formate da un uomo ed una donna e le restanti 7.498 sono omosessuali fra cui 529 hanno figli e 30 di questi risultano nati da utero in affitto: «Insomma – spiega Mario Adinolfi – si sta facendo una battaglia per tutelare i diritti di quei 30 nati, ma non si considerano i diritti di tutti gli altri figli nati dalle altre 13.990 coppie».

Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire

Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire

Un altro tema scottante, del quale si è parlato nel primo giorno di lavoro del Convegno nazionale dei Cav, è stato poi quello del diritto alla vita approfondendo la recente teoria, rilanciata dai ricercatori italiani Alberto Giubilini e Francesca Minerva oggi in Australia, dell’aborto post-nascita: «Costoro – accusa Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire – sostengono che il neonato non è una persona, in quanto fino ai due anni d’età ed oltre non sarebbe in grado di progettare la propria vita, ritenendo quindi che su di lui possa essere praticato l’aborto senza commettere reato. E tutto questo, equiparando l’aborto post nascita a quello praticato nell’utero materno, essendo quest’ultimo già legittimato dalle legge 194: mi sembra tanto nazismo ed ora comprendo quella fase pronunciata dallo scrittore Chesterton, secondo il quale “arriveranno giorni in cui dovremo sguainare la spada per dimostrare che l’erba è verde”».

About Davide De Amicis (2421 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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1 Comment on “Si parla di non far nascere i bambini invece di aiutare le madri nella nascita”

  1. Giovanni Antonio Nigro // 9 novembre 2014 a 13:19 //

    Finalmente una esponente delle istituzioni leva la sua voce contro la deriva gender e l’aborto di massa, frutto delle politiche di denatalità di stampo massonico, e contro l’adozione di neonati da parte di coppie omosessuali! Sosteniamo la famiglia tradizionale e speriamo che alle parole seguano i fatti (tagli alle tasse, sussidi, incentivi fiscali)!!

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