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“Il futuro ricomincia dalla vita dei nostri figli”

"Quali diritti umani possono essere credibili se il primo, quello dei più piccoli, non viene riconosciuto? Sono queste le battaglie epocali delle quali non possiamo dire “domani le vinceremo”, ma sicuramente le vinceremo"

Lo ha affermato Carlo Casini, presidente nazionale del Movimento per la Vita, intervenuto a Montesilvano in occasione del Convegno dei Centri di aiuto alla vita del Movimento per la vita

Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita

Si è appena concluso il 34° Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla Vita del Movimento per la vita, svoltosi a Montesilvano da venerdì a ieri, che ha scattato una fotografia preoccupante della nostra società: sempre più materiale ed individualista, ma soprattutto poco incline a generare nuova vita. Per questo Carlo Casini, presidente nazionale del Movimento per la Vita dal 1990 e più volte eurodeputato, è intervenuto ed, intervistato da La Porzione.it, ha lanciato i prossimi obiettivi del Movimento a sostegno della vita, del futuro dei nostri figli.

Presidente Casini, “Il futuro ricomincia da qui” è stato il titolo del Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita appena conclusosi a Montesilvano, dopo aver rilevato l’esistenza di preoccupanti derive etiche e morali che solleciterebbero il ricorso a tecniche quali l’utero in affitto o l’aborto post nascita, mentre da pochi mesi l’Unione Europea ha da poco respinto la vostra richiesta di riconoscere legalmente i diritti del concepito non nato. Partendo da questi presupposti, da dove ricomincia effettivamente il futuro?

I partecipanti al 34° Convegno dei Centri di aiuto alla vita

I partecipanti al 34° Convegno dei Centri di aiuto alla vita

«Il simbolo che abbiamo scelto per il nostro convegno sono state due scarpine, di un bimbo e di una bimba piccolissimi, retti da due mani di un uomo e di una donna. Così abbiamo voluto rappresentare la società complessa e difficile, piena di problemi, nella quale viviamo. E allora, da dove ricominciare a trovare energia, forza e soprattutto luce interpretativa se non dai figli, dai bambini, sempre pensando a loro fin dal concepimento. Sempre pensando a loro si possono risolvere i problemi: questo era il senso del nostro convegno ed il futuro, quindi, ricomincia dalla contemplazione della vita alla sua origine. “Uno di noi”, questa parola che 2 milioni di cittadini europei hanno detto all’Europa (per richiedere una legge che riconosca il diritto alla vita del concepito non nato, ndr) è il ricominciamento dell’Europa stessa. L’Europa che, ormai, cammina verso una sfacelo demografico, ma soprattutto verso un materialismo pratico che fa pensare solo all’economia ed allo spread, invece di pensare ritrovare i suoi valori fondativi nei diritti umani. E quali diritti umani possono essere credibili se il primo diritto, quello dei più piccoli, dei più deboli, non viene riconosciuto? Sono queste le battaglie epocali delle quali non possiamo dire “domani le vinceremo”, ma sicuramente le vinceremo. Quando? Ci vorranno decenni, forse secoli, ma questa è la direzione di chi ha riconosciuto la dignità umana nei neri, negli schiavi, nelle donne ed ora la deve riconoscere in qualsiasi uomo sano o malato, piccolo o grande, intelligente o stupido, ricco o povero. Si ricomincia da qui a pensare in grande per il futuro».

Come affermava il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, introducendo il convegno, oggi si parla più di come non far nascere i bambini che di come aiutare le famiglie ad accoglierli: è forse questa la prima sfida?

«Sì. A Montesilvano abbiamo ospitato un numeroso gruppo di operatori dei Centri di aiuto alla vita, perché sono importanti. Perché dimostrano che la vita si può accogliere anche nelle circostanze più difficili. Se alcuni di loro vi raccontassero le circostanze con cui si sono trovati a combattere insieme a donne giovani, sole, malate o senza casa ed il compagno che le ha abbandonate, eppure la vita ha vinto perché non sono state lasciate sole, in quanto i volontari si sono tirati di tasca qualcosa per aiutarle e nessuna delle 160 mila donne che abbiamo aiutato a far nascere i loro figli si è mai lamentata: anzi, ci mandano le foto dei figli i quali, mano a mano, crescono per ringraziarci. Ricomincia da qui la speranza, la gioia, la fiducia. Certo non senza coraggio, ma oggi c’è bisogno di fiducia, di coraggio, di speranza, di gioia. Ed i bambini sono gioia, basta con questa storia di pensare alle preoccupazioni. Non un bambino ad ogni costo, ma un bambino che ci aiuta a crescere come uomini, come adulti, come società e come Stato».

Il logo del Movimento per la Vita

Il logo del Movimento per la Vita

Ma oggi, com’è stata smarrita questa voglia di vivere, di pensare al futuro mettendo al mondo dei figli? E come possiamo invertire la tendenza?

«Ho già parlato di materialismo pratico, dominato da due sole misure del senso del vivere: il piacere ed il denaro, come mezzo per arrivare al piacere. In base a questi due controvalori, conta soltanto il proprio ego e gli altri quando non votano, quando non protestano, quando non contano, possono essere liberamente calpestati. E noi vogliamo dar voce a chi non ha voce: il bambino non nato è un po’ il simbolo di ogni emarginabilità. Loro sono il simbolo, perché nessuno è più piccolo di loro. Ne sono stati l’esempio, testimonianza di persone che hanno fatto la storia come Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta: erano persone che si occupavano dei bambini, oltre che dell’umanità intera. E noi vorremmo che questo seme germogliasse il futuro».

E allora, quali sono le battaglie, le mete verso cui il Movimento per la vita orienterà i suoi sforzi futuri?

«Prima di tutto bisogna che questo lavoro dei Centri di aiuto alla vita, sia accolto e riconosciuto valido come servizio pubblico, come del resto la stessa legge 194 vorrebbe, e che quindi ci sia la collaborazione da parte delle istituzioni pubbliche. E chiediamo al ministro Lorenzin che il prossimo anno, non venga solo a dirci il numero dei morti, degli aborti, dicendoci piuttosto il numero dei vivi: dei bambini che sono nati per merito delle istituzioni pubbliche e dei consultori. A tal proposito, proporremo una riforma dei consultori familiari così da trasformarli in strumenti attraverso i quali lo Stato, che rinuncia a vietare ed a punire, non rinunci a difendere mostrando aiuto, sostegno e solidarietà. E poi abbiamo fatto anche qualche riflessione sull’ingiusta sentenza della Corte Costituzionale riguardo alla legittimità della fecondazione eterologa (una forma di procreazione medicalmente assistita, in cui il seme maschile o l’ovulo femminile non appartiene a uno dei genitori, ma ad un donatore esterno alla coppia, ndr). In Italia abbiamo conservati in azoto liquido, a 196 gradi sotto zero, alcune decine di migliaia di embrioni abbandonati e privi di qualsiasi progetto parentale. Purtroppo l’eterologa è stata ammessa e non c’è verso di modificare una sentenza della Corte Costituzionale, se non in seguito ad un’ulteriore sentenza della Corte stessa non prevedibile, ma almeno applichino questa nuova norma non andando a ricercare ed a comprare sperma ed ovociti, ma facendo vivere questi piccolissimi figli dell’uomo e della donna che sono abbandonati. Ce ne sono tanti, adottiamo questi bambini: è già questo un modo per rendere meno selvaggia la fecondazione eterologa. Saranno queste le nostre prossime sfide».

About Davide De Amicis (2465 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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