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“Alla fine dei tempi ci aspetta una nuova creazione”

"Il Paradiso, più che un luogo, è uno stato in cui le nostre attese più profonde saranno compiute in modo sovrabbondante e il nostro essere, giungerà alla piena maturazione"

Lo ha affermato stamani Papa Francesco, pronunciando la catechesi all’interno della consueta udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro

Papa Francesco

«Quello che ci aspetta alla fine dei tempi è una nuova creazione, che non è un annientamento del cosmo e di tutto ciò che ci circonda, ma un portare ogni cosa alla sua pienezza di essere, di verità, di bellezza». Lo ha affermato stamani Papa Francesco, pronunciando la catechesi all’interno della consueta udienza del mercoledì in una piazza San Pietro gremita di fedeli, nonostante la pioggia: «Questo è il disegno che Dio – spiega il Papa -, Padre, Figlio e Spirito Santo, da sempre vuole realizzare e sta realizzando. La Sacra Scrittura, ci insegna che il compimento di questo disegno meraviglioso non può non interessare anche tutto ciò che ci circonda e che è uscito dal pensiero e dal cuore di Dio».

Tanti i fedeli in piazza San Pietro, nonostante la pioggia

Tanti i fedeli in piazza San Pietro, nonostante la pioggia

Del resto San Paolo lo afferma in modo esplicito, quando dice che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Altri testi, a detta del Pontefice, utilizzano l’immagine del cielo nuovo e della terra nuova per dire che tutto l’universo sarà rinnovato e verrà liberato una volta per sempre da ogni traccia di male e dalla stessa morte: «Quella che si prospetta – sottolinea il Santo Padre -, come compimento di una trasformazione che in realtà è già in atto a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, è quindi una nuova creazione: quando pensiamo a queste stupende realtà che ci attendono, ci rendiamo conto di quanto appartenere alla Chiesa sia davvero un dono meraviglioso!».

Un dono in grado di cambiare, leggendo i segni dei tempi: «La Chiesa – osserva Papa Bergoglio, citando il Concilio Vaticano II – non è una realtà statica, ferma, fine a se stessa, ma è continuamente in cammino nella storia, verso la meta ultima e meravigliosa che è il Regno dei cieli, di cui la Chiesa in terra è il germe e l’inizio. Quando ci rivolgiamo verso questo orizzonte, ci accorgiamo che la nostra immaginazione si arresta, rivelandosi capace appena di intuire lo splendore del mistero che sovrasta i nostri sensi. E sorgono spontanee in noi alcune domande: quando avverrà questo passaggio finale? Come sarà la nuova dimensione nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà allora dell’umanità? E del creato che ci circonda?».

Domande, queste ultime, non di certo nuove in quanto già poste al tempo dei discepoli, che si chiedevano: “Quando avverrà tutto questo? Quando sarà il trionfo dello Spirito sulla creazione?”: «Sono domande umane, domande antiche – commenta Francesco, secondo il quale tutti ci poniamo questi interrogativi». Domande che, a loro volta, portano dunque a chiedersi se tutto culminerà nel Paradiso e, soprattutto, esso cos’è: «Il Paradiso – precisa il Santo Padre -, più che un luogo, è uno stato in cui le nostre attese più profonde saranno compiute in modo sovrabbondante e il nostro essere, come creature e come figli di Dio, giungerà alla piena maturazione. Un luogo in cui saremo finalmente rivestiti della gioia, della pace e dell’amore di Dio in modo completo, senza più alcun limite, e saremo faccia a faccia con Lui».

E il Papa ha spiegato tutto questo davvero chiaramente, attraverso parole semplici e gioiose: «È bello questo! – aggiunge – Pensare al cielo. Tutti noi ci troveremo lassù. È bello, dà forza all’anima. La meta a cui tende la Chiesa è la “Gerusalemme nuova”, il Paradiso. In questa prospettiva, è bello percepire come ci sia una continuità e una comunione di fondo tra la Chiesa celeste e quella ancora in cammino sulla terra. Coloro che già vivono al cospetto di Dio, possono sostenerci e intercedere per noi dal cielo».

D’altro canto, secondo il Pontefice, anche noi siamo sempre invitati ad offrire opere buone, preghiere e la stessa Eucaristia per alleviare la tribolazione delle anime che sono ancora in attesa della beatitudine senza fine: «Tutto ciò – conclude il Santo Padre – perché nella prospettiva cristiana la distinzione non è più tra chi è già morto e chi non lo è ancora, ma tra chi è in Cristo e chi non lo è! Questo è l’elemento determinante, veramente decisivo, per la nostra salvezza e per la nostra felicità».

 

About Davide De Amicis (2421 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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