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“Mamme, papà e figli possono apprendere dalla famiglia di Nazareth”

"Come accadde in quei trent’anni a Nazareth, così può accadere anche per noi: far diventare normale l’amore e non l’odio, far diventare comune l’aiuto vicendevole, non l’indifferenza o l’inimicizia"

Lo ha sottolineato stamani Papa Francesco pronunciando la catechesi, all’interno dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, nel giorno del suo 78° compleanno

Papa Francesco

«Non ci è difficile immaginare quanto le mamme potrebbero apprendere dalle premure di Maria per quel figlio, e quanto i papà potrebbero ricavare dall’esempio di Giuseppe, uomo giusto, che dedicò la sua vita a sostenere e a difendere il bambino e la sposa – la sua famiglia – nei passaggi difficili».

Lo ha esclamato stamani Papa Francesco, pronunciando la catechesi all’interno dell’udienza generale del mercoledì nel giorno del suo 78° compleanno, arrivando a  bordo della sua jeep e trovando davanti a se una torta con le candeline da spegnere mentre 3 mila ballerini di tango erano pronti ad esibirsi in suo onore in piazza Pio XII. Tornando alla catechesi odierna, il Papa ha voluto riflettere sulla normalità della vita quotidiana della famiglia di Nazareth: «Per non dire – aggiunge il Pontefice – di quanto i ragazzi potrebbero essere incoraggiati da Gesù adolescente a comprendere la necessità e la bellezza di coltivare la loro vocazione più profonda e di sognare in grande».

Papa Francesco spegne le candeline sulla torta

Papa Francesco spegne le candeline sulla torta – Foto tratta da EPA

A detta del Santo Padre, saremmo infatti certamente inteneriti dal racconto di come Gesù adolescente affrontava gli appuntamenti della comunità religiosa e i doveri della vita sociale; nel conoscere come, da giovane operaio, lavorava con Giuseppe; e poi il suo modo di partecipare all’ascolto delle Scritture, alla preghiera dei salmi e in tante altre consuetudini della vita quotidiana: «I Vangeli – ricorda il Pontefice -, nella loro sobrietà, non riferiscono nulla circa l’adolescenza di Gesù e lasciano questo compito alla nostra affettuosa meditazione: l’arte, la letteratura, la musica hanno percorso questa via dell’immaginazione».

Insomma, Gesù nacque in una famiglia normale: «Dio – sottolinea Papa Bergoglio – ha scelto di nascere in una famiglia umana, in uno sperduto villaggio della periferia dell’impero romano: non a Roma, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata». Un luogo dove, di certo, non si parlava di miracoli o guarigioni: «Il Figlio di Dio – spiega il Papa – poteva nascere in modo spettacolare, come un guerriero, un imperatore: inveceha scelto di nascere in una famiglia umana ed è importante guardare nel presepe questa scena tanto bella. A Nazareth, tutto sembra accadere normalmente, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita». Così il Pontefice ha descritto la quotidianità di quel villaggio della Galilea: «Il papà – racconta a braccio Papa Francesco – lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose di casa, stirava le camicie Giuseppe era un falegname, lavorava e insegnava al figlio a lavorare».

Gesù è rimasto in quella periferia per trent’anni: «Per lui – osserva il Santo Padre – quello che è importante era la famiglia, e quello non era uno spreco. I suoi genitori, erano due grandi santi: Maria era la donna più immacolata, la donna più santa, e Giuseppe era l’uomo più giusto». La famiglia di Nazareth, dunque, non era una famiglia finta, irreale: «Anzi – aggiunge Papa Francesco – ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia cristiana che, come fecero Maria e Giuseppe, può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con lui e così migliorare il mondo».

Da qui è nata l’esortazione a fare spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore: «Così – invita il Papa – fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! Come accadde in quei trent’anni a Nazareth, così può accadere anche per noi: far diventare normale l’amore e non l’odio, far diventare comune l’aiuto vicendevole, non l’indifferenza o l’inimicizia. A Nazareth, Gesù ha coltivato la sua vocazione in quei trent’anni: mai in quel tempo si è scoraggiato, ma è cresciuto in coraggio».

About Davide De Amicis (2509 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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