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L’estasi di Santa Gemma Galgani unita al Requiem di Verdi nel Teatrodanza

E’ stata questa l’idea innovativa lanciata dal giovane artista di Montesilvano Jonathan Tabacchiera che, partendo dalla sua fede, ha tradotto l’estasi di Santa Gemma Galgani in parole e musica

Una sequenza di Teatrodanza (foto di Denis Magro)
Jonathan Tabacchiera

Jonathan Tabacchiera, regista e coreografo

Cosa possono avere in comune la musica di Giuseppe Verdi e l’Estasi di Santa Gemma Galgani, che ritrovò la fede attraverso la lettura della vita e delle preghiere di San Gabriele dell’Addolorata, allontanando dalla sua anima e dal suo corpo le tentazioni demoniache? Apparentemente nulla, se non la fede di un giovane e talentuoso danzatore e attore, anzi danza/attore, Jonathan Tabacchiera. Un’artista ventottenne originario di Montesilvano che, dopo aver studiato all’Accademia nazionale di danza a Roma ed essersi specializzato nella Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, ha fuso il teatro alla danza divenendo il maggior esponente italiano del Teatrodanza: l’arte che non vede gli attori recitare con la voce, ma interpretare esperienze, emozioni ed incontri attraverso coreografie altamente espressive sulle note di una musica a tema.

Randall Paul, regista del lungometraggio

Randall Paul, regista del lungometraggio

Proprio su questo si basa la sua interpretazione del Requiem di Giuseppe Verdi unito all’Estasi di Santa Gemma Galgani in chiave cinematografica, attraverso la realizzazione di un lungometraggio della durata di 25 minuti, di prossima uscita, le cui riprese si concluderanno proprio oggi, con la regia dell’attore americano Randall Paul (protagonista in film del calibro di Misson Impossible, Quattro matrimoni ed un funerale e Man in black attualmente residente a Miglianico), presso il Castello di Semivicoli a Casacanditella (Ch). Protagonisti della narrazione saranno quattro danza/attori, Marta Zampetti, Virginia Pezzano, Vicenzo Lamanna e Luca Piomponi, scelti all’interno dell’Accademia nazionale di danza a Roma dallo stesso Jonathan Tabacchiera che ieri sera ha eseguito un estratto dello spettacolo, all’interno della Notte bianca dell’Aurum di Pescara. Queste due iniziative, tra l’altro, rappresentano l’esordio assoluto del Teatrodanza in Abruzzo, come racconta Jonathan intervistato da La Porzione.it.

Jonathan, innanzi tutto, com’è nata in te l’idea di dedicarti al Teatrodanza?

«Tutto nasce dal fatto che io, da piccolo, ho ricevuto un miracolo: quello della nascita. Quando mia madre stava per partorire me, i medici si accorsero che avevo il cordone ombelicale che gli stringeva il collo. Avevo un’emorragia interna e appena venuto alla luce, dopo il parto cesareo, non piangevo. Tuttavia, dopo qualche minuto, inizio a piangere e comincia la vita. Mia madre che poi raccontò ai medici dell’Ospedale di Lanciano, dove sono nato, il sogno che fece prima della mia nascita: c’era lei che correva, con me in braccio, verso Dio e Lui le diceva “Non preoccuparti, salverò tuo figlio”. Dalla nascita, così, ho stretto un forte legame con la fede e la religione: da piccolo, vivendo in paese con i miei nonni, ero abituato ad andare in chiesa a recitare il rosario mentre, successivamente, ho fatto per dodici anni lo scout presso la parrocchia di San Giovanni Bosco a Montesilvano nella quale, nell’ambito di questo esperienza, ho partecipato anche alla marcia a piedi verso Roma in occasione del Giubileo del duemila e infine, con la mia madrina di Cresima Simona, sono entrato nel Movimento missionario. Ciononostante, con i miei studi presso l’Accademia nazionale di danza a Roma prima e presso la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, c’è stato un mio allontanamento della fede fino a quando, nel 2013, c’è stata la svolta. Mia madre, infatti, si era operata a Fiorenzuola ma, in seguito all’intervento, ha contratto una serie di infezioni e solo dopo aver recitato tre rosari al giorno, affidando mia madre nelle mani di San Gabriele dell’Addolorata di cui sono devoto, dopo due mesi è riuscita a guarire. Dopo questo episodio, scrivo un pezzo drammaturgico e partecipo al Premio Roma danza 2013, uno dei concorsi internazionali più importanti al mondo, e vinco con il mio numero andato in onda su Rai 1. Da quel momento, rappresento il Teatrodanza nel mondo, insieme alla Cina e all’Israele».

E come nata l’idea di realizzare questo progetto in particolare, legato alla musica verdiana?

«L’idea è nata sempre dal fatto che il pezzo che ho montato è sul Recordare, che fa parte dell’opera Requiem di Verdi. Poi ho creato un altro pezzo basandomi sull’Agnus dei e quindi ne ho creato ancora un altro, per il quale sono stato invitato in Russia mettendo in scena un passaggio di quattro minuti che parla dell’estasi di Santa Gemma Galgani e di San Gabriele dell’Addolorata. Tutti questi pezzi erano uniti fra loro, ma fino a quel momento non avevo pensato di ricreare tutta l’opera e quest’anno, ho avuto l’ispirazione e ho messo in scena tutto il Requiem di Giuseppe Verdi».

Santa Gemma Galgani

Santa Gemma Galgani

Come mai, al di là del Requiem di Giuseppe Verdi, la tua attenzione è caduta proprio su Santa Gemma Galgani?

«Io neanche la conoscevo questa santa. Ma partendo dal presupposto che il Teatrodanza nasce da un qualcosa di vero, da un vissuto che ti ha segnato mettendo in scena emozioni e sensazioni reali provate dal danza/attore e dal coreografo, era poco prima di Pasqua dello scorso anno a Milano e a breve sarei dovuto partire per la Russia. Non sapevo cosa fare, ma poi ho conosciuto una docente del Liceo Caravaggio del capoluogo lombardo. Io le parlavo sempre del mio amato San Gabriele e lei mi diceva “Io la mia tesi di laurea l’ho fatta su Santa Gemma Galgani, che pregava ogni giorno San Gabriele dell’Addolorata affinché la aiutasse a scacciare le tentazioni demoniache dalla sua vita”. Poi mi diede un libro, dedicato proprio all’estasi di Santa Gemma con il racconto della sua invocazione: da qui è nata la conoscenza di questa Santa».

Che tipo di gesti hai ideato per interpretare al meglio quest’opera e come li comunichi ai tuoi danza/attori?

«Ai miei danza/attori, ho letto dei racconti inerenti l’estasi di Santa Gemma portandoli a creare dei gesti semplici, naturali e veri sulle parole del testo. Così, mettendo insieme parola, gesto, azione e movimento pian piano vado a creare la danza. Questi movimenti nascono proprio da sensazioni che ognuno di noi ha. Se io chiedo ai danza/attori di eseguire un gesto, quest’ultimo deve essere vero e non una pantomima. Lo capisco dall’energia da loro impiegata, se un movimento è autentico o no».

About Davide De Amicis (2507 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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