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“La Chiesa è nostra madre, non siamo orfani”

"Una società senza madri - ricorda Papa Francesco - sarebbe una società disumana perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale"

Lo ha ricordato ieri mattina Papa Francesco, pronunciando la catechesi all’interno dell’udienza generale del mercoledì svoltasi nell’Aula Paolo VI in Vaticano

Papa Francesco entra nell'Aula Paolo VI

«La Chiesa è madre, è nostra madre, noi non siamo orfani abbiamo una madre. Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa, figli della Madonna e delle nostre madri». Lo ha ricordato stamani Papa Francesco nel corso della catechesi, pronunciata all’interno dell’udienza generale del mercoledì nell’Aula Paolo VI davanti a 3.500 fedeli, dedicata al ruolo delle madri nella Chiesa e nella società. Una riflessione condotta a partire dalla madre per antonomasia, la Vergine Maria: «Lei ci dà Gesù – sottolinea il Santo Padre -, lei ci mostra Gesù, ci fa vedere Gesù. Al centro della vita della Chiesa c’è la madre di Gesù».

I circa 3.500 fedeli che hanno assistito all'udienza generale

I circa 3.500 fedeli che hanno assistito all’udienza generale

E tutte le madri presenti ieri all’udienza, il Papa ha voluto salutarle rendendo loro un applauso: «Le madri – ricorda il Santo Padre -, pronte a tanti sacrifici per i propri figli, e non di rado anche per quelli altrui, dovrebbero trovare più ascolto». È stato questo l’appello rivolto dal Papa, secondo il quale bisognerebbe comprendere di più la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia: «Bisognerebbe capire meglio – esorta Papa Bergoglio – a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione. Nella famiglia c’è la madre: ogni persona umana deve la vita a una madre e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale».

La madre, però, a detta del Papa, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico, viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata nel suo ruolo centrale nella società: «Anzi – denuncia Papa Francesco -, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli per risparmiare sulle spese sociali e anche nella comunità cristiana accade che la madre non sia sempre tenuta nel giusto conto, che sia poco ascoltata». E spesso, sono le stesse donne a ribellarsi al loro ruolo: «Alcune volte – osserva il Pontefice -, le donne si sono ribellate al ruolo di madri, credendo di realizzare se stesse equiparandosi al modello maschile, ma ormai si sono accorte che questa strada non è quella giusta e, anzi, le priva di tante ricchezze proprie della vita di donna, della vita familiare».

Le madri, inoltre, sarebbero l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico: «Individuo – riflette il Santo Padre – vuol dire che non si può dividere. Le madri invece si dividono, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere: una madre con i figli ha sempre problemi, sempre lavora. Noi – racconta il Papa – eravamo cinque figli, e mentre uno faceva una cosa, l’altro ne faceva un’altra, e la povera madre andava da una parte all’altra. Era felice, ha dato tanto».

Sono sempre le madri, secondo Francesco, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro figli: «Sono esse – osserva – a testimoniare la bellezza della vita. Penso a quelle madri che hanno ricevuto la lettera “che suo figlio è caduto in difesa della patria”. Come soffre una madre!».

A questo punto il Papa ha citato un’omelia pronunciata dall’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, pronunciata in occasione di un funerale di un prete assassinato dagli squadroni della morte quando ad esempio, nella quale diceva che le mamme vivono un “martirio materno”: «Tutti – disse monsignor Romero – dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede, anche se il Signore non ci concede questo onore. Dare la vita non significa solo essere uccisi: dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere, in quel silenzio della vita quotidiana. Dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e accudisce con affetto. È dare la vita. È martirio».

Ed essere madre non significa solo mettere al mondo un figlio, ma è anche una scelta di vita, la scelta di dare la vita: «Dare la vita – evidenzia il Papa -: questo fa una madre. Qual è la scelta di vita di una madre? La scelta di vita di una madre è dare la vita. E questo è bello, questo è bello!». E poi una società senza madri sarebbe una società disumana: «Perché le madri – precisa il Papa – sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale».

Lo ha detto il Papa, che nella parte finale dell’udienza ha fatto notare che le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: «Nelle prime preghiere – riconosce il Pontefice -, nei primi gesti di devozione che un bambino impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. È un messaggio che le madri credenti sanno trasmettere senza tante spiegazioni: queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei primi, preziosissimi momenti. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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