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“Il coraggio del Concilio rivoluzione dei rapporti tra cattolici e protestanti”

"L’Ecumenismo - spiega Paolo Ricca - non è semplicemente una questione di buone maniere tra cristiani educati, ma è una rivoluzione del nostro essere cristiano con le nostre Chiese le quali, pur nella loro diversità, vengono considerate di pari dignità"

Lo ha affermato mercoledì sera il teologo valdese Paolo Ricca, intervenuto presso la chiesa pescarese dello Spirito Santo, alla conferenza “Protestanti e cattolici a 50 anni dal Concilio”

Il teologo valdese Paolo Ricca

«Il Concilio Vaticano II ha avuto il coraggio di avviare una vera e propria rivoluzione spirituale, realizzando anche una rivoluzione ecumenica che ha modificato il pensiero cattolico sul tema dei rapporti tra le diverse Chiese cristiane e di quelli tra cattolici e protestanti».

Lo ha affermato mercoledì sera il teologo valdese Paolo Ricca intervenendo, presso il salone parrocchiale della chiesa pescarese dello Spirito Santo, alla conferenza intitolata “Protestanti e cattolici a 50 anni dal Concilio”, nell’ambito degli eventi diocesani previsti nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: «Noi oggi lo stiamo ancora inseguendo – premette Ricca, riferendosi ai grandi riconoscimenti che i documenti conciliari rivolgono nei confronti delle altre Chiese cristiane -, ma 50 anni dopo non siamo ancora arrivati a 50 anni fa».

I fedeli presenti alla conferenza

I fedeli presenti alla conferenza

In effetti, sono molteplici le aperture avviate dal Concilio Vaticano II° che ha indicato proprio l’Ecumenismo tra le missioni prioritarie da condurre: «L’Ecumenismo – spiega il noto teologo valdese – non è semplicemente una questione di buone maniere tra cristiani educati, ma è una rivoluzione del nostro essere cristiano con le nostre Chiese le quali, pur nella loro diversità, vengono considerate di pari dignità: si passa dalla Chiese antagoniste alle Chiese sorelle, alle Chiese diverse ma riconciliate».

Ciò premesso, a detta del teologo, la Chiesa Universale è la comunione delle Chiese diverse riconciliate. Un concetto, quest’ultimo, approfondito in più punti dal Concilio Vaticano II a partire da un’importante affermazione: «I documenti – sottolinea Paolo Ricca – dicono una cosa formidabile, ovvero che il movimento ecumenico è sorto per grazia dello Spirito Santo guidato da Dio. Questo concetto, che per noi quasi ovvio, quando l’ha detto il Concilio ha praticamente rovesciato il giudizio che sul movimento ecumenico aveva dato Papa Pio XI nel 1918, definendolo inutile e insensato indicando come già presente a Roma l’unità della Chiesa».

Molto significativa è poi anche la definizione che il Concilio dà dei cristiani non cattolici: «Giustificati – cita Paolo Ricca – nel Battesimo dalla fede. Sono incorporati a Cristo e perciò sono, a ragione, insigniti del nome di cristiani e dai figli della Chiesa Cattolica sono giustamente riconosciuti quali fratelli nel Signore. Questa affermazione, sta a significare che ci sono dei cristiani al di fuori della Chiesa Cattolica romana e che, quindi, non c’è bisogno di essere cattolico romano per essere cristiano».

Un’ulteriore apertura dei documenti conciliari è stata poi espressa in relazione agli elementi o beni dal complesso dei quali la Chiesa è edificata: «Parecchi di questi – aggiunge Ricca, rileggendo i testi conciliari -, la parola di Dio scritta, la fede, la speranza, la carità ed altri doni dello Spirito Santo, possono trovarsi fuori dai confini visibili della Chiesa Cattolica. Così finisce il monopolio di una Chiesa sul Cristianesimo e da qui ha inizio il movimento ecumenico, con la presa di coscienza che non può esserci una Chiesa cristiana senza un’altra: il cattolico non può fare a meno del protestante e viceversa».

Il quarto punto saliente, legato all’apertura ecumenica del Concilio, sancisce che le Chiese e le comunità separate, quantunque crediamo che abbiano delle carenze, non sono affatto prive di significato e di peso nel mistero della salvezza: «Perciò – precisa il teologo protestante – lo Spirito di Cristo non rifiuta di servirsi di esse come strumento di salvezza. È questo il massimo che si può dire».

Infine, secondo quanto stabilito dal Concilio Vaticano II, anche i teologi cattolici devono prestare attenzione nel mettere a confronto le dottrine: «Devono ricordarsi – osserva Paolo Ricca – che esiste un ordine o una gerarchia delle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso con il fondamento della fede cristiana».

Ad esempio, la Trinità appartiene al fondamento della vita cristiana, mentre l’Immacolata Concezione non vi appartiene in quanto la fede cristiana crolla senza la Trinità, ma non crolla senza il dogma dell’Immacolata Concezione».

Questa gerarchia delle verità, per ogni Chiesa, appare dunque fondamentale per favorire il dialogo: «E mi ha fatto molto piacere – conclude il teologo valdese – che nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium Papa Francesco abbia inserito proprio questo punto, come elemento fondante per rilanciare il dialogo».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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