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“No alla teoria gender a scuola, noi vescovi in prima linea”

"Educare al rispetto di tutti è doveroso - precisa Bagnasco -, e la scuola lo ha sempre fatto grazie al buon senso e alla retta coscienza dei docenti, ma qui siamo di fronte a un’altra cosa: si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori"

E’ stata questa la dura presa di posizione espressa ieri dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente Cei, in occasione della sua prolusione in apertura del Consiglio episcopale permanente

Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana

«Educare al rispetto di tutti è doveroso, e la scuola lo ha sempre fatto grazie al buon senso e alla retta coscienza dei docenti, ma qui siamo di fronte a un’altra cosa: si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori».

Il Consiglio episcopale permanente della Cei

Il Consiglio episcopale permanente della Cei

Lo ha affermato ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, pronunciando la prolusione in occasione della nuova sessione del Consiglio episcopale permanente della Conferenza episcopale italiana. Con queste parole, dunque, il cardinale ha affrontato il tema spinoso del tentativo di imporre la teoria del “gender” nelle scuole italiane (secondo questa teoria, voluta dal Governo italiano, ciò che conta non è il sesso biologico e la relativa azione educativa che normalmente si riceve in famiglia, e poi nella scuola, in parrocchia o altrove. Tutto questo sarebbe superato da una nuova auto-consapevolezza di maschi e femmine che potrebbero scoprire di voler essere femmine in un corpo maschile, o maschi in un corpo femminile, o omosessuali o lesbiche o bisessuali o altro ancora. Invocando una libertà assoluta di diventare ciò che si desidera essere, qualsiasi ostacolo o condizionamento o concezione culturale che proponga un altro percorso educativo, anche semplicemente quello naturale di maschio o femmina, viene considerato sbagliato e addirittura “discriminatorio”):

«I libri – si interroga il porporato – dell’Istituto A.T. Beck, dal titolo accattivante “Educare alla diversità a scuola” e ispirati alla teoria del gender, sono veramente scomparsi dalle scuole italiane?». Il cardinale ha poi sottolineato che anche se la maggior parte dei genitori fosse d’accordo: «Chi non lo è – aggiunge – ha il diritto di astenere i propri figli da quelle “lezioni” senza incorrere in nessuna forma, né esplicita né subdola, di ritorsione, come sta invece accadendo in qualche Stato vicino a noi. Noi Vescovi su questo saremo sempre in prima linea a qualunque costo, così come sul fronte della giustizia, dei poveri e dello stato sociale, che portiamo avanti grazie anche all’otto per mille».

Così come sul fronte della famiglia e della vita umana, che il Papa ha riaffermato nel grandioso incontro delle famiglie a Manila: «Siate santuari della vita – affermava il Pontefice -, proclamando la sacralità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale».

Continuando poi a parlare di famiglia, il presidente della Cei ha ricordato anche un altro monito, lanciato dal Santo Padre durante il suo viaggio apostolico nelle Filippine: «Ogni minaccia – ha sottolineato il Papa – alla famiglia è una minaccia alla società stessa (…) custodite le vostre famiglie! Proteggete le vostre famiglie! Vedete in loro il più grande tesoro della vostra Nazione».

E queste parole di Papa Francesco, sono state richiamate da Bagnasco nella riflessione in vista del Sinodo ordinario del novembre prossimo, che avrà per tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”: «Con chiarezza – osserva il presidente dei vescovi italiani – il Sommo Pontefice ha inquadrato tali minacce nell’orizzonte di un tentativo arrogante e continuo di colonizzazione culturale o, come dice il Papa, ideologica».

Papa Francesco celebra messa a Manila, nelle Filippine

Papa Francesco celebra messa a Manila, nelle Filippine

Quindi ha citato altre espressioni di Papa Bergoglio, sempre estrapolate dal discorso di Manila: «Stiamo attenti alle nuove colonizzazioni ideologiche (…) che cercano di distruggere la famiglia (…) Non perdiamo la libertà della missione che Dio ci dà, la missione della famiglia (…), come famiglie dobbiamo essere molto, molto sagaci, molto abili, molto forti, per dire “no” a qualsiasi tentativo di colonizzazione della famiglia, e chiedere a san Giuseppe (…) che ci mandi l’ispirazione di sapere quando possiamo dire “sì” e quando dobbiamo dire “no”».

Per spiegare cosa intenda nel profondo circa le “minacce” alla famiglia, il cardinale ha posto alcuni paragoni: «Si dice famiglia – denuncia il porporato -, ma si pensa a qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio, che ne riconosce in modo impegnativo la pubblica valenza, e dai due generi. Si parla dei figli come se fossero un diritto degli adulti e un oggetto da produrre in laboratorio, anziché un dono da accogliere. In Europa, si vuole far dichiarare l’aborto come un diritto fondamentale così da impedire l’obiezione di coscienza e si spinge perché sia riconosciuto il cosiddetto aborto “post partum”!».

Secondo l’arcivescovo di Genova, si afferma la qualità della vita, ma la si concepisce come efficienza e produzione, anziché come rete di relazioni di giustizia e di solidarietà: «Si discute – ammonisce il cardinale – sulla malattia e sulla morte come qualcosa che deve essere a nostra disposizione, e non invece nella prospettiva per cui la salute di ogni cittadino interessa il bene comune».

Insomma, a detta del presidente della Cei, si ricerca la garanzia dei diritti individuali, ma si dimentica la serie dei corrispettivi doveri sociali, senza dei quali una realtà comunitaria non sta in piedi: «Per questo – conclude -, se la famiglia è il baricentro esistenziale da preservare, l’impegno nella vita sociale è aspetto irrinunciabile della presenza dei cattolici nel nostro Paese».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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2 Comments on “No alla teoria gender a scuola, noi vescovi in prima linea”

  1. ….ma, se non ricordo male, la Bibbia non “condona” ma “condanna” l’omosessualità..
    ho paura che di questo passo nell’ora di religione il docente proporrà quello che propose il proff dell”attimo fuggente (prof Kittim ?) ..che fece strappare alcune pagine di un testo perchè considerate inutili… Sono ancora valide le parole di Paolo quando disse che “uomini che giacciono con uomini non erediteranno il Regno di Dio” ?…

  2. Giovanni Antonio Nigro // 27 gennaio 2015 a 18:06 //

    Parole sante, Eminenza! Ma poi avviene che il card. Bergoglio riceva in Vaticano un transessuale spagnolo con la sua fidanzata (ne hanno parlato tutti i giornali). Cosa dobbiamo pensare noi poveri cristiani? Dov’è la coerenza e il Magistero della Chiesa sulla sessualità umana e contro la teoria del gender?

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