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“Il cristiano deve dire no alla globalizzazione dell’indifferenza”

"Mentre io - spiega il Papa - sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza"

E’ stato questo il monito scritto da Papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima, pubblicato martedì, dal titolo “Rinfrancate i vostri cuori”

Papa Francesco

«Dio non è indifferente a noi e a quello che ci accade: per questo il cristiano deve dire no alla globalizzazione dell’indifferenza, cioè a quella attitudine egoistica, di indifferenza, che ha preso oggi una dimensione mondiale».

Questo è quanto scritto da Papa Francesco nel suo Messaggio per la Quaresima, incentrato sul tema “Rinfrancate i vostri cuori”, pubblicato martedì (Gc 5,8): «Dio – spiega il Papa – non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato. Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo».

Insomma, ciascuno di noi gli interessa: «Il suo amore – aggiunge il Pontefice – gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi – denuncia il Santo Padre – certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subisconoAllora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza».

Un esempio di esclusione sociale e indifferenza

Un esempio di esclusione sociale e indifferenza

E per il Papa questo è un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare: «L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio – ammonisce Papa Bergoglio – è una reale tentazione anche per noi cristiani e per questo abbiamo bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano. Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra».

E la Chiesa, a detta di Papa Francesco, è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità: «Tuttavia – osserva il Papa – il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta, attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita».

Insomma, il popolo di Dio ha bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso. Del resto: «Nessuno – ricorda il Santo Padre – possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti». E poiché siamo legati in Dio, possiamo fare qualcosa anche per i lontani: «Per coloro – puntualizza il Sommo Pontefice – che con le nostre sole forze non potremmo mai raggiungere, in quanto con loro e per loro preghiamo Dio affinché ci apriamo tutti alla sua opera di salvezza».

Se un membro soffre, tutte le membra soffrono”: Papa Bergoglio ha quindi scelto questa immagine, tratta dalla prima lettera ai Corinzi, per descrivere la Chiesa: «La carità di Dio – riflette ancora il Pontefice – che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza».

Tuttavia, il Papa ha ricordato che si può testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato: «Il cristiano – ribadisce il Papa Bergoglio – è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini».

A tal proposito, Francesco ha citato la liturgia del Giovedì santo con il rito della lavanda dei piedi: “Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo così può servire l’uomo”.

Dunque, la Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui: «Ciò – scrive il Papa nel Messaggio per la Quaresima – avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene a un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro».

Per questo, come afferma san Paolo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui”: «La Chiesa – puntualizza il Santo Padre – è comunione dei santi, perché vi partecipano i santi, ma anche perché è comunione di cose sante: l’amore di Dio rivelatoci in Cristo e tutti i suoi doni. Tra essi, c’è anche la risposta di quanti si lasciano raggiungere da tale amore. In questa comunione dei santi, e in questa partecipazione alle cose sante, nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti».

Inoltre, per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile. Ne è convinto il Papa, che nel Messaggio per la Quaresima invita anche a unirsi alla Chiesa del cielo nella preghiera: «Con i santi – spiega – che hanno trovato la loro pienezza in Dio, formiamo parte di quella comunione nella quale l’indifferenza è vinta dall’amore.

La Chiesa del cielo non è trionfante perché ha voltato le spalle alle sofferenze del mondo e gode da sola: piuttosto, i santi possono già contemplare e gioire del fatto che, con la morte e la resurrezione di Gesù, hanno vinto definitivamente l’indifferenza, la durezza di cuore e l’odio».

Finché questa vittoria dell’amore non compenetra tutto il mondo, i santi camminano con noi ancora pellegrini». A questo punto il Papa, cita una lettera di Santa Teresa di Lisieux, la quale scriveva convinta che la gioia nel cielo per la vittoria dell’amore crocifisso, non è piena finché anche un solo uomo sulla terra soffre e geme: «”Conto molto – cita il Papa – di non restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime”.

Anche noi – evidenzia il Papa – partecipiamo dei meriti e della gioia dei santi ed essi partecipano alla nostra lotta e al nostro desiderio di pace e di riconciliazione. La loro gioia per la vittoria di Cristo risorto è per noi motivo di forza per superare tante forme d’indifferenza e di durezza di cuore».

Anche per questo, a detta del Pontefice, ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani: «Alle parrocchie, in particolare, – si sofferma il Santo Padre – spetta il compito di diventare isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza».

Con questo doppio invito, Papa Bergoglio nel Messaggio per la Quaresima ricorda come la Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini: «Questa missione – spiega il Papa nel Messaggio – è la paziente testimonianza di Colui che vuole portare al Padre tutta la realtà e ogni uomo. La missione è ciò che l’amore non può tacere: la Chiesa segue Gesù Cristo sulla strada che la conduce a ogni uomo, fino ai confini della terra».

Così, scrive ancora Francesco – possiamo vedere nel nostro prossimo il fratello e la sorella per i quali Cristo è morto ed è risorto: «Quanto abbiamo ricevuto – rimarca il Sommo Pontefice – lo abbiamo ricevuto anche per loro. E parimenti, quanto questi fratelli possiedono è un dono per la Chiesa e per l’umanità intera. Quanto desidero – auspica il Papa – che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!».

Ma non solo come Chiesa: «Anche come singoli – avverte il Pontefice – abbiamo la tentazione dell’indifferenza: siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità a intervenire».

Che cosa fare, si interroga il Papa, per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?: «In primo luogo – la risposta – possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! In secondo luogo, possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità».

Infine, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione: «Perché – scrive il Pontefice – il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli. Solo così potremo resistere alla tentazione diabolica, che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli».

Infine, per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, nel Messaggio il Papa chiede a tutti di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore, come scrive Benedetto XVI nella “Deus caritas est”: «Avere un cuore misericordioso – precisa Francesco – non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle.

In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro. “Rendi il nostro cuore simile al tuo”, prega infine il Santo Padre per il tempo di preparazione alla Pasqua: «Allora – conclude – avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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