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Crisi in Europa: Italia tra i sette Paesi deboli, con il primato dei Neet

"In Italia, dal 2010 ad oggi le Caritas diocesane hanno raddoppiato (+99%) le iniziative contro la crisi, per fare fronte a povertà e disoccupazione crescenti. Sono aumentati del 70% gli empori della solidarietà che distribuiscono cibo gratuitamente in 109 diocesi e del 77,7% i progetti sperimentali per contrastare la crisi (da 121 nel 2012 a 215 nel 2013)"

Lo rivela il terzo rapporto di monitoraggio dell’impatto della crisi economica in sette “Paesi deboli” dell‘Unione europea, curato da Caritas Europa, presentato giovedì a Roma

Nonostante alcuni segnali di ripresa gli effetti della crisi in Europa appaiono ancora molto forti e persistenti, complici anche le politiche di austerity, soprattutto in Grecia, Romania, Italia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Cipro, più colpite dalla mancanza di lavoro.

Tra i dati più evidenti, l’esplosione dei Neet (i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano e non studiano) nei 7 Paesi, il 18,1% rispetto alla media del 13% nei Paesi Ue, con il triste primato dell’Italia e un tasso di disoccupazione generale del 16,9% rispetto alla media europea del 10,8%. C’è una tendenza ad una precarizzazione del lavoro, ad una diminuzione delle ore lavorate, ad un incremento del tasso di lavoro part time.

Questo quadro ancora preoccupante, emerge dal terzo rapporto di monitoraggio dell’impatto della crisi economica in sette “Paesi deboli” dell‘Unione europea, curato da Caritas Europa, presentato giovedì a Roma.

In dettaglio, in Europa, dal 2012 al 2013 il tasso di disoccupazione è passato dal 10,4% al 10,8% della popolazione europea in età attiva. Nell’Unione a 28 Stati (aprile 2014), erano più di 25 milioni i cittadini privi di lavoro (8,4 milioni in più rispetto al dato pre-crisi del 2008). Le persone più colpite sono quelle con bassi livelli di istruzione e i giovani (sono oltre 5 milioni di disoccupati sotto i 25 anni, pari al 22,5%).

Aumenta dal 2012 al 2013 il fenomeno della disoccupazione di “lungo periodo”: nel 2013, il 49,4% dei disoccupati europei era tale da più di un anno (44% nel 2011). Inoltre i tagli alla sanità e alle spese scolastiche a causa delle politiche di austerity dei governi europei hanno provocato o aggravato numerose situazioni di povertà, soprattutto nei 7 Paesi “deboli” dell’Unione Europea.

Aumenta il numero di cittadini  che rinunciano a cure mediche essenziali (22,8% in media nei 7 Paesi): in Italia la riduzione è stata pari allo 0,4%. Il fenomeno dei cittadini che rinunciano alle cure mediche si riflette nella domanda sociale che giunge alle Caritas: nel corso del 2013, in Italia, il 10,5% degli utenti dei Centri di ascolto ha richiesto una prestazione assistenziale di tipo sanitario, altrimenti erogabile dal servizio pubblico (+6% rispetto all’anno precedente).

Insomma, in tema di povertà e di esclusione sociale, il Rapporto Caritas evidenzia un’Europa due velocità: alla fine del 2013 il 24,5% della popolazione europea (122,6 milioni di persone, un quarto del totale) era a rischio di povertà o esclusione sociale (1,8 milioni in meno rispetto al 2012). L’Italia si posiziona su valori intermedi (28,4%).

Walter Nanni, responsabile Centro studi Caritas Italiana

Walter Nanni, responsabile Centro studi Caritas Italiana

In particolare, nel nostro Paese, dal 2010 ad oggi le Caritas diocesane hanno raddoppiato (+99%) le iniziative contro la crisi, per fare fronte a povertà e disoccupazione crescenti. Sono aumentati del 70% gli empori della solidarietà che distribuiscono cibo gratuitamente in 109 diocesi e del 77,7% i progetti sperimentali per contrastare la crisi (da 121 nel 2012 a 215 nel 2013). In Italia l’azione Caritas si svolge attraverso 1.148 iniziative anticrisi.

Sono 139 gli sportelli diocesani di consulenza/orientamento al lavoro, mentre sul fronte casa vi sono servizi informativi in 68 diocesi (+77,7%). Nel corso del 2013 Caritas italiana ha attivato un “fondo straordinario anticrisi” per sostenere le Caritas diocesane.

Da giugno a dicembre 2013, il 76% delle Caritas diocesane ha presentato richiesta di rimborso per un importo pari a 5 milioni 650 mila euro. Prevalgono le spese per i contributi al reddito (il 39,6% dell’ammontare complessivo) e l’acquisto di beni di prima necessità (32%).

Al Sud vengono chiesti più fondi di garanzia bancari per attività di microcredito, contributi al reddito e sostegno alle esigenze abitative. Al Nord, invece, le spese per i voucher lavoro.

In conclusione, in Europa 123 milioni di persone (24,5% della popolazione), 1 su 4, sono poveri, un dato in aumento perché aggravato dalla crisi e dai tagli dei governi al sociale che hanno provocato le conseguenze maggiori proprio sui poveri, paradossalmente arricchendo i più ricchi: «Dovevano diventare – accusa Walter Nanni, responsabile dell’Ufficio studi di Caritas italiana – 96,4 milioni entro il 2020, ossia 20 milioni di poveri in meno, ma sono invece aumentati. Viene da chiedersi se la medicina per risanare la spesa pubblica, non abbia invece ucciso il paziente».

About Davide De Amicis (2633 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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