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“Riprendi a fare il discepolo, ricomincia da capo e mettiti in ascolto del Signore”

"Penso - osserva l’arcivescovo di Pescara -Penne - che in questo ultimo scorcio della storia manchi a tutti noi il coraggio di tempi non lunghissimi, ma medio-brevi, di un luogo in disparte su di un alto monte, nella solitudine. E, se volete, aggiungo nel silenzio: apprezzare il silenzio, la possibilità di una realtà che ci circonda che non è disturbata da niente e da nessuno. Senza voler fare i mistici a tutti i costi, il Signore è lì che si manifesta e che si rivela"

E’ stata questa l’esortazione lanciata, lo scorso mercoledì, dall’arcivescovo Valentinetti a laici e consacrati presenti nella chiesa pescarese dello Spirito Santo per la Lectio divina quaresimale

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

«Non bisogna assolutamente scandalizzarsi quando si arriva ai limiti della nostra esistenza e ci sembra che non abbiamo concluso nulla di quanto la provvidenza ha messo davanti il nostro cuore. È quello il momento in cui Gesù ci dice “Riprendi a fare il discepolo, ricomincia da capo”».

Lo ha affermato lo scorso mercoledì, presso la chiesa pescarese dello Spirito Santo, monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, pronunciando la lectio divina di Quaresima che ha approfondito il passo evangelico della Trasfigurazione raccontato dall’evangelista Marco. Dunque ricominciare da capo, specialmente di fronte al peccato: «Quando il peccato ci assale – ribadisce il presule -, quando il peccato ci fa cadere, il sistema migliore è ricominciare da capo, tornare a fare i discepoli, ricominciare dalle piccole e grandi cose del discepolato».

I fedeli riunitisi presso la chiesa dello Spirito Santo

I fedeli riunitisi presso la chiesa dello Spirito Santo

È questo il caso di Pietro che non credendo inizialmente a Gesù il quale, in occasione della Trasfigurazione, annuncia la sua passione viene da egli stesso rimproverato: “Vai dietro a me satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Ovvero: «Vai dietro a me – parafrasa monsignor Valentinetti -, rimettiti a fare il discepolo. Non pensare che tu sei già arrivato, con il tuo cammino di fede, solamente perché mi hai riconosciuto».

Dunque, in occasione della Trasfigurazione, Gesù prende da parte Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce su di un alto monte: «Dio – spiega l’arcivescovo di Pescara-Penne – sceglie un luogo in alto per manifestare la sua presenza. E prima o poi può esserci un momento nella nostra vita in cui, per nostra volontà o per volontà del Signore, noi dovremo affrontare questo passaggio: avere il coraggio di trovare l’alto monte, il monte della manifestazione di Dio. Immagino che ognuno potrebbe trovarne qualcuno nella propria vita e nella propria esistenza che corrisponde ad un luogo fisico, ma che potrebbe corrispondere anche ad un luogo spirituale».

Un altro elemento importante, relativo all’episodio della Trasfigurazione, è che Gesù conduce i discepoli in disparte, lontano dalle interferenze che possono dare fastidio: «Io penso – osserva l’arcivescovo di Pescara -Penne – che in questo ultimo scorcio della storia manchi a tutti noi, nella vita della Chiesa, il coraggio di tempi non lunghissimi ma medio-brevi di un luogo in disparte su di un alto monte, nella solitudine. E, se volete, aggiungo nel silenzio: apprezzare il silenzio, la possibilità di una realtà che ci circonda che non è disturbata da niente e da nessuno. Anche perché, senza voler fare i mistici a tutti i costi, il Signore è lì che si manifesta e che si rivela».

Un’esperienza, questa, che è possibile vivere anche attraverso la pratica degli esercizi spirituali: «Se non avete ancora fatto questa esperienza – propone Valentinetti -, provate a metterla in cantiere nella vostra vita. Esercizi spirituali, in silenzio, in un luogo appartato: solo voi o solo insieme agli altri esercitanti».

Da qui l’idea che, forse, dalla prossima Quaresima potrebbe diventare realtà: «Predicare – ipotizza l’arcivescovo – un corso di esercizi spirituali qui trovandoci la sera per fare le meditazioni, per poi trovare il tempo, durante il giorno, per fare momenti di preghiera e di raccoglimento. Vedremo se ciò sarà possibile».

Ma tornando all’episodio evangelico, ciò che accade su quel monte è l’evento che richiama quella che sarà l’esperienza finale di Gesù: «Le sue vesti bianchissime, come nessun lavandaio possa renderle così bianche, e il volto splendente. Ci troviamo di fronte ad una metamorfosi, ad un cambiamento, a qualcosa che prima non c’era e ora c’è. E che questo sia un fatto straordinario è dato da ciò che accade immediatamente dopo, con l’apparizione di Elia e Mosè che conversano con Gesù».

Un’apparizione che genera una reazione apparentemente serena a Pietro che afferma “Rabbì, è bello essere qui, facciamo tre capanne…”: «Ma mentre il testo – precisa monsignor Tommaso Valentinetti – dice che Pietro si entusiasma per ciò che stava accadendo, il Vangelo commenta “Non sapeva che cosa dire, perché erano spaventati”. Il mistero di Dio, prima o poi, ci pervade, ci tocca e, senza voler fare i mistici a buon mercato, il mistero di Dio arriva a penetrare nelle profondità della nostra vita e della nostra esistenza».

Un mistero, questo, che spaventa nel momento in cui ci interpella e ci chiede conto della nostra vita e della nostra esistenza: «Ma la consolazione – continua il presule – arriva con la voce della nube: “Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo”. Questa voce proclamaCostui è il figlio mio, l’amato, ascoltate, mettetevi in atteggiamento di ascolto. Questo dovete fare: siete venuti in disparte su di un alto monte, siete venuti da soli, mettetevi in atteggiamento di ascolto”».

È un mistero, quello della Trasfigurazione, che non deve destare paura: «Non abbiate timore – insiste l’arcivescovo di Pescara-Penne –, non abbiate preoccupazione di che cosa fare di fronte a questo mistero di Dio che vi sta coinvolgendo e che diventa sempre più esigente nella vostra vita».

Insomma, l’importanza di questo itinerario è mettersi nell’atteggiamento dell’ascolto: «Del resto – conclude Valentinetti -, qual è il motivo per cui Gesù si è fatto carne? Perché Gesù è venuto in mezzo a noi? Per proclamare la Parola del Padre. Ed ecco che questi tre discepoli, toccano con mano l’essenza stessa della rivelazione: ecco perché Gesù si trasfigura».

About Davide De Amicis (2632 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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