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“I bambini sono i grandi esclusi, perché non li lasciamo nascere”

"I bambini portano vita - ricorda il Papa - portano allegria, speranza, anche guai, la vita è così. Certamente portano anche preoccupazioni e a volte problemi: ma è meglio una società con queste preoccupazioni e questi problemi, che una società triste e grigia perché è rimasta senza bambini!"

Lo ha affermato stamani Papa Francesco, in piazza San Pietro, pronunciando la catechesi all’interno della prima delle due udienze generali dedicate ai bambini

Papa Francesco saluta un gruppo di bambini

«I bambini sono un grande dono per l’umanità, ma sono anche i grandi esclusi perché neppure li lasciamo nascere». Con queste parole dedicate ai più piccoli, stamani, Papa Francesco ha aperto la consueta udienza generale del mercoledì, in una piazza San Pietro affollata da 16 mila fedeli, con la penultima delle catechesi incentrate sulla famiglia.

In particolare, il Papa quest’oggi si è soffermato sul grande dono che i bambini rappresentano per l’umanità, mentre mercoledì prossimo parlerà di alcune ferite che purtroppo fanno male all’infanzia: «Mi vengono in mente – ricorda il Pontefice – i tanti bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Asia: pieni di vita, di entusiasmo, e, d’altra parte, vedo che nel mondo molti di loro vivono in condizioni non degne. Da come sono trattati i bambini si può giudicare una società non solo moralmente, ma anche sociologicamente, se è una società libera o schiava degli interessi internazionali».

I fedeli in piazza San Pietro per l'udienza generale

I fedeli in piazza San Pietro per l’udienza generale

Comunque, a detta del Santo Padre, tutti abbiamo bisogno di perdono. Dio, tra l’altro, ha una particolare sintonia con i bambini: «Dio – osserva il Santo Padre – non ha difficoltà a farsi capire dai bambini e i bambini non hanno problemi a capire Dio: non per caso, nel Vangelo ci sono alcune parole molto belle e forti di Gesù sui piccoli, termine che indica tutte le persone che dipendono dall’aiuto degli altri e in particolare i bambini».

I bambini, secondo il Sommo Pontefice, sono in sé stessi una ricchezza per l’umanità e per la Chiesa: «Perché – continua – ci richiamano costantemente alla condizione necessaria per entrare nel Regno di Dio: quella di non considerarci autosufficienti, ma bisognosi di aiuto, di amore, di perdono».

I bambini ci ricordano, quindi, anche che restiamo sempre figli: «Tutti siamo figli! – ribadisce Papa Bergoglio, ricordando che anche se uno diventa adulto, o anziano, anche se diventa genitore, se occupa un posto di responsabilità, al di sotto di tutto questo rimane l’identità di figlio – E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta: a volte rischiamo di vivere dimenticandoci di questo, come se fossimo noi i padroni della nostra esistenza, e invece siamo radicalmente dipendenti».

Insomma, il grande dono della vita è il primo regalo che abbiamo ricevuto: «È motivo di grande gioia – riflette Papa Francesco – sentire che in ogni età della vita, in ogni situazione, in ogni condizione sociale, siamo e rimaniamo figli. Questo è il principale messaggio che i bambini ci danno, con la loro stessa presenza».

Ed è la spontaneità una delle prime caratteristiche che i piccoli lasciano emergere: «I bambini – spiega il Papa – non sono diplomatici, dicono quello che sentono, dicono quello che vedono, direttamente, e tante volte mettono in difficoltà i genitori. I bambini dicono quello che vedono, non sono persone doppie, non hanno ancora imparato quella scienza della doppiezza che noi abbiamo imparato».

Dunque, i bambini portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro: «Il bambino, infatti, – aggiunge il Santo Padre – ha una spontanea fiducia nel papà e nella mamma e ha una spontanea fiducia in Dio, in Gesù, nella Madonna. Nello stesso tempo, il suo sguardo interiore è puro, non ancora inquinato dalla malizia, dalle doppiezze, dalle incrostazioni della vita che induriscono il cuore. Sappiamo che anche i bambini hanno il peccato originale, che hanno i loro egoismi, ma conservano una purezza, una semplicità interiore».

Un altro aspetto che distingue i bambini dalle altre persone è la loro capacità di ricevere e dare tenerezza: «Che, come dice la Bibbia , – riporta il Pontefice – è avere un cuore di carne e non di pietra, ma è anche poesia: è sentire le cose e gli avvenimenti, non trattarli come meri oggetti, solo per usarli, perché servono».

È così questo il ritratto dei bambini fatto dal Papa al termine dell’udienza, durante la quale ha anche fatto notare che i bambini hanno la capacità di sorridere e di piangere: «Due cose – riconosce Bergoglio – che in noi grandi spesso si bloccano, non siamo più capaci… Dipende sempre dal cuore che si indurisceE allora i bambini possono insegnarci di nuovo a sorridere e a piangere».

E come esempio di spontaneità, il Papa ha citato la sua stessa esperienza durante le udienze generali: «Alcuni – raccontato ai fedeli, fuori testo – quando li prendo per baciarli sorridono, altri mi vedono in bianco e credono che io sia il medico venuto per il vaccino e piangono… Ma spontaneamente, i bambini sono così. Talvolta, invece, il nostro diventa un sorriso di cartone, artificiale, di pagliacci. E allora dobbiamo domandarci: sorrido spesso, con freschezza, con amore, o il mio sorriso è artificiale? Io ancora piango oppure ho perso la capacità di piangere? Due domande molto importanti, che ci insegnano i bambini».

Al di là di tutto, i bambini sono portatori di gioia: «Portano vita – ricorda il Sommo Pontefice -, allegria, speranza, anche guai, la vita è così. Certamente portano anche preoccupazioni e a volte problemi: ma è meglio una società con queste preoccupazioni e questi problemi, che una società triste e grigia perché è rimasta senza bambini!».

Per questo, il Papa ha voluto concludere la catechesi dell’udienza generale odierna con un’amara constatazione, che è voluta essere anche uno stimolo alle famiglie: «Quando vedo – conclude Papa Francesco – che il livello di nascite di una società appena arriva all’un per cento, possiamo dire che questa società è triste, è grigia, perché è rimasta senza bambini».

About Davide De Amicis (2700 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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