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“Non si può vivere la Pasqua senza entrare nel mistero compiuto da Dio”

"Entrare nel mistero - ricorda il Papa - significa capacità di stupore, di contemplazione, capacità di ascoltare il silenzio e sentire il sussurro di un filo di silenzio sonoro in cui Dio ci parla. Entrare nel mistero ci chiede di non avere paura della realtà: non chiudersi in se stessi, non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli, non eliminare gli interrogativi"

Lo ha affermato ieri sera Papa Francesco, presiedendo la solenne Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro gremita da 7 mila fedeli

Papa Francesco presiede la Veglia pasquale

«Anche a noi fa bene, in questa notte di veglia, fermarci a riflettere sull’esperienza delle discepole di Gesù, che interpella anche noi. Per questo, in effetti, siamo qui: per entrare nel Mistero che Dio ha compiuto con la sua veglia d’amore».

Lo ha affermato ieri sera Papa Francesco, presiedendo la solenne celebrazione della Veglia pasquale all’interno della Basilica di San Pietro gremita da 7 mila fedeli, i quali hanno ricevuto la luce di Cristo accendendo altrettanti ceri: «Non si può vivere la Pasqua – spiega il Papa, pronunciando l’omelia – senza entrare nel mistero. Non è un fatto intellettuale, non è solo conoscere, leggereÈ di più, è molto di più! Entrare nel mistero significa capacità di stupore, di contemplazione, capacità di ascoltare il silenzio e sentire il sussurro di un filo di silenzio sonoro in cui Dio ci parla. Entrare nel mistero ci chiede di non avere paura della realtà: non chiudersi in se stessi, non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli, non eliminare gli interrogativi».

Un po’ come fecero le donne, che furono le prime a vedere questo grande segno, la tomba vuota, e furono le prime ad entrarvi: «Entrare nel mistero – precisa il Santo Padre – significa andare oltre le proprie comode sicurezze, oltre la pigrizia e l’indifferenza che ci frenano, e mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell’amore, cercare un senso non scontato, una risposta non banale alle domande che mettono in crisi la nostra fede, la nostra fedeltà e la nostra ragione. Per entrare nel mistero ci vuole umiltà, l’umiltà di abbassarsi, di scendere dal piedistallo del nostro io tanto orgoglioso, della nostra presunzione; l’umiltà di ridimensionarsi, riconoscendo quello che effettivamente siamo: delle creature, con pregi e difetti, dei peccatori bisognosi di perdono. Per entrare nel mistero ci vuole questo abbassamento che è impotenza, svuotamento delle proprie idolatrie… adorazione. Senza adorare non si può entrare nel mistero».

Tutto questo ci insegnano le donne discepole di Gesù: «Esse vegliarono – ricorda il Pontefice -, quella notte, insieme con la Madre. E lei, la Vergine Madre, le aiutò a non perdere la fede e la speranza. Così non rimasero prigioniere della paura e del dolore, ma alle prime luci dell’alba uscirono, portando in mano i loro unguenti e con il cuore unto d’amore».

Uscirono e trovarono il sepolcro aperto ed entrarono: « Dunque – conclude Papa Francesco – vegliarono, uscirono ed entrarono nel Mistero. Impariamo da loro a vegliare con Dio e con Maria, nostra Madre, per entrare nel Mistero che ci fa passare dalla morte alla vita».

About Davide De Amicis (2633 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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