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Cristiani gettati in mare: “La Chiesa è attonita, siamo nell’imbarbarimento”

"Ma possibile - si chiede monsignor Galantino - che non esista la possibilità per tanti Stati, per tante nazioni che hanno al loro interno energie anche intellettive e organizzative straordinarie, possibile che non siano in grado di pensare interventi che non siano quelli dell’intervento armato oppure delle braccia allargate? Io ho l’impressione veramente che si tratta soltanto di una sorta di modo elegante per lavarsi le mani di fronte a un dramma che diventerà sempre più insopportabile dall’Italia"

Lo ha affermato stamani il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, commentando la notizia dei profughi gettati in mare dai barconi perché cristiani

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcpale italiana

«La Chiesa è attonita per l’uccisione dei dodici immigrati cristiani, gettati in mare durante il viaggio dalla Libia verso l’Italia». Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, stamani ha parato di imbarbarimento, ai microfoni di Radio Vaticana: «C’era da aspettarselo – afferma monsignor Galantino -. Alcuni discorsi che finora erano stati tenuti sul piano ideologico e l’ideologia andava ad alimentare alcuni comportamenti tenuti da elementi più o meno strutturati, più o meno tenuti insieme da gruppi, da associazioni, da clan; adesso questo tipo di discorso di rivendicazione, questo tipo di contrapposizione purtroppo basata sulla religione ma che con la religione non ha niente a che fare, viene speso a livelli spiccioli e di contrasti individuali. Ecco questo, secondo me, rappresenta un passo avanti nell’imbarbarimento, nella strumentalizzazione della religione».

Migranti pronti a sbarcare a Lampedusa

Migranti pronti a sbarcare a Lampedusa

Del resto, quando gente che vive la stessa situazione di difficoltà, qual è quella di coloro i quali stanno su un barcone e tentano di raggiungere un posto che dovrebbe essere di speranza: «Addirittura – osserva il segretario generale della Cei – strumentalizzano l’esperienza religiosa e il credo religioso per dover far prevaler il proprio pensiero, la propria situazione, vuol dire che sono stati interiorizzati certi ragionamenti».

Un problema, questo, un dramma che non può essere affrontato con gli strumenti di sempre: «Bisogna, evidentemente, – sottolinea Galantino – mettere in campo altri modi di pensare, altri modi di agire, altri modi di intendersi. Qui l’alternativa è o allargare le braccia o andare a far guerra: ma possibile che non esista la possibilità per tanti Stati, per tante nazioni che hanno al loro interno energie anche intellettive e organizzative straordinarie, possibile che non siano in grado di pensare interventi che non siano quelli dell’intervento armato oppure delle braccia allargate? Io ho l’impressione, veramente, che si tratta soltanto di una sorta di modo elegante per lavarsi le mani di fronte a un dramma, che diventerà sempre più insopportabile dall’Italia».

Monsignor Galantino, infine, ha concluso auspicando che gli Stati Uniti, l’Europa ed altri dicano almeno una parola, almeno una, di autocritica su quello che hanno fatto negli anni passati: «Se siamo seri – ammette monsignor Nunzio Galantino – dobbiamo dire anche che gran parte di queste situazioni sono state favorite, se non proprio create da tipi di interventi incauti, da interventi dietro i quali stiamo scoprendo un poco alla volta che c’erano soltanto interessi: altro che voglia di esportare valori, altro che voglia di esportare democrazia!».

Intanto solidarietà e dolore in nome dell’unico Dio per i dodici cristiani gettati in mare, sono stati espressi da Ezzedine Elzir, presidente dell’Unione delle Comunità musulmane in Italia (Ucoii): «Siamo in attesa di avere notizie confermate – dichiara intervistato dall’agenzia di stampa Sir – perché purtroppo spesso queste notizie non trovano riscontri».

Fatta questa premessa, l’Ucoii ha espresso tutta la sua solidarietà per le dodici vittime di ieri, ma anche per tutti i morti di questi giorni nel mare: «Ogni giorno – aggiunge l’Imam – piangiamo decine e decine di morti. Il mio invito ripete quanto detto da Papa Francesco, alcuni giorni fa, sulla cultura dell’indifferenza. Sta a noi combatterla. Se è vera questa notizia, possiamo dire oggi di essere arrivati al fondo della disumanità. Siamo alla guerra tra poveri, tra disperati».

Elzir

Ezzedine Elzir, presidente dell’Unione delle comunità musulmane d’Italia

Pur immaginando la disperazione di quelle ore sul barcone, dunque, il rappresentante dei musulmani italiani non riesce a capire come si può essere gettati in mare per una preghiera. E precisa: «Non ci può essere corrispondenza tra la preghiera a un Dio e l’uccisione di una persona. Anzi è proprio nei momenti più difficili e disperati che dovrebbe scattare una maggiore solidarietà».

Ma può dar fastidio ad un islam integralista una preghiera rivolta al nome di Gesù? «Gesù per i musulmani – ricorda Elzir – è un grande profeta, portatore di una grande messaggio del Signore, come lo è il profeta Muhammad e come lo sono Mosè e Abramo».

Poi aggiunge: «I musulmani pregano solo Dio. Ma attenzione: anche i nostri fratelli cristiani che vivono in Palestina, in Siria, in Giordania e pregano in arabo, invocano in arabo il nome di Dio con il termine Allah».

La vicenda, comunque, non appare chiara al presidente Ucoii: «Mi chiedo – si interroga Ezzedine Elzir -: siamo veramente certi che hanno buttato tutti cristiani? E come hanno fatto in quella situazione estrema a capire chi era cristiano e chi no?».

Ci sono, a suo dire, tante cose ancora da chiarire: «Al momento, però, – conclude l’imam – una cosa è certa: chi ha compiuto un gesto simile è un criminale e non dobbiamo ora attribuire né all’Islam né all’immigrazione quanto è successo. Non è per colpa di un criminale che dobbiamo ora vedere il mondo degli immigrati come criminale. Sarà la legge a giudicarli e alla magistratura fare chiarezza. Noi non dobbiamo cedere alla propaganda politica ed elettorale. A tutti oggi diciamo basta odio, perché generare odio su odio non conviene a nessuno».

About Davide De Amicis (2632 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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