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“Dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia!”

"Se non troviamo - avverte il Papa - un soprassalto di simpatia per questa alleanza, capace di porre le nuove generazioni al riparo dalla sfiducia e dall’indifferenza, i figli verranno al mondo sempre più sradicati da essa fin dal grembo materno"

Lo ha sostenuto con forza ieri Papa Francesco, pronunciando la catechesi della seconda udienza generale dedicata al tema della reciprocità tra uomo e donna

Papa Francesco

«La svalutazione sociale per l’alleanza stabile e generativa dell’uomo e della donna, è certamente una perdita per tutti. Dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia!». Lo ha esclamato ieri il Papa, tra gli applausi dei 25 mila fedeli presenti all’udienza generale in piazza San Pietro, ancora una volta dedicata al tema della reciprocità tra uomo e donna: «Se non troviamo – avverte il Pontefice – un soprassalto di simpatia per questa alleanza, capace di porre le nuove generazioni al riparo dalla sfiducia e dall’indifferenza, i figli verranno al mondo sempre più sradicati da essa fin dal grembo materno».

Un concetto, quest’ultimo, che il Pontefice ha sostenuto citando le Sacre Scritture: «La Bibbia – ricorda il Santo Padre – dice una cosa bella: “L’uomo trova la donna, loro si incontrano, e l’uomo deve lasciare qualcosa per trovarla pienamente. Per questo l’uomo lascia suo padre e sua madre per andare da lei. È bello! Significa incominciare una strada: l’uomo è tutto per la donna e la donna è tutta per l’uomo».

I fedeli in piazza San Pietro per l'udienza generale

I fedeli in piazza San Pietro per l’udienza generale

Un’alleanza, questa, da tutelare: «La custodia – sottolinea Papa Bergoglio – di questa alleanza dell’uomo e della donna, anche se peccatori e feriti, confusi e umiliati, sfiduciati e incerti, è per noi credenti una vocazione impegnativa e appassionante, nella condizione odierna».

E affermando ciò, ha ricordato come lo stesso racconto della creazione e del peccato, nel suo finale, ce ne consegna un’icona bellissima: «“Il Signore Dio – cita dalla Genesi il Sommo Pontefice – fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì”. È un’immagine di tenerezza verso quella coppia peccatrice, che ci lascia a bocca aperta. È un’immagine di custodia paterna della coppia umana. Dio stesso cura e protegge il suo capolavoro».

Restando poi sul tema della creazione dell’uomo e della donna, Papa Francesco ha precisato: «La donna non è una replica dell’uomo: viene direttamente dal gesto creatore di Dio. E per trovare la donna, per trovare l’amore, l’uomo prima deve sognarla e poi la trova».

Insomma, secondo il Papa, l’immagine della costola non esprime affatto inferiorità o subordinazione: «Al contrario – ribadisce – che uomo e donna sono della stessa sostanza e sono complementari, hanno questa reciprocità. E il fatto che – sempre nella parabola – Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio». E anche suggerisce un’altra cosa: «Per trovare la donna – precisa il Pontefice -, l’amore della donna, l’uomo prima deve sognarla, e poi la trova».

Il secondo racconto di Genesi, per il Papa, ci mostra che quella dell’uomo è il culmine della creazione, ma manca qualcosa. Poi Dio pone l’uomo in un bellissimo giardino perché lo coltivi e lo custodisca: «Lo Spirito Santo – osserva il Santo Padre -, che ha ispirato tutta la Bibbia, suggerisce per un momento l’immagine dell’uomo solo, gli manca qualcosa senza la donna, e suggerisce il pensiero di Dio, quasi il sentimento di Dio che lo guarda, che osserva Adamo solo nel giardino: è libero, è signore, ma è solo. E Dio vede che questo non è bene: è come una mancanza di comunione, una mancanza di pienezza. “Non è bene” – dice Dio – e aggiunge: “Voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”».

Allora Dio presenta all’uomo tutti gli animali e l’uomo dà ad ognuno di essi il suo nome – un’altra immagine della signoria dell’uomo sul creato -, ma non trova in alcun animale l’altro simile a sé. E l’uomo continua, solo: «Quando finalmente Dio presenta la donna – evidenzia il Pontefice – l’uomo riconosce esultante che quella creatura, e solo quella, è parte di lui: “Osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne”. Finalmente c’è un rispecchiamento, una reciprocità: quando una persona vuole dare la mano a un’altra, deve avere un altro davanti. Se non ha niente gli manca la reciprocità. Così era l’uomo, gli mancava qualcosa per arrivare alla sua pienezza, gli mancava reciprocità».

Per questo, Papa Bergoglio ha preso le distanze e ha duramente criticato le molteplici forme di maschilismo, nelle quali la donna viene considerata di seconda classe: «La strumentalizzazione – denuncia il Sommo Pontefice – e mercificazione del corpo femminile, l’ostilità verso un’alleanza fra uomo e donna che sia capace di custodire la dignità della differenza».

Li ha stigmatizzati Papa Francesco, facendo notare che la fiducia di Dio nell’uomo e nella donna, ai quali affida la terra, è generosa, diretta, piena. Ma ecco che il maligno introduce nella loro mente il sospetto, l’incredulità, la sfiducia.

E infine, arriva la disobbedienza al comandamento che li proteggeva: «Cadono – ammette il Papa – in quel delirio di onnipotenza che inquina tutto e distrugge l’armonia. Il peccato genera diffidenza e divisione fra l’uomo e la donna: il loro rapporto verrà insidiato da mille forme di prevaricazione e di assoggettamento, di seduzione ingannevole e di prepotenza umiliante, fino a quelle più drammatiche e violente».

La storia ne porta le tracce: «Pensiamo – conclude il Papa -, ad esempio, agli eccessi negativi delle culture patriarcali. Pensiamo alle molteplici forme di maschilismo. Pensiamo alla strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica. Ma pensiamo anche alla recente epidemia di sfiducia, di scetticismo, e persino di ostilità che si diffonde nella nostra cultura, in particolare a partire da una comprensibile diffidenza delle donne, riguardo a un’alleanza fra uomo e donna che sia capace, al tempo stesso, di affinare l’intimità della comunione e di custodire la dignità della differenza».

About Davide De Amicis (2531 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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