Ultime notizie

“No a sperequazioni sociali, tutti devono poter vivere di un lavoro”

"Esprimo - sottolinea monsignor Valentinetti - solidarietà verso coloro che non hanno la possibilità di trovare sostentamento dal lavoro delle proprie mani. Siamo una Chiesa che si riunisce in preghiera per invocare, dal Signore, il dono della giustizia per tutti"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, alla vigilia della Festa del Lavoro e della veglia diocesana di riflessione

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

«Invochiamo dal Signore il dono della giustizia, il dono della verità e del lavoro, perché un minimo garantito sia per tutti e non ci siano sperequazioni sociali, in quanto davvero tutti hanno bisogno di vivere, di avere quanto sufficiente per poter essere al servizio della propria famiglia e dei fratelli».

I fedeli intervenuti nella chiesa di San Giuseppe

I fedeli intervenuti nella chiesa di San Giuseppe

È stata questa l’esortazione espressa ieri dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, alla vigilia del primo maggio, festa del Lavoro in cui la Chiesa fa memoria di San Giuseppe artigiano. Un ennesimo primo maggio di tribolazione per i tanti, troppi, giovani e meno giovani ancora privi di un lavoro del quale vivere dignitosamente: «Esprimo – sottolinea il presule – solidarietà verso coloro che non hanno la possibilità di trovare sostentamento dal lavoro delle proprie mani. E non nego che il mio studio, in Curia o a casa, venga preso d’assalto dalle persone che desiderano da me aiuto e raccomandazioni per trovare un posto di lavoro: noi non siamo dei datori di lavoro, né siamo quelli che raccomandano gli altri, ma siamo una Chiesa che si riunisce in preghiera per invocare, dal Signore, il dono della giustizia per tutti».

Come avvenuto ieri sera in occasione della veglia di riflessione e preghiera, organizzata dall’Ufficio diocesano di Pastorale Sociale presso la chiesa pescarese di San Giuseppe, dal tema “Il lavoro per la persona”. La serata, che ha visto un’ampia partecipazione da parte dei cittadini pescaresi, si è divisa in due parti: «Nelle prima – spiega Padre Aldo D’Ottavio, direttore della Pastorale Sociale pescarese -, intitolata “Dignità strappata”, abbiamo raccontato la realtà del mondo del lavoro attuale, lontana dal progetto di Dio».

Sara Di Michele, responsabile pescarese del progetto Policoro

Sara Di Michele, responsabile pescarese del progetto Policoro

Un’attualità descritta dalla cronaca dei quotidiani che parlano di suicidi per mancanza di lavoro, di lavoro nero o di proposte di lavoro ingannevoli. E poi ci sono le difficoltà quotidiane, incontrate dai giovani alla ricerca di un lavoro che li renda autonomi e capaci di essere protagonisti della loro vita: «Le difficoltà – testimonia Sara Di Michele, neo-responsabile pescarese del Progetto Policoro, che aiuta i giovani nell’avviamento professionale – sono palesi per un neo-laureato: spesso, infatti, le opportunità lavorative sono tali che il bagaglio culturale costruito durante l’iter universitario non sono sufficienti.

Si ricercano esperienze e competenze improbabili per un ragazzo di 24 anni e lo specchio in cui ci riflettiamo è una società, a tratti, avvilente: alle difficoltà si associano fenomeni di malcostume, come raccomandazioni e scorciatoie oppure come la burocrazia lente e puntigliosa, capace di mandare un’opportunità all’aria per una virgola. Per non parlare delle normative, in cambiamento e in ritardo continuo, e di molti settori occupazionali, come l’insegnamento, che mutano sempre senza mai migliorare. Continuano a ripeterci che siamo il futuro, ma non è vero: siamo il presente, il presente che non risponde alle nostre necessità e non ci dà la possibilità di costruire un futuro a lungo termine».

Ma i giovani pescaresi non si danno per vinti: «Quello su cui dobbiamo riflettere – aggiunge Sara – è la perdita della speranza, perché cambiare è possibile. Non bisogna gettare il sudore e le competenze: dobbiamo lottare perché la nostra fede in Cristo, la nostra cultura e la nostra conoscenza sono le chiavi che abbiamo per aprire le porte giuste, per mandare avanti un Paese le cui qualità vengono spesso sottovalutate».

Elvira Miniello, volontaria presso il Carcere di San Donato

Elvira Miniello, volontaria presso il Carcere di San Donato

La seconda parte della serata, invece, era intitolata “Dignità ritrovata”: «Per infondere – precisa Padre D’Ottavio – un messaggio evangelico di speranza e preghiera».

Come quello emerso dalla vita di un giovane detenuto nel Carcere pescarese di San Donato, sposato con quattro figli, che nella sua famiglia ha trovato il coraggio di riprendere in mano la propria vita, ottenendo i benefici di legge per svolgere un lavoro diurno all’esterno del carcere: «Con l’aiuto della sua famiglia e dei volontari – racconta Elvira Miniello, una volontaria impegnata nella catechesi e nell’accompagnamento spirituale dei detenuti -, è riuscito a far trasferire la sua famiglia qui a Pescara e ad aprire una pasticceria. È questo un messaggio di speranza perché chiunque, con la volontà e la solidarietà, può recuperare la dignità dal punto di vista personale, familiare, lavorativo e sociale».

Nella sua riflessione finale, invece, Padre Aldo D’Ottavio si è soffermato sul messaggio diffuso dalla Conferenza episcopale italiana, in occasione della giornata odierna. Un messaggio che ha ripreso le parole di Papa Francesco, espresse nei suoi recenti viaggi in Molise e a Napoli: “Il problema è quello di non portare il pane a casa. Dove non c’è lavoro, non c’è dignità, la persona si riduce a merce e, in mancanza di dignità, l’umanesimo si svuota”.

Padre Aldo D'Ottavio, responsabile della Pastorale Sociale pescarese

Padre Aldo D’Ottavio, responsabile Ufficio diocesano di Pastorale Sociale

Parole molto chiare, che suscitano una riflessione immediata: «Mai come adesso – osserva il direttore della Pastorale sociale pescarese -, c’è una divaricazione profonda tra i documenti della Chiesa e la prassi della gente. In tempi in cui la Dottrina sociale non era così chiara, c’erano persone che si impegnavano pagando di persona nell’ambito di vita sociale, lavorativo, politico e di quartiere. Oggi ce ne sono ancora, ma è lontana la coscienza delle nostre comunità da quanto i papi ci stanno dicendo.

O meglio, c’è un consenso interiore verso quelle persone, ma la domanda che dovremmo farci come credenti è “Ma io cosa faccio come cristiano, all’interno della mia comunità cristiana, della mia associazione di appartenenza e della Chiesa di Pescara-Penne?” È una domanda seria, questa, che richiede una risposta altrettanto seria proprio perché seri devono essere i criteri di conversione, di cambiamento e le azioni pastorali intraprese da parte delle comunità cristiane».

About Davide De Amicis (2945 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
Contact: Website