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“La Divina Commedia è l’orizzonte di ogni autentico umanesimo”

"Dante fu - ricorda il Papa - profeta di speranza, annunciatore della possibilità del riscatto, della liberazione, del cambiamento profondo di ogni uomo e donna, di tutta l’umanità, che ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano e a sperare di rivedere l’orizzonte luminoso in cui brilla in pienezza la dignità della persona umana"

Lo ha affermato stamani Papa Francesco, scrivendo una nota in occasione del 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri celebrato al Senato

«La Divina Commedia può essere letta come un grande itinerario, anzi come un vero pellegrinaggio, sia personale e interiore, sia comunitario, ecclesiale, sociale e storico. Essa rappresenta il paradigma di ogni autentico viaggio in cui l’umanità è chiamata a lasciare quella che Dante definisce “l’aiuola che ci fa tanto feroci” per giungere a una nuova condizione, segnata dall’armonia, dalla pace, dalla felicità. È questo l’orizzonte di ogni autentico umanesimo».

Lo ha scritto quest’oggi Papa Francesco, nel messaggio inviato al cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, in occasione della commemorazione del 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri, che si svolge al Senato. Il Papa, dopo aver salutato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Senato Pietro Grasso, definisce Dante una delle figure più illustri non solo del popolo italiano, ma dell’umanità intera: «Profeta di speranza – osserva il Pontefice -, annunciatore della possibilità del riscatto, della liberazione, del cambiamento profondo di ogni uomo e donna, di tutta l’umanità, che ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano e a sperare di rivedere l’orizzonte luminoso in cui brilla in pienezza la dignità della persona umana».

Papa Francesco

Papa Francesco

Del resto, anche Paolo VI invitava a leggere Dante: «Onorando Dante Alighieri – riflette il Santo Padre -, noi potremo arricchirci della sua esperienza per attraversare le tante selve oscure ancora disseminate nella nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla méta sognata e desiderata da ogni uomo: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”».

E alla vigilia del Giubileo straordinario della misericordia, che si aprirà l’8 dicembre prossimo, a cinquant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano Il, Papa Bergoglio ha voluto rivolgere un augurio speciale alle celebrazioni dantesche: «Auspico vivamente – scrive ancora – che le celebrazioni del 750° anniversario della nascita di Dante, come quelle in preparazione al VII centenario della sua morte nel 2021, possano far sì che la figura dell’Alighieri e la sua opera siano nuovamente comprese e valorizzate, anche per accompagnarci nel nostro percorso personale e comunitario».

Tra l’altro, Papa Francesco ha voluto ricordare che molti suoi predecessori, vollero solennizzare le ricorrenze dantesche con documenti di grande importanza, in cui la figura di Dante Alighieri veniva riproposta proprio per la sua attualità e per la sua grandezza non solo artistica, ma anche teologica e culturale: «Benedetto XV – esemplifica il Sommo Pontefice – dedicò al Sommo Poeta l’Enciclica “In praeclara summorum”, con la quale il Papa intendeva affermare ed evidenziare l’intima unione di Dante con la Cattedra di Pietro, ed esortava a considerare l’importanza di una corretta e non riduttiva lettura dell’opera di Dante soprattutto nella formazione scolastica e universitaria».

E poi ancora il beato Paolo VI ebbe particolarmente a cuore la figura e l’opera di Dante: «A cui dedicò – precisa il Papa -, a conclusione del Concilio, la bellissima Lettera Apostolica “Altissimi cantus”, in cui indicava, con grande sensibilità e profondità, le linee fondamentali e sempre vive dell’opera dantesca. “Nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire, della fede cattolica” le parole di Paolo VI, secondo il quale la Divina Commedia non si propone solo di essere poeticamente bella e moralmente buona, ma in alto grado di cambiare radicalmente l’uomo e di portarlo dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santità, dalla miseria alla felicità, dalla contemplazione terrificante dell’inferno a quella beatificante del paradiso».

Ma anche san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si sono spesso riferiti alle opere del Sommo Poeta e lo hanno più volte citato: «E nella mia prima Enciclica – conclude il Santo Padre -, “Lumen fidei”, ho scelto anch’io di attingere a quell’immenso patrimonio di immagini, di simboli, di valori costituito dall’opera dantesca».

About Davide De Amicis (2953 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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