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“La nostra vocazione cristiana ed episcopale è andare controcorrente”

"La nostra vocazione - spiega il Papa, citando Isaia - è ascoltare ciò che il Signore ci chiede: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio”. A noi viene chiesto di consolare, di aiutare, di incoraggiare, senza alcuna distinzione tutti i nostri fratelli oppressi sotto il peso delle loro croci, accompagnandoli, senza mai stancarci di operare per risollevarli con la forza che viene solo da Dio"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, rivolgendosi ai vescovi italiani riuniti in Vaticano per partecipare alla loro sessantottesima Assemblea generale

Papa Francesco interviene all'Assemblea generale dei vescovi italiani

«In un quadro realisticamente poco confortante, la nostra vocazione cristiana ed episcopale è quella di andare controcorrente: ossia di essere testimoni gioiosi del Cristo Risorto per trasmettere gioia e speranza agli altri».

Lo ha affermato ieri pomeriggio Papa Francesco, incontrando i vescovi italiani riuniti in Vaticano per la loro sessantottesima Assemblea generale: «La nostra vocazione – spiega il Papa, citando Isaia – è ascoltare ciò che il Signore ci chiede: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio”. A noi viene chiesto di consolare, di aiutare, di incoraggiare senza alcuna distinzione tutti i nostri fratelli oppressi sotto il peso delle loro croci, accompagnandoli, senza mai stancarci di operare per risollevarli con la forza che viene solo da Dio».

I vescovi partecipanti

I vescovi partecipanti

A detta del Santo Padre è, dunque, assai brutto incontrare un consacrato abbattuto, demotivato o spento: «Egli – ammonisce il Pontefice, citando la frase di Gesù nel Vangelo di Matteo – è come un pozzo secco dove la gente non trova acqua per dissetarsi: voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato? A null’altro serve che a essere gettato via e calpestato dagli uomini».

Di qui la necessità di recuperare la gioia del Vangelo: «In questo momento storico – continua Papa Bergoglio – ove spesso siamo accerchiati da notizie sconfortanti, da situazioni locali e internazionali che ci fanno sperimentare afflizione e tribolazione».

E uno degli aspetti che, visto il contesto attuale, dovrebbero assumere i vescovi è quello della sensibilità ecclesiale: «Appropriarsi – precisa il Sommo Pontefice – degli stessi sentimenti di Cristo di umiltà, di compassione, di misericordia, di concretezza – la carità di Cristo è concreta – e di saggezza».

Spiegando ciò, Papa Francesco ha precisato che i suoi interrogativi e le sue preoccupazioni nascono da una visione globale e soprattutto dagli innumerevoli incontri avuti in questi due anni con le Conferenze episcopali: «La sensibilità ecclesiale – osserva il Papa -, si è indebolita a causa del continuo confronto con gli enormi problemi mondiali e dalla crisi, che non risparmia nemmeno la stessa identità cristiana ed ecclesiale. Tale qualità, comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi».

Insomma è la sensibilità ecclesiale che, secondo Francesco, come buoni pastori, fa uscire i presuli verso il popolo di Dio per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e la degnità umana.

Anche se, a tutto questo non deve corrispondere una deresponsabilizzazione dei fedeli: «I laici che hanno una formazione cristiana autentica – avverte il Santo Padre -, non dovrebbero aver bisogno del Vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo!».

Hanno invece tutti la necessità del Vescovo Pastore: «La sensibilità ecclesiale – ricorda il Pontefice – si manifesta anche nelle scelte pastorali e nella elaborazione dei documenti nostri, dove non deve prevalere l’aspetto teoretico-dottrinale astratto, quasi che i nostri orientamenti non siano destinati al nostro Popolo o al nostro Paese ma soltanto ad alcuni studiosi e specialisti. Invece, dobbiamo perseguire lo sforzo di tradurle in proposte concrete e comprensibili».

La sensibilità ecclesiale e pastorale, per Francesco, si concretizza quindi anche nel rinforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono: «La sensibilità ecclesiale – riflette ancora Papa Bergoglio – si rivela concretamente nella collegialità e nella comunione tra i Vescovi e i loro Sacerdoti; nella comunione tra i Vescovi stessi; tra le Diocesi ricche – materialmente e vocazionalmente – e quelle in difficoltà; tra le periferie e il centro; tra le conferenze episcopali e i Vescovi con il successore di Pietro».

Ciononostante, il Sommo Pontefice ha rilevato, in alcune parti del mondo, un diffuso indebolimento della collegialità, sia nella determinazione dei piani pastorali, sia nella condivisione degli impegni programmatici economico-finanziari: «Manca – puntualizza Papa Francesco – l’abitudine di verificare la recezione di programmi e l’attuazione dei progetti. Ad esempio, si organizza un convegno o un evento che, mettendo in evidenza le solite voci, narcotizza le comunità omologando scelte, opinioni e persone, invece di lasciarci trasportare verso quegli orizzonti dove lo Spirito Santo ci chiede di andare».

Un altro esempio di mancanza di sensibilità ecclesiale, è inoltre citato dal Papa sotto forma di domanda: «Perché – interroga il Santo Padre – si lasciano invecchiare così tanto gli Istituti religiosi, Monasteri, Congregazioni, tanto da non essere quasi più testimonianze evangeliche fedeli al carisma fondativo? Perché non si provvede ad accorparli prima che sia tardi sotto tanti punti di vista? E questo, è un problema mondiale».

Card. Angelo Bagnasco, presidente Conferenza episcopale italiana

Card. Angelo Bagnasco, presidente Conferenza episcopale italiana

Esortazioni, quelle lanciate da Papa Francesco, sulle quali i vescovi italiani mediteranno attentamente: «Siamo consapevoli – commenta il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana – di quanto il nostro popolo guardi a noi, alla nostra missione di primi annunciatori dell’amore di Dio e di pastori che sono chiamati ad avere a cuore ognuna delle persone e delle comunità affidate alla nostra cura pastorale».

Da qui è emersa una rassicurazione: «È una responsabilità – conclude il presidente della Cei – che intendiamo portare insieme, offrendo a tutti testimonianza di fraternità e di unità. Voglia benedirci e incoraggiarci su questa strada, Santità: lo Spirito di Pentecoste possa renderci sempre più segno vivo del Risorto nel mondo di oggi, attenti a promuovere la vita, la dignità e la giustizia, in un rinnovato servizio di autentica carità».

About Davide De Amicis (3126 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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