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“Il migrante è un attore di sviluppo nei Paesi d’origine e d’arrivo”

"La presenza non italiana - riconosce il cardinale Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana - è diventata parte integrante e indispensabile per i nostri territori, ma ancora una volta la grande sfida è culturale. Viviamo nella pratica l’accoglienza, ma siamo continuamente bombardati da messaggi distorti, di cattiveria e negatività per cui ciò che poi si fa nella pratica finisce con l’essere negato dal pensiero"

Lo ha affermato stamani monsignor Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, aprendo il convegno su migranti e il cibo all’Expo di Milano

Un migrante al lavoro

«La migrazione è un fenomeno fortemente, interconnesso allo sfruttamento della terra e alla proporzione diretta tra la povertà e penuria di cibo di alcuni e il ciclo produttivo del benessere-benavere di altri». Monsignor Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, ha introdotto con queste parole il convegno “I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all’imprenditoria etnica”, svoltosi stamani all’Expo di Milano, promosso da Caritas e Fondazione Migrantes.

Mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana

Mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana

Durante il convegno, tra l’altro, è stato presentato il “Rapporto immigrazione 2014”: «Nutrizione, cibo, ambiente – sottolinea monsignor Soddu – sono aspetti che ritroviamo nei fenomeni di mobilità umana, dalla trasformazione delle società di accoglienza in cui i migranti arrivano con le loro differenti culture, stili di vita e cibi esotici e lontani, fino alla drammatica condizione di chi è inserito in cicli produttivi ad alto sfruttamento della manodopera.

Lo studio e la conoscenza di questi fenomeni costituiscono una priorità per Caritas Italiana e per la Fondazione Migrantes che promuovono e sostengono da anni ricerche, studi e pubblicazioni su questi temi oltre alle attività e progetti nazionali legati e intrecciati alle emergenze, agli sbarchi, alle accoglienze, all’integrazione. Il Rapporto Immigrazione analizza nello specifico la figura del migrante come attore di sviluppo tanto del Paese di origine quanto di quello di arrivo, vedendolo protagonista di settori economici che sarebbero in crisi senza l’apporto di manodopera straniera».

Con il Rapporto, spiegano i relatori, si è cercato anche quest’anno di descrivere l’immigrazione in Italia in modo qualitativo, arricchito cioè dall’apporto concreto e quotidiano delle realtà diocesane impegnate nell’accoglienza e nella tutela dei diritti dei migranti: «Siamo chiamati – aggiunge il direttore di Caritas italiana – a metterci in cammino per lo sviluppo di una cittadinanza globale, attiva e responsabile che costituiamo come comunità ecclesiale, attraverso la mobilitazione di ogni persona, di ogni comunità, di ogni territorio, mettendo a disposizione competenze, carismi ed accenti diversi».

Un cammino che ci apre alla collaborazione con tutti coloro che sentono l’urgenza di superare lo scandalo della fame: «Ripristinare – continua Soddu – la giustizia sociale, rispettare la dignità e la centralità di ogni singolo individuo, testimoniando la carità e la solidarietà come alternative all’indifferenza globale e al consumismo sfrenato, pensando il cibo non più e non solo come alimento per il corpo, ma anche nutrimento dell’anima attraverso la condivisione, la solidarietà, la presa in carico e l’accompagnamento».

Successivamente, il convegno è tornato a riflettere sulla cronaca quotidiana degli sbarchi che affollano di migranti la Sicilia: «Io – racconta il cardinale Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana – vengo da una terra di emigrazione, la Sicilia, lo era ieri e lo è ancora oggi a seguito delle difficoltà che tutti sappiamo e viviamo in questo momento in Italia. Ma vengo da una terra che oggi accoglie chi sfida il mare per trovare un futuro, un’isola che da sempre è ponte che lega l’Europa all’Africa».

Card. Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana

Card. Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana

Così, con questo dato autobiografico, il cardinale Montenegro ha introdotto il suo intervento sull’immigrazione a partire dal Rapporto Caritas e Migrantes, presentato all’Expo Milano: «L’Italia – sottolinea il presidente di Caritas Italiana – è storicamente un crocevia di culture. Oggi, con 5 milioni di immigrati, lo è ancora di più».

Un tessuto sociale ricco e variegato che si è andato strutturando nel tempo, assumendo caratteristiche uniche rispetto ad altri Paesi: «La presenza non italiana – riconosce il cardinale Montenegro – è diventata parte integrante e indispensabile per i nostri territori, ma ancora una volta la grande sfida è culturale. Viviamo nella pratica l’accoglienza, ma siamo continuamente bombardati da messaggi distorti, di cattiveria e negatività, per cui ciò che poi si fa nella pratica finisce con l’essere negato dal pensiero».

Quindi, il porporato ha aggiunto una considerazione in riferimento alle varie “ricette per l’integrazione”, diffuse in questo periodo: «L’Italia – riflette Montenegro – probabilmente non ha una sua ricetta, ma le diverse regioni, i diversi comuni, le tante città italiane hanno realizzato proprie ricette per cui la convivenza serena e pacifica è possibile e perpetrata. Non nego i problemi, sarebbe sciocco da parte mia. Nell’era delle migrazioni e della globalizzazione si deve però andare avanti, evitare gli sbagli del passato e cercare di superare le difficoltà alla luce della globalizzazione della economia, della politica e della cultura».

Una questione che, man mano, sta coinvolgendo sempre più l’Unione Europea: «Più volte – ribadisce il cardinale Francesco Montenegro – è stata richiamata l’Europa ai suoi doveri. Più volte si è chiesto a voce alta ai Paesi membri di collaborare all’accoglienza, di confrontarci sulle buone prassi portate avanti e sulle opportunità sviluppate. Non perché oggi parliamo dei richiedenti asilo o della protezione internazionale, ma perché oggi parlare di immigrazione in Italia significa parlare anche di questo».

Il cardinale ha quindi ripercorso il profilo della migrazione oggi in Italia, con gli alunni stranieri che frequentano le scuole di ogni grado, i lavoratori dei vari settori economici, i migranti ricongiunti, i lavoratori sfruttati nei campi agricoli, le donne sottopagate che cercano di dividersi tra la propria famiglia e l’assistenza ai nostri anziani e ai nostri bambini: «Sono le donne – ricorda il presidente di Caritas Italiana – che curano le nostre case. Sono le persone a cui affidiamo ciò che abbiamo di più caro: i nostri affetti, la casa, i nostri figli, i nostri genitori. Eppure ancora siamo restii a considerarli parte di noi e delle nostre famiglie».

Le migrazioni, comunque, sono un fenomeno che sta cambiando la nostra vita: «E – sostiene monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes – chiede di essere letto sulla base della realtà, ma anche con il cuore. Abbiamo voluto coniugare oggi il tema della migrazione con quello dello sviluppo e con il cibo, il quale può essere in sé strumento di crescita, di relazioni, di costruzione della città e dello spazio umano».

Mons. Giancarlo Perego, direttore Fondazione Migrantes

Mons. Giancarlo Perego, direttore Fondazione Migrantes

Perego ha ricordato come la fame colpisca ancora 840 milioni di persone nel mondo e che la stessa fame mette in cammino le persone, generando flussi migratori. Il direttore di Migrantes ha poi affermato che il tema delle migrazioni deve essere affrontato con realismo e con verità, per poi denunciare il fatto che le migrazioni subiscono tante falsificazioni che distorcono la realtà e pongono i migranti in cattiva luce, mentre essi possono diventare attori dello sviluppo.

Numerosi gli aspetti che ruotano attorno alla mobilità dei popoli: il lavoro, la cittadinanza, la sofferenza, la famiglia, la vita (“le famiglie che migrano hanno almeno due figli, mentre quelle italiane ne hanno in media uno, tanto che il Paese soffre sul piano demografico): «Su tutti questi aspetti – aggiunge monsignor Perego – non si dice mai abbastanza che i migranti possono essere una risorsa per i Paesi di accoglienza, purché si sappiano valorizzare le persone. Per tutto questo occorre una politica che sappia interpretare e governare il fenomeno, non solo con una logica securitaria, come accade in questi giorni».

Perego ha infine invitato a contrastare lo sfruttamento e il lavoro nero, a investire nei ricongiungimenti familiari, a innovare la didattica nelle scuole dove sono presenti oltre 800 mila studenti esteri. Un invito, poi, a tornare nelle nostre comunità cristiane: «Affinché – conclude il direttore della Fondazione Migrantes – sulle migrazioni non si dividano, ma abbiano occhi per vedere profeticamente il portato positivo delle migrazioni, per il bene di tutti».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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