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“La Terra sembra trasformarsi sempre più in un deposito di immondizia”

"Il punto d’arrivo - scrive Papa Francesco - è proporre un’ecologia che integri il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda. Nelle condizioni attuali della società mondiale, dove si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale verso i poveri"

Lo ha affermato Papa Francesco all’interno dell’attesa enciclica sull’ecologia, intitolata “Laudato sì”, presentata ufficialmente stamani

Le prime copie dell'enciclica Laudato sì, presentata stamani in Vaticano

«La Terra, casa nostra, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia». È stato questo il grido d’allarme diffuso da Papa Francesco attraverso l’attesissima enciclica sull’ecologia “Laudato sì, sulla cura della casa comune”, le cui prime due parole – nel titolo e nel testo – sono l’inizio del “Cantico delle Creature”: «San Francesco d’Assisi – cita il Papa – che si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste, è l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità».

Comincia proprio con la citazione del Santo, che il Papa ha preso come guida e come ispirazione fin dall’inizio del suo pontificato, l’enciclica composta da 192 pagine, sei capitoli e 246 paragrafi, resa pubblica stamani, nella quale il Pontefice ha spiegato come in san Francesco si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore: «Il poverello d’Assisi – precisa il Santo Padre -, così, ci mostra che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano».

Fin dall’introduzione dell’Enciclica, dopo un excursus sul magistero dei suoi predecessori – da Paolo VI a Benedetto XVI – in materia, Francesco menziona il “caro patriarca Bartolomeo” e l’impegno della Chiesa ortodossa per le questioni legate alla custodia del creato, che ritornano nel secondo capitolo dedicato al “vangelo della creazione” e al rapporto tra scienza e religione. È dunque un’enciclica ecumenica, l’ultima scritta da Papa Francesco: «La violenza – scrive Papa Bergoglio, nella “Laudato sì” – che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi».

Da qui un primo monito rivolto al mondo: «La distruzione dell’ambiente umano – ammonisce – è qualcosa di molto serio, perché la vita è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado». Sulla scorta del suo predecessore Benedetto XVI, quindi, il Sommo Pontefice ha tuonato che l’ambiente naturale è pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile: «La creazione – denuncia Papa Francesco – risulta compromessa dove noi stessi siamo le ultime istanze e lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi».

Papa Francesco

Papa Francesco

Da qui l’appello ad unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale: «A partire – ricorda il Papa – dalle drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo». Del resto anche i giovani, a detta del Pontefice – esigono da noi un cambiamento: «Si domandano – riflette il Pontefice – com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi».

A questo punto, dall’enciclica emerge l’invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta: «Il punto d’arrivo – illustra il Santo Padre – è proporre un’ecologia che integri il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda». E la realtà che circonda l’uomo, purtroppo, è circondata dall’inquinamento prodotto dai rifiuti: «In merito al quale – osserva Bergoglio – spesso si prendono misure solo quando si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone».

Un’altra questione da risolvere è poi il preoccupante riscaldamento del sistema climatico: «Per contrastare il quale – raccomanda Francesco – bisogna cambiare stili di vita, di produzione e di consumo. Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi: i cambiamenti climatici, infatti, sono un problema globale i cui impatti più pesanti ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo».

Questa la denuncia del Papa che punta il dito sul tragico aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, di fronte alla generale indifferenza: «Questi effetti – riconosce il Santo Padre – potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo: è urgente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile».

È poi l’acqua, il cosiddetto oro blu, a rappresentare un’ulteriore criticità da affrontare e risolvere: «Mentre la qualità dell’acqua disponibile – accusa il Pontefice – peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato».

Così Papa Bergoglio ha ricordato come l’accesso all’acqua potabile e sicura sia un diritto essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani: «Questo mondo – illustra Papa Francesco – ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità».

Nell’enciclica “Laudato sì”, dunque, il Papa chiede maggiori contributi economici per fornire acqua pulita e servizi di depurazione tra le popolazioni più povere, oltre che di evitare lo spreco di acqua non solo nei Paesi sviluppati, ma anche in quelli in via di sviluppo che possiedono grandi riserve. Ma, al di là di tutto, un dato è assodato: «L’impossibilità – constata Bergoglio – di sostenere l’attuale livello di consumo dei Paesi più sviluppati e dei settori più ricchi delle società, dove l’abitudine di sprecare e buttare via raggiunge livelli inauditi. Già si sono superati certi limiti massimi di sfruttamento del pianeta, senza che sia stato risolto il problema della povertà».

Un altro patrimonio del pianeta da tutelare: la biodiversità, anche attraverso la creazione di corridoi biologici. Ma è l’inequità, definita “planetaria” a spaventare maggiormente il Pontefice: «Spesso – riflette – non si ha la chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi, che sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone. L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale».

Il deterioramento dell’ambiente e quello della società, tra l’altro, colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta: «L’impatto degli squilibri attuali – insiste il Papa – si manifesta anche nella morte prematura di molti poveri, nei conflitti generati dalla mancanza di risorse e in tanti altri problemi che non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo».

La cultura dello scarto, a detta del Santo Padre, produce precise conseguenze sulla vita delle persone, come nella smisurata e disordinata crescita di molte città che sono diventate invivibili, alle prese con fenomeni di vero degrado sociale: «A ciò – aggiunge Papa Bergoglio – si aggiungono le dinamiche dei media e del mondo digitale che, quando diventano onnipresenti, non favoriscono lo sviluppo di una capacità di vivere con sapienza, ma producono anzi una sorta di inquinamento mentale».

Insomma, ad alimentare questa iniquità planetaria ci sarebbe un vero debito ecologico, soprattutto tra il Nord e il Sud: «Il debito estero dei Paesi poveri – accusa il Sommo Pontefice – si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. Anzi, i popoli in via di sviluppo continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. Al contrario, bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana, dove non ci sono frontiere o barriere politiche e sociali e non c’è spazio per la globalizzazione dell’indifferenza».

Ci vuole, dunque, un’altra rotta: «Bisogna – esorta Papa Francesco – costruire leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future». A tal proposito, il Papa stigmatizza la debolezza della reazione politica internazionale e spiega come la sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei vertici mondiali sull’ambiente: «Il degrado ambientale e il degrado umano ed etico – insiste il Pontefice – sono intimamente connessi: è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni».

Comunque una cosa appare certa: «L’attuale sistema mondiale – constata il Santo Padre – è insostenibile. Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica: l’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano». Lo scrive ancora il Papa, sostenendo che la tecnoscienza condiziona la vita delle persone e il funzionamento della società, dando luogo a un riduzionismo che colpisce la vita umana e la società in tutte le loro dimensioni: «La finanza – rilancia il Pontefice – soffoca l’economia reale: non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale».

Il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale, è la tesi del Papa secondo il quale gli squilibri attuali derivano dal fatto che mancano programmi sociali che permettano ai più poveri di accedere in modo regolare alle risorse di base. Per reagire alla globalizzazione del paradigma tecnocratico, quindi, il Papa invoca una rivoluzione culturale: «È indispensabile – spiega – rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane».

E per questo, secondo Bergoglio, abbiamo bisogno ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana: «Il salvataggio ad ogni costo delle banche – puntualizza il Pontefice -, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura».

Il riferimento è alla crisi finanziaria del 2007-2008, che era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale: «Ma – lamenta Francesco – non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo. In altre parole, la bolla finanziaria è anche una bolla produttiva, da cui rimane fuori il problema dell’economia reale». No, dunque, ad una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui: «Il principio della massimizzazione del profitto – afferma il Pontefice – è una distorsione concettuale dell’economia».

E la difesa della natura non è compatibile con la giustificazione dell’aborto. Lo ha ribadito il Papa, secondo cui non appare praticabile un cammino educativo per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà: «Quando non si riconosce – osserva Francesco, nell’enciclica – nella realtà stessa l’importanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilità, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa: non c’è un’ecologia senza un’adeguata antropologia. È preoccupante che alcuni movimenti ecologisti difendano l’integrità dell’ambiente, mentre concedono che si oltrepassino tutti i limiti quando si fanno esperimenti con embrioni umani vivi».

L'affollata conferenza stampa in Vaticano nella quale, stamani, è stata presentata l'enciclica

L’affollata conferenza stampa in Vaticano nella quale, stamani, è stata presentata l’enciclica

Quindi un antropocentrismo deviato non deve necessariamente cedere il passo a un biocentrismo: «Perché ciò – avverte – implicherebbe introdurre un nuovo squilibrio, che non solo non risolverà i problemi, bensì ne aggiungerà altri». Altra deriva da evitare è la cultura del relativismo: «Che porta – denuncia ancora il Papa – a sfruttare sessualmente i bambini o ad abbandonare gli anziani, ma anche a lasciare che le forze invisibili del mercato regolino l’economia o a legittimare piaghe come la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico».

L’ecologia dell’uomo è, dunque, un’altra cosa: «Non è sano – continua il Papa – un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa». Parole nette, quelle usate dal Papa per spiegare che l’ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: «La necessaria relazione – approfondisce il Pontefice – della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura».

Esiste un’ecologia dell’uomo, ricorda Francesco citando il suo predecessore, che non si può manipolare a piacere: «L’accettazione del proprio corpo – evidenzia il Santo Padre – come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua mascolinità e femminilità, è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé: in tal modo è possibile accettare con gioia il dono specifico dell’altro o dell’altra e arricchirsi reciprocamente».

L’ecologia umana, inoltre, è inseparabile dalla nozione di bene comune: «Nelle condizioni attuali della società mondiale – conclude il Pontefice -, dove si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale verso i poveri».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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