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Distruzione barconi dei migranti: “Rischi troppo elevati in vite umane”

"I soldi investiti in queste azioni - dichiara Forti - potrebbero essere spesi in altro modo. Sorprende la velocità con cui l’Europa prende decisioni sugli interventi militari volti alla distruzione delle imbarcazioni, che potrebbero avere effetti collaterali che nessuno conosce"

Lo ha affermato ieri Oliviero Forti, responsabile Area immigrazione di Caritas Italiana, commentando le decisioni assunte dall’Unione europea

Un barcone carico di migranti

«La missione navale per distruggere i barconi utilizzati dai trafficanti in Libia può avere effetti collaterali e costi in vite umane, condannando migliaia di profughi in fuga ad una condizione di limbo sulle coste libiche, senza dare loro un’alternativa di salvezza».

Con queste parole una nuova bocciatura dell’agenda europea sull’immigrazione, nel giorno delle ratifiche a Bruxelles, è arrivata ieri da Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana, che nei giorni scorsi al Migramed meeting a Tunisi con le Caritas europee, del Medio Oriente e Nord Africa aveva presentato una contro-proposta all’Ue (no all’esternalizzazione frontiere, sì a canali regolari d’immigrazione, aumento delle quote d’accoglienza e reinsediamenti): «I soldi investiti in queste azioni – dichiara Forti, intervistato dall’agenzia di stampa Sir – potrebbero essere spesi in altro modo. Sorprende la velocità con cui l’Europa prende decisioni sugli interventi militari volti alla distruzione delle imbarcazioni, che potrebbero avere effetti collaterali che nessuno conosce».

Oliviero Forti, responsabile Area immigrazione Caritas Italiana

Oliviero Forti, responsabile Area immigrazione Caritas Italiana

E tutto questo, mentre si sta ancora discutendo su vicende molto più importanti come la responsabilità condivisa nell’accoglienza dei migranti: «Se si investe così generosamente su forme di contrasto all’immigrazione irregolare – ironizza il responsabile dell’Area immigrazione di Caritas Italiana – vorremmo vedere altrettanta generosità nella ripartizione delle quote, sicuramente insufficienti rispetto alle persone che stanno arrivando».

Dunque, Forti punta il dito contro i “rischi molto elevati” di una missione in Libia: «Non si sa bene – ammonisce – cosa significa distruggere le imbarcazioni in luoghi in cui c’è una presenza diffusa di civili. Cosa comporterà nei fatti e quale sarà il rapporto costi-benefici, anche in vite umane? Spero siano state fatte tutte le valutazioni del caso».

E sempre ieri è arrivata la notizia dell’uccisione di un migrante e un altro ferito con colpi d’arma da fuoco, mentre erano in viaggio su un barcone: «Se le condizioni di sicurezza sono quelle a cui assistiamo oggi – osserva Oliviero Forti -, si fa fatica a pensare che queste azioni siano a costo zero. Dobbiamo ragionare più su come salvare queste vite, piuttosto che su come sottrarre alle stesse la possibilità di raggiungere l’Europa. Se distruggiamo i barconi queste persone rimarranno comunque bloccate in Libia».

Ma anche a livello mediatico, Secondo Forti, in questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica è stata catalizzata erroneamente su una vicenda come quella di Ventimiglia, che ha visto coinvolte poche centinaia di persone: «E – accusa il funzionario Caritas – non è stata messa invece in condizione di seguire il processo in corso: si distruggono le imbarcazioni per combattere i trafficanti senza però prevedere dei benefici di alcun tipo, condannandoli ad una condizione di limbo di Libia».

Forti, tra l’altro, ribadisce il “no” della Caritas ai centri di identificazione in Libia: «Non ci sono – conclude – le condizioni ambientali perché la situazione della sicurezza è fuori controllo».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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