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“La Laudato si è un’enciclica sociale: la cura dell’ambiente è ecologia umana”

"La gente soffre - osserva il Pontefice - anche per gli effetti della mancata cura per l’ambiente, che ha ricadute sulla disoccupazione, fa aumentare il lavoro nero ma anche le attività criminose"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco al workshop vaticano “Modern slavery and climate change: the commitment of the cities”, in presenza dei sindaci

Papa Francesco

«La Laudato si’ non è un’enciclica verde, ma un’enciclica sociale perché la cura dell’ambiente è un’ecologia umana». Ha esordito così ieri sera Papa Francesco, una volta giunto nell’Aula nuova del Sinodo dove stava per concludersi il workshop “Modern slavery and climate change: the commitment of the cities”, promosso dalle Pontificie Accademie delle scienze e delle scienze sociali con l’obiettivo di far fruttificare al massimo l’enciclica “Laudato si” per renderla operativa, come aveva spiegato in apertura il cancelliere delle due Accademie, monsignor Marcelo Sánchez Sorondo.

Ad ascoltare le parola del Papa, che ha analizzato la situazione delle città, c’era una delegazione di sindaci: «La gente soffre – osserva il Pontefice – anche per gli effetti della mancata cura per l’ambiente, che ha ricadute sulla disoccupazione, fa aumentare il lavoro nero ma anche le attività criminose».

Il Santo Padre ha poi ricordato anche la piaga della deforestazione nel mondo rurale e si è inoltre soffermato sulla fortissima schiavitù mineraria, su che cosa significa oggi l’uso di elementi per il lavaggio dei minerali, che hanno incidenza anche sulle malattie: «La grande responsabilità del mondo minerario – sottolinea Papa Bergoglio – è proprio questo effetto di rimbalzo. Sono contendo di sapere che avete riflettuto su questo fenomeno, soprattutto per quanto riguarda le gradi città. Un’emergenza su cui, ha sottolineato, bisogna coinvolgere le Nazioni Unite».

Papa Francesco ripone quindi molte speranze sulla prossima Conferenza sui cambiamenti climatici, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre, affinché si raggiungano obiettivi concreti in ambito climatico, ma soprattutto nella lotta contro il traffico delle persone e lo sfruttamento degli esseri umani.

Il Papa ha inoltre richiamato una riflessione di Romano Guardini sulle “forme di incultura”, facendo notare che: «L’uomo – sottolinea – ha ricevuto il mandato di rispettare, curare e far crescere la terra; è la cultura che Dio ci ha dato, ma quando l’uomo non cura la terra si porta fuori da quella cultura, gli sfugge dalle mani. L’energia atomica – esemplifica – è buona, può aiutare, ma si può arrivare a Hiroshima e Nagasaki».

Richiamando anche la riflessione di un rabbino medioevale sulla torre di Babele, per cui i mattoni erano più pregiati della vita degli operai che morivano nella costruzione, il Pontefice ha messo in guardia anche ieri da questo rischio. Il Santo Padre ha quindi espresso apprezzamento per l’appello delle Pontificie Accademie ai sindaci perché: «Anche se questa coscienza ecologica – avverte il Sommo Pontefice – parte dal centro verso la periferia, il lavoro più serio, più profondo, lo deve fare la periferia verso il centro, lo dovete fare voi sindaci per la costruzione di questa coscienza».

Secondo il Papa, se il lavoro non parte dalle periferie verso il centro non avrà alcun effetto. Di cui il ruolo dei sindaci: «Vi ringrazio – conclude – perché vi siete riuniti qui come periferie serie».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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