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“Ogni vita è sacra: abolite la pena di morte”

"Sono convinto - spiega Papa Francesco - che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, pronunciando il suo discorso davanti a deputati e senatori del Congresso degli Stati Uniti a Washington

Papa Francesco pronuncia il suo discorso al Congresso degli Stati Uniti d'America

«Negli ultimi secoli, milioni di persone sono giunte in questa terra per rincorrere il proprio sogno di costruire un futuro in libertà. Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri».

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, nel corso del suo storico discorso al Congresso degli Stati Uniti d’America: «Vi dico questo – sottolinea il Papa – come figlio di immigrati, sapendo che anche tanti di voi sono discendenti di immigrati. Tragicamente, i diritti di quelli che erano qui molto prima di noi non sono stati sempre rispettati, ma quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato: dobbiamo educare le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro prossimo e a tutto quanto ci circonda».

Successivamente, il Papa è tornato a porre l’accento sull’enorme flusso migratorio che così come l’Europa, interessa anche l’America: «Il nostro mondo – evidenzia il Pontefice – sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Anche in questo continente, migliaia di persone sono spinte a viaggiare verso il Nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli? Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni».

E per realizzare quest’accoglienza, il Santo Padre ha proposto la sua ricetta: «Rispondere – spiega – in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno. Dobbiamo evitare una tentazione oggi comune: scartare chiunque si dimostri problematico».

Da questo punto di vista, il Papa ha ricordato la regola d’oro, presa dal Vangelo di Matteo, “Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te”: «Trattiamo gli altri – invita Papa Bergoglio – con la medesima passione e compassione con cui vorremmo essere trattati: cerchiamo per gli altri le stesse possibilità che cerchiamo per noi stessi. Aiutiamo gli altri a crescere, come vorremmo essere aiutati noi stessi. In una parola, se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità. La misura che usiamo per gli altri sarà la misura che il tempo userà per noi».

E la regola d’oro, a detta del Sommo Pontefice, ci mette anche di fronte alla nostra responsabilità di proteggere e difendere la vita umana in ogni fase del suo sviluppo: «È questa – precisa Papa Francesco ai membri del Congresso americano – la convinzione che mi ha portato, fin dall’inizio del mio ministero, a sostenere a vari livelli l’abolizione globale della pena di morte. Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini».

Un invito, quest’ultimo, giunto recentemente anche dai vescovi della Conferenza episcopale statunitense: «Io non solo li appoggio – aggiunge il Papa -, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione, non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione».

Quindi un riferimento alla povertà: «In questi primi anni del terzo millennio – prosegue il Santo Padre – è stato fatto molto per far uscire la gente dalla povertà estrema, ma va fatto ancora molto di più, perché in tempi di crisi e di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale».

E per il suo grande impegno sociale, il Pontefice ha ricordato l’esempio di Dorothy Day, che ha fondato il Catholic Worker Movement. Il Papa, poi, ha incoraggiato i politici americani a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi, intrappolate nel cerchio della povertà: «Anche a loro – esorta – c’è bisogno di dare speranza. La lotta contro la povertà e la fame dev’essere combattuta costantemente su molti fronti, specialmente nelle sue cause, soprattutto sul piano della creazione e distribuzione della ricchezza. Il corretto uso delle risorse naturali, l’appropriata applicazione della tecnologia e la capacità di ben orientare lo spirito imprenditoriale, sono elementi essenziali di un’economia che cerca di essere moderna, inclusiva e sostenibile e la creazione di posti di lavoro è parte imprescindibile del suo servizio al bene comune, come si legge nella Laudato si».

Sui temi legati al creato e alla custodia della terra, è quindi giunto un nuovo forte appello del Pontefice, ai membri del Congresso, sulla scorta della sua enciclica ecologista: «Ci vuole uno sforzo coraggioso e responsabile – afferma – per cambiare rotta ed evitare gli effetti più seri del degrado ambientale causato dall’attività umana. Sono convinto che possiamo fare la differenza e non ho dubbi che gli Stati Uniti – e questo Congresso – hanno un ruolo importante da giocare».

Per Francesco, dunque, è il momento di azioni coraggiose e strategie dirette a implementare una cultura della cura e un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura: «Abbiamo la libertà necessaria – constata Papa Bergoglio – per limitare e orientare la tecnologia, per individuare modi intelligenti di orientare, coltivare e limitare il nostro potere e mettere la tecnologia al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale. Ho fiducia che le istituzioni americane di ricerca e accademiche potranno dare un contributo vitale negli anni a venire».

Ed essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati: «A ridurre – continua il Sommo Pontefice – e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo».

Dicendo questo, il Papa ha preso spunto dalla figura di Thomas Merton, monaco cistercense americano, uomo di dialogo, promotore di pace tra popoli e religioni, per fare una domanda esigente ai membri del Congresso: «Perché – chiede – armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi».

Non è poi mancato un riferimento alla famiglia, all’interno del suo discorso, in vista dell’Incontro mondiale delle famiglie a cui prenderà parte a Philadelphia in conclusione del suo viaggio apostolico: «La famiglia – ricorda Papa Francesco – è minacciata, forse come mai in precedenza, dall’interno e dall’esterno: relazioni fondamentali sono state messe in discussione, come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia. Quanto essenziale è stata la famiglia nella costruzione di questo Paese! E quanto merita ancora il nostro sostegno e il nostro incoraggiamento! Io posso solo riproporre l’importanza e, soprattutto, la ricchezza e la bellezza della vita familiare».

E a proposito di famiglia, in conclusione del suo intervento, il Santo Padre ha parlato dei suoi membri più vulnerabili, i giovani: «I loro problemi – assicura il Pontefice – sono i nostri problemi. Non possiamo evitarli. È necessario affrontarli insieme, parlarne e cercare soluzioni efficaci piuttosto che restare impantanati nelle discussioni. Per molti di loro si profila un futuro pieno di tante possibilità, ma molti altri sembrano disorientati e senza meta, intrappolati in un labirinto senza speranza, segnato da violenze, abusi e disperazione».

Quindi la denuncia del Papa: «A rischio di banalizzare – conclude -, potremmo dire che viviamo in una cultura che spinge i giovani a non formare una famiglia, perché mancano loro possibilità per il futuro. Ma questa stessa cultura, presenta ad altri così tante opzioni che anch’essi sono dissuasi dal formare una famiglia».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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