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“Sulla famiglia forti pressioni culturali: no alla cultura degli eufemismi”

Attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse - rileva il porporato - si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile

Lo ha affermato ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione del Consiglio episcopale permanente a Firenze

Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana

«Le parole più sacre della vita e della storia umana – come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione – sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione».

Lo ha detto ieri il cardinale Angelo Bagnasco che, nella prolusione al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana in corso a Firenze, è tornato a stigmatizzare la “teoria del gender”: «La quale – aggiunge il presidente Cei – tenta di colonizzare l’Europa, mentre in diversi Paesi europei perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti. Non è sano un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale, perché non sa più confrontarsi con essa – ribadisce sulla scorta del Papa».

E tutto questo, a detta del cardinale, non è casuale: «Attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse – rileva il porporato – si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. È un esempio della “cultura degli eufemismi”, che consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale».

Da qui, giunge l’appello affinché l’educazione delle giovani generazioni nasca in famiglie e da essa venga custodita e vigilata nelle istituzioni e a scuola: «Le famiglie – esorta Bagnasco – hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’offerta formativa. Le scuole, da parte loro, sono chiamate ad assumere le iniziative utili per assicurare da parte delle famiglie una conoscenza effettiva e dettagliata del Pof: anche le attività extracurriculari richiedono il consenso dei genitori».

Il Consiglio episcopale permanente della Cei

Il Consiglio episcopale permanente della Cei

Ma il presidente dei vescovi italiani, ha puntato il dito anche sull’Europa: «Le pressioni europee – accusa l’alto prelato – sono sempre più pesanti e insistenti anche in materie che non competono all’Unione, come il diritto di famiglia e – più ampiamente – i valori morali e spirituali che hanno formato la coscienza e la storia delle singole nazioni».

Raramente, secondo il cardinale, tra i luoghi deteriorati dall’individualismo, laddove sono custodite le fondamenta dell’umanità, c’è la famiglia, ancor prima che il sociale e il politico: «Rispetto a tali problemi – ammonisce il presidente della Conferenza episcopale italiana -, a volte si sente parlare di irrilevanza dei cattolici nella società: la vera questione non è però essere rilevanti per il mondo, ma il rimanere fedeli a Cristo. L’esempio di tanti martiri del nostro tempo ce ne dà ampia testimonianza».

E a fronte di tutto questo, nella prolusione del Consiglio episcopale permanente, emerge anche l’esigenza di compiere un serio esame di coscienza, a partire dalla verità secondo cui si raccoglie ciò che si semina. Facendo questo ragionamento, il cardinale ha elencato i molti fatti tristi di cronaca che ogni giorno invadono le nostre case: «Violenze – cita il porporato -, soppressione di vite umane, corruzione, un potere mafioso sempre più arrogante e sfidante, il malaffare, la vergogna del caporalato, la speculazione sui poveri, la prevaricazione verso chi non può difendersi, il bullismo fisico o cibernetico, il traffico di droghe sempre più sofisticate, il rifiuto del diverso, la piaga tollerata e intoccabile del gioco d’azzardo».

Un triste spettacolo, questo, che non deve far dimenticare il popolo degli onesti: «Un popolo grande – riconosce il cardinal Bagnasco -, maggioritario, che porta avanti non solo la propria esistenza con dignità, ma anche le proprie famiglie e la vita della nazione. Senza questo popolo, nessuna legge o programmazione potrebbe avere risultati. Se si semina l’idea che esistono solo diritti ma non anche doveri; se si afferma che ogni desiderio individuale deve essere riconosciuto da tutti e diventare legge; se chi è più forte e ha più voce vince sugli altri; se la fatica e il sacrificio, la fedeltà e il quotidiano vengono di fatto negati e sbeffeggiati, allora si sta seminando vento: si raccoglierà tempesta!».

Ma nella prolusione, si parla anche dell’annoso tema dell’immigrazione: «Di fronte a persone – ammonisce il cardinale Angelo Bagnasco – che per fuggire alla disperazione rischiano la vita, non si può né stare a guardare con fastidio – come l’Europa ha fatto per anni – né fare i sofisti».

L’esodo dei migranti, viene quindi definito una svolta storica che chiama in causa anche l’Onu: «La coscienza umana esige di intervenire – continua il cardinale -. È quanto ha fatto l’Italia fin dalla prima ora. Nessuno può dar lezione o muovere rimproveri: in prima linea sulle coste l’Italia c’era, a differenza di altri: ora l’onda di piena si allarga e sembra essere giunta l’ora della concertazione, all’insegna di una gratuità senza calcoli che senza bisogno di barriere progetti un futuro sicuro, produttivo e sereno per tutti, per chi ospita come per chi arriva».

Per il cardinale, quindi, bisogna intervenire su un triplice fronte come l’oggi, il domani e i Paesi di provenienza: «A chi ha fame – ricorda il porporato – bisogna, innanzitutto, dar da mangiare. Le comunità cristiane lo sanno e operano con trasparenza, lontane da qualunque basso interesse, da ben prima dell’onda migratoria. Il secondo fronte è quello di dare un futuro di dignità, poiché non si può vivere perennemente da assistiti. Infine, la comunità internazionale deve concretamente intervenire favorendo lo sviluppo dei Paesi di provenienza».

E a un mese dall’inizio del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, dal titolo “In Cristo Gesù il nuovo umanesimo”, il presidente della Cei ha sottolineato che le parole del Papa non solo confermano, ma illuminano la nostra riflessione e incoraggiano la strada del decennio sul tema educativo: «Educare – spiega Bagnasco – richiede una visione antropologica vera e completa, aperta alla trascendenza, alla relazione e alla unitarietà della persona e che la crisi antropologica sta all’interno di quella che il Papa chiama cultura del relativismo. Una distorsione antropologica, questa, che porta a uno squilibrio sempre più vasto nelle relazioni con gli altri, con l’ambiente e con il mondo, con la vita. E, innanzitutto, con se stessi, giungendo a quella cultura dell’ usa e getta che porta a scartare tutto ciò che non rientra nei propri scopi».

Insomma, per il cardinale quando la cultura si corrompe non si riconosce più alcuna verità oggettiva né principi universalmente validi: «È significativo – ricorda – che i presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa abbiano affermato la centralità e l’urgenza della questione antropologica, rispetto alle derive che si moltiplicano e dilagano nei rispettivi Paesi. Non pochi di loro guardano con interesse al nostro prossimo Convegno nazionale, dove, al di là di analisi già note, come Chiesa italiana ci impegniamo a individuare strade da percorrere e obiettivi da perseguire».

About Davide De Amicis (2531 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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