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“Italia, un Paese povero di giovani e laureati”

"Rispetto al panorama europeo - sottolinea Alessandro Rosina, professore di demografia all’Università Cattolica - l’Italia è sempre più un Paese povero di nuove generazioni. L’Italia presenta così la peggiore combinazione tra neet inattivi e scoraggiati ed expat, e cioè talenti che se ne vanno dando vita così ad un vero e proprio circolo vizioso, che mette a rischio la ripresa stessa del nostro Paese"

Emerge dal capitolo mobilità giovanile del decimo Rapporto “Italiani nel Mondo”, presentato ieri mattina a Roma dalla Fondazione Migrantes

«Italia, un Paese povero di giovani e laureati». È quanto emerge dal capitolo mobilità giovanile del Rapporto “Italiani nel Mondo”, presentato ieri mattina a Roma dalla Fondazione Migrantes.

Nel Rapporto si evidenzia, tra i numerosi dati, la forte crescita degli studenti italiani che scelgono di partire per un periodo di studio all’estero: sono 1.800 i ragazzi partiti con Intercultura per l’anno 2014-2015: «Anche tra i laureati – si legge nell’ultimo rapporto AlmaLaurea -, il fenomeno dell’emigrazione per ragioni lavorative è tendenzialmente in crescita negli ultimi anni».

In particolare, le differenze più consistenti tra i laureati impiegati all’estero e quelli occupati in Italia riguardano le prospettive di guadagno (7,4 in media contro 6,2 su una scala 1-10) e di carriera (7,4 contro 6,3), la flessibilità dell’orario di lavoro (7,7 contro 6,9) e il prestigio che si riceve dal lavoro (7,6 contro 6,8). La rilevazione effettuata da AlmaLaurea, mette in evidenza che la gran parte (82%) degli intervistati ha trovato occupazione in Europa.

Alessandro Rosina, tra i curatori del rapporto

Alessandro Rosina, tra i curatori del rapporto

Regno Unito (16,5%), Francia (14,5%), Germania (12%) e Svizzera (12%) risultano i Paesi europei più attrattivi per motivi di lavoro. All’aumentare del titolo di studio aumenta il tasso di occupazione. Infatti, se per i laureati magistrali il tasso di occupazione è del 70%, per i dottori di ricerca è prossimo al 90%, ad un anno dal titolo: «Rispetto al panorama europeo – sottolinea Alessandro Rosina, professore di demografia all’Università Cattolica – l’Italia è sempre più un Paese povero di nuove generazioni».

Un Paese colpito da una bassa denatalità e con un calo demografico pari a 250 mila giovani ogni anno. Aumentano invece due categorie di giovani: i neet (giovani che non studiano e non lavorano ed emblema dello spreco italiano del capitale umano) e gli “expat” con titoli di studio medio-alti, per questo maggiormente esposti alla disoccupazione, quindi bravi ma senza prospettive e dunque pronti a partire: «L’Italia – aggiunge il professore – presenta così la peggiore combinazione tra neet inattivi e scoraggiati ed expat, e cioè talenti che se ne vanno dando vita così ad un vero e proprio circolo vizioso, che mette a rischio la ripresa stessa del nostro Paese».

Come rispondere alla sfida? «Certamente – risponde Rosina – non fermando l’uscita. Ma valorizzando il capitale umano, sostenendo la scelta di chi vuole rimanere e favorire chi vuole tornare, con progetti che possano attirare non solo chi ha fallito ma soprattutto chi ha avuto successo, perché possa riportare e rimettere in circolo nel nostro Paese competenze e professionalità maturate all’estero».

A conferma di tutto ciò, arrivano anche dati più generali: «L’anno scorso – rileva monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – sono arrivati in Italia 33 mila lavoratori e sono partiti all’estero 101 mila italiani. Significa che ad un lavoratore che arriva, corrispondono 3 italiani che se ne vanno. Questa è la vera crisi del nostro Paese».

Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale Fondazione Migrantes

Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale Fondazione Migrantes

Stiamo vivendo, dunque, una nuova stagione della migrazione italiana: «Una stagione – sottolinea monsignor Perego – fortemente segnata da due volti: da una parte parla di una crisi che stiamo vivendo e da cui non siamo ancora usciti come Italia. E dall’altra fa emergere una emigrazione italiana, che sta tornando ad essere un fenomeno importante del mondo giovanile».

Il tema del lavoro è dunque il tema con cui va letta la storia della emigrazione del nostro Paese: «Non riprendere questo dato – conclude il direttore generale della Fondazione Migrantes -, significa non leggere politicamente e culturalmente la nostra situazione e quindi non costruire politiche familiari, lavorative e scolastiche che sappiamo leggere questa realtà. Il nostro Paese sta vivendo una disoccupazione che si attesta al 41% che diventa un 50% al Sud».

About Davide De Amicis (3026 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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