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“La famiglia è una rete che libera dall’abbandono e dall’indifferenza”

"Uno sguardo attento - osserva il Papa - alla vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi, mostra immediatamente il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione di spirito familiare. Lo stile dei rapporti civili, economici, giuridici, professionali, di cittadinanza, appare molto razionale, formale, organizzato, ma anche molto disidratato, arido, anonimo"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco, pronunciando la catechesi dell’udienza generale dedicata al Sinodo dei vescovi sulla famiglia in corso

Papa Francesco saluta i fedeli in piazza San Pietro

«Oggi le famiglie sono una delle reti più importanti per la missione di Pietro e della Chiesa». Lo ha affermato ieri mattina Papa Francesco, che nella catechesi dell’udienza generale dedicata al Sinodo dei vescovi sulla famiglia, davanti a 30 mila fedeli in piazza San Pietro, ha ricordato che Gesù, quando chiamò Pietro a seguirlo, gli disse che lo avrebbe fatto diventare pescatore di uomini, e per questo ci vuole un nuovo tipo di reti: «Non è una rete che fa prigionieri, questa! – esclama il Papa – Al contrario, libera dalle acque cattive dell’abbandono e dell’indifferenza, che affogano molti esseri umani nel mare della solitudine e dell’indifferenza».

Del resto, uno sguardo attento alla vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi: «Mostra immediatamente – sottolinea il Pontefice – il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione di spirito familiare. Lo stile dei rapporti civili, economici, giuridici, professionali, di cittadinanza, appare molto razionale, formale, organizzato, ma anche molto disidratato, arido, anonimo. Diventa a volte insopportabile, perché pur volendo essere inclusivo nelle sue forme, nella realtà abbandona alla solitudine e allo scarto un numero sempre maggiore di persone».

Un gruppo di fedeli presenti in piazza San Pietro

Un gruppo di fedeli presenti in piazza San Pietro

La famiglia, al contrario, apre per l’intera società una prospettiva ben più umana: «Apre gli occhi dei figli sulla vita – spiega il Santo Padre -, e non solo lo sguardo, ma anche tutti gli altri sensi, rappresentando una visione del rapporto umano edificato sulla libera alleanza d’amore. La famiglia introduce al bisogno dei legami di fedeltà, sincerità, fiducia, cooperazione, rispetto; incoraggia a progettare un mondo abitabile e a credere nei rapporti di fiducia, anche in condizioni difficili; insegna ad onorare la parola data, il rispetto delle singole persone, la condivisione dei limiti personali e altrui».

E tutti, secondo il Papa, siamo consapevoli della insostituibilità dell’attenzione famigliare per i membri più piccoli, più vulnerabili, più feriti, e persino più disastrati nelle condotte della loro vita: «Chi pratica questi atteggiamenti – ricorda Papa Bergoglio -, li ha assimilati dallo spirito familiare, non certo dalla competizione e dal desiderio di autorealizzazione».

Ciononostante, il Santo Padre ha rilevato che oggi non si dà alla famiglia il dovuto peso, riconoscimento e sostegno nell’organizzazione politica ed economica della società contemporanea: «La famiglia – insiste il Sommo Pontefice – non solo non ha riconoscimento adeguato, ma non genera più apprendimento. A volte verrebbe da dire che, con tutta la sua scienza e la sua tecnica, la società moderna non è ancora in grado di tradurre queste conoscenze in forme migliori di convivenza civile, in quanto non solo l’organizzazione della vita comune si incaglia sempre più in una burocrazia del tutto estranea ai legami umani fondamentali, ma, addirittura, il costume sociale e politico mostra spesso segni di degrado che stanno ben al di sotto della soglia di un’educazione familiare anche minima, come aggressività, volgarità, disprezzo. In tale congiuntura, gli estremi opposti di questo abbrutimento dei rapporti, cioè l’ottusità tecnocratica e il familismo amorale, si congiungono e si alimentano a vicenda: questo davvero è un paradosso!».

E Le famiglie, a detta del Santo Padre, sanno bene che cos’è la dignità del sentirsi figli e non schiavi, o estranei, o solo un numero di carta d’identità: «Da qui – sottolinea Papa Francesco -, dalla famiglia, Gesù ricomincia il suo passaggio fra gli esseri umani per persuaderli che Dio non li ha dimenticati. Da qui Pietro prende vigore per il suo ministero. Da qui la Chiesa, obbedendo alla parola del Maestro, esce a pescare al largo, certa che, se questo avviene, la pesca sarà miracolosa».

Infine, l’auspicio del Papa: «Possa – conclude – l’entusiasmo dei Padri sinodali, animati dallo Spirito Santo, fomentare lo slancio di una Chiesa che abbandona le vecchie reti e si rimette a pescare confidando nella parola del suo Signore. Preghiamo intensamente per questo! Cristo, del resto, ha promesso e ci rincuora: se persino i cattivi padri non rifiutano il pane ai figli affamati, figuriamoci se Dio non darà lo Spirito a coloro che, pur imperfetti come sono, lo chiedono con appassionata insistenza».

About Davide De Amicis (2533 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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