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Una necropoli romana sotto il quartiere pescarese di Rampigna

"La zona di Rampigna - conferma Andrea Staffa - nella città romana di Ostia Aterni, in epoca imperiale, era sede di una necropoli come risulta da alcune prospezioni geognostiche che confermano la presenza di cavità sotterranee al di sotto dell’attuale campo"

Lo conferma Andrea Staffa, responsabile della Soprintendenza archeologica per l’Abruzzo per la provincia di Pescara, parlando di alcuni ritrovamenti archeologici

Una piantina dell'antico forte borbonico eretto nel Cinquecento a Pescara

Un’antica necropoli, un agglomerato di tombe, si celerebbe nelle viscere del terreno sottostante l’attuale campo di Rampigna. Non si tratta di una leggenda metropolitana, ma della parola del responsabile pescarese dello Soprintendenza archeologica per l’Abruzzo: «La zona di Rampigna – conferma Andrea Staffanella città romana di Ostia Aterni, in epoca imperiale, era sede di una necropoli come risulta da alcune prospezioni geognostiche che confermano la presenza di cavità sotterranee al di sotto dell’attuale campo».

Andrea Staffa, responsabile per la provincia di Pescara della Soprintendenza archeologica d'Abruzzo

Andrea Staffa, responsabile per la provincia di Pescara della Soprintendenza archeologica d’Abruzzo

E la presenza di una necropoli, in effetti, è stata già concretamente confermata anche da due ritrovamenti effettuati nell’Ottocento, risalenti al secondo o terzo secolo dopo Cristo: «Si tratta di due rilevi funerari – conferma Staffa -. Il primo riguardava i resti relativi ad una “navis caudicaria”, ovvero di quello che ai tempi poteva essere considerato un rimorchiatore che assisteva le navi più grandi che non potendo entrare nel porto, vi attraccavano all’esterno. Il secondo rilievo invece riguarda Ermodorus, ovvero Ermodoro, un “navicularis”. Un armatore dell’epoca, originario dell’antica Salona che corrisponde all’attuale Spalato, che aveva contatti commerciali ad Ostia Aterni, dove morì venendo sepolto presso la necropoli dell’attuale Rampigna».

In particolare, il primo ritrovamento ha dapprima fatto parte della collezione della famiglia De Riseis-Aragona di Lanciano, per poi passare alla famiglia Di Fonzo mentre ora è stato recuperato per essere custodito in sicurezza, in attesa di un futuro restauro.

La zona di Rampigna, in età medievale, resta un’area aperta, mentre nel Cinquecento venne poi ricompresa nel perimetro della Fortezza borbonica: «All’epoca – sottolinea il responsabile della Soprintendenza ai beni archeologici per la provincia di Pescara – Rampigna era una zona di manovra militare e, risalente a quell’epoca, nell’area ora occupata dalla Questura si trova restaurata una chiesa anticamente appartenuta prima alla guarnigione spagnola e poi a quella borbonica».

Tra l’altro, fra pochi giorni, gli scavi sul lungofiume toccheranno il punto dove sorgeva un antico ponte romano, che potrebbe riservare sorprese. E ora che la presenza dell’area archeologica è pressoché certa, sarebbe un sogno poterla riportare alla luce ridandole la visibilità che a Roma ha il Foro: «Con l’attuale carenza di risorse – constata Staffa – tutto ciò resterà un sogno, considerando che un’altra assenza notevole è quella di un museo archeologico sulla storia di Pescara».

About Davide De Amicis (2611 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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