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Discernimento e integrazione: parole chiave per Pastorale divorziati risposati

E’ questa una delle risposte più attese alle tante domande a cui il Sinodo dei vescovi sulla famiglia, che si concluderà oggi, è stato chiamato a rispondere

L'aula del Sinodo dei vescovi

«Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore».

Lo ha ribadito ieri il Papa, che nel discorso di chiusura del Sinodo ha citato i suoi predecessori – Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI – e i loro pronunciamenti magisteriali sulla famiglia, per ricordare che è lo Spirito Santo il vero protagonista e artefice del Sinodo: «Per tutti – spiega il Papa – la parola famiglia non suona più come prima, al punto che in essa troviamo già il riassunto della sua vocazione e il significato di tutto il cammino sinodale».

Papa Francesco nel suo discorso conclusivo, davanti ai 270 padri sinodali

Papa Francesco nel suo discorso conclusivo, davanti ai 270 padri sinodali

Un altro dei significati del Sinodo è stato poi quello di superare l’ermeneutica cospirativa o chiusura di prospettive: «Per difendere – continua il Pontefice – e per diffondere la libertà dei figli di Dio, per trasmettere la bellezza della novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile. Nel cammino di questo Sinodo le opinioni diverse che si sono espresse liberamente, e purtroppo talvolta con metodi non del tutto benevoli, hanno certamente arricchito e animato il dialogo, offrendo un’immagine viva di una Chiesa che non usa moduli preconfezionati, ma che attinge dalla fonte inesauribile della sua fede acqua viva per dissetare i cuori inariditi».

Per questo, nonostante la ricca diversità manifestata, la sfida che la Chiesa ha davanti è sempre la stessa: «Annunciare – sottolinea il Santo Padre – il Vangelo all’uomo di oggi, difendendo la famiglia da tutti gli attacchi ideologici e individualistici. Senza, però, mai cadere nel pericolo del relativismo oppure di demonizzare gli altri, ma cercando di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio che supera i nostri calcoli umani e che non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati».

Quanto alla relazione conclusiva del Sinodo, discernimento e integrazione sono le due parole d’ordine per la pastorale dei divorziati risposati: «I battezzati che sono divorziati e risposati civilmente – si legge nella terza parte del documento, dedicata alle situazioni complesse delle famiglie – devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo».

La logica dell’integrazione è dunque la chiave del loro accompagnamento pastorale: «Perché – precisa la relazione finale del Sinodo – non soltanto sappiano che appartengono al corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle e la loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate».

Un’integrazione, questa, considerata necessaria pure per la cura e l’educazione cristiane dei loro figli, che devono essere considerati i più importanti. Per il discernimento, il documento citato è la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, dove si esortano i sacerdoti ad accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del vescovo.

Chiara anche la presa di posizione a riguardo dell’omosessualità: «Nei confronti delle famiglie – si legge ancora nel documento – che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni ingiusta discriminazione».

Ma non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia: «No, dunque, – ribadisce la relazione finale – ai progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, ma anche alle pressioni in questa materia da parte degli organismi internazionali».

Sul matrimonio civile o altre forme di convivenza, determinate da situazioni culturali contingenti, si può invece crescere verso una prospettiva di stabilità: «Questa volontà – approfondisce la relazione conclusiva del Sinodo -, che si traduce in un legame duraturo, affidabile e aperto alla vita può considerarsi un impegno su cui innestare un cammino verso il sacramento nuziale, scoperto come il disegno di Dio sulla propria vita».

Di qui la possibilità di incoraggiare questo cammino di crescita: «Tramite un percorso – si precisa – in cui siano valorizzati quei segni di amore che corrispondono al riflesso dell’amore di Dio in un autentico progetto coniugale». Tolleranza zero, infine, nei casi di abuso sessuale sui minori, mentre si invoca prevenzione e cura nei casi di violenza familiare.

About Davide De Amicis (2699 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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