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Firenze 2015: “Discernimento sinodale su presente e futuro della Chiesa”

"Fare il punto sul nostro cammino di fedeltà al rinnovamento promosso dal Concilio e aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo: «Questo lo scopo del nostro appuntamento fiorentino - precisa il presidente del Comitato preparatorio -, per rispondere all’invito al discernimento comunitario suggerito dal Papa ai vescovi italiani, nell’assemblea del maggio 2014"

Così ieri pomeriggio monsignor Cesare Nosiglia, presidente del Comitato preparatorio, ha definito i lavori del Convegno ecclesiale di Firenze

Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente del Comitato preparatorio, apre il V Convegno ecclesiale di Firenze

«Sinodalità, per rifuggire dalla tentazione di trasformare la nostra fede in ideologia». È stato questo lo stile indicato da monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente del Comitato preparatorio del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze dal tema “In Cristo Gesù il nuovo umanesimo”, nel definire i lavori cominciati ieri nel capoluogo toscano come i tasselli di un mosaico: «Che siamo chiamati a tessere insieme – sottolinea il presule -, per un serio lavoro sinodale di discernimento sul presente e sul futuro della Chiesa che è in Italia. Lo stile sinodale deve accompagnare il lavoro di questi giorni e sarebbe già un grande risultato se da Firenze la sinodalità divenisse lo stile di ogni comunità ecclesiale, per una Chiesa capace di tenere il passato, ma di slanciarsi con forza e coraggio verso il futuro».

Il grido dell’umanità ferita che a noi giunge dalle tante periferie esistenziali; la frontiera drammatica dell’immigrazione, la frontiera sempre più tragica delle povertà anche a causa della crisi economica e occupazionale, la frontiera delicata dell’emergenza educativa: «Queste vie – illustra monsignor Nosiglia -, chiedono che cammino di fede e cammino ecclesiale diventino vie o almeno sentieri di umanizzazione non da declinare in prospettiva intellettuale, bensì esistenziale. È questo che chiede il Papa alla Chiesa italiana: una cultura dell’incontro e una teologia che sappia abitare le frontiere e farsi carico dei conflitti, anche di coloro che non condividono l’umanesimo cristiano».

Discernimento e amore per questo nostro Paese: sono state queste, poi, le due parole d’ordine risuonate all’inizio della prolusione di monsignor Cesare Nosiglia, che ha di fatto aperto i lavori: «Siamo convenuti a Firenze da ogni parte d’Italia – spiega – portando in dono reciproco la ricchezza di esperienze diverse ma tenute insieme, nel profondo, dalla medesima passione per il Signore Gesù Cristo e la sua Chiesa; e dall’amore per questo nostro Paese, di cui ci sentiamo e vogliamo essere a pieno titolo, protagonisti e cittadini».

Fare il punto sul nostro cammino di fedeltà al rinnovamento promosso dal Concilio e aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo: «Questo lo scopo del nostro appuntamento fiorentino – precisa il presidente del Comitato preparatorio -, per rispondere all’invito al discernimento comunitario suggerito dal Papa ai vescovi italiani, nell’assemblea del maggio 2014».

L'ingresso dei delegati nella Cattedrale di Santa Maria del fiore, sede del Convegno di Firenze

L’ingresso dei delegati nella Cattedrale di Santa Maria del fiore, sede del Convegno di Firenze

Quello di Firenze, come si legge nella traccia, vuole essere un umanesimo che è in ascolto; concreto; plurale e integrale; d’interiorità e trascendenza, in continuità con i Convegni ecclesiali di Palermo e di Verona: «Dove però – sottolinea l’arcivescovo di Torino – il discernimento è stata un’indicazione non ancora pienamente accolta nelle nostre comunità, che fanno fatica a incarnarsi nei loro territori per diventarne lievito di umanità redenta e riconciliata, perché fondata sulla misericordia di Dio».

Del resto, quello che monsignor Cesare Nosiglia ha descritto è un Paese che sta sempre più invecchiando: «In cui la gente – aggiunge – è sfiduciata e ripiegata su se stessa, dove le diseguaglianze sociali e le povertà non solo materiali ma etiche e spirituali stanno crescendo e dove, secondo le statistiche, il 31% della popolazione vive da solo – chi per scelta, chi per necessità e chi per naufragio esistenziale – ha bisogno di riappropriarsi della speranza che la fede cristiana ha seminato nella sua storia, dando vita a un patrimonio di umanità, santità e civiltà esemplare per il mondo intero».

Affermando questo, il presule ha assicurato che in questi giorni a Firenze la testimonianza cristiana dei credenti avrà il sapore e l’odore delle quotidiane sfide dell’esistenza, ovvero l’amore dell’uomo e della donna, la generazione dei figli, la cura dell’educazione dei giovani e della dignità dei vecchi, la coltivazione della bellezza, la verità dei sentimenti, la giustizia delle emozioni, la protezione delle fragilità, il senso del lavoro, la capacità di morire, la misura delle parole, la difesa quotidiana della speranza: «Firenze, la città che ci ospita – prosegue monsignor Nosiglia –, ci offre il contesto propizio per respirare una cura dell’umano scaturito dalla fede che si è espressa particolarmente con il linguaggio della bellezza, della creazione artistica, della cultura e della carità, senza soluzione di continuità. Qui possiamo sperimentare un modello concreto di come la fede può diventare anima di una cultura e di come la cultura nelle sue varie sfaccettature può offrire al messaggio cristiano un alveo privilegiato, per entrare con piena cittadinanza e novità dentro il pensiero, la storia e la vita di un popolo».

Perché il cristianesimo non è un retaggio del passato o un ostacolo alla libertà. Al contrario, a detta dell’arcivescovo, indica e orienta la via del futuro: «Il primo compito che la Chiesa oggi è chiamata non solo a svolgere – ricorda Nosiglia -, ma a manifestare è l’annuncio di Gesù Cristo, ritenendo destinatari di ciò tutti gli uomini, nessuno escluso. Il travaglio culturale che il nostro tempo sta vivendo e subendo, è un vero e proprio cambiamento d’epoca che non è frutto di accelerazioni improvvise disomogenee tra loro, ma scaturisce invece da una logica forte perseguita secondo regie ben definite e convergenti».

Questa la denuncia del presule: «La messa in crisi dei fondamentali su cui si radica la libertà e la responsabilità dell’uomo verso la vita, la famiglia, il creato conduce alla “morte” dell’uomo stesso e di quel bene comune che cementa ogni società e garantisce il suo futuro. È a partire dai “fondamentali” del cristianesimo, che sono ad un tempo antropologici, culturali e spirituali, che il Vangelo e la vicinanza della comunità e dei cristiani possono risultare decisivi per la vera e integrale promozione della persona, e per vivere insieme in una terra abitabile e materna per tutti i suoi figli».

Da questi presupposti, sono dunque partiti i lavori del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, al quale è presente anche un’ampia delegazione dell’arcidiocesi di Pescara-Penne presieduta dall’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti, il quale al rientro riporterà alla comunità diocesana gli esiti del Convegno. Nel frattempo sarà possibile seguire i lavori congressuali in diretta, attraverso lo streaming web dal sito www.firenze2015.it.

About Davide De Amicis (2487 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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