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“Mi piace una Chiesa italiana inquieta, vicina ad abbandonati e dimenticati”

"In ogni comunità - esorta Papa Francesco -, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio. Ne sono sicuro perché siete una Chiesa adulta, antichissima nella fede, solida nelle radici e ampia nei frutti"

Lo ha rivelato stamani Papa Francesco, rivolgendosi ai 2.200 delegati diocesani presenti al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze

Papa Francesco interviene al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze

«Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti». Lo ha confessato Papa Francesco, stamani, al termine del discorso rivolto ai partecipanti al Convegno ecclesiale nazionale della Chiesa italiana, riuniti nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore: «Desidero – approfondisce il Papa – una Chiesa lieta col volto di mamma che comprende, accompagna, accarezza: sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà. L’umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere – le parole del Pontefice riferite al tema del Convegno – afferma radicalmente la dignità di ogni persona come Figlio di Dio, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce ragioni per l’allegria e l’umorismo, anche nel mezzo di una vita molto dura».

Quindi il compito lasciato dal Santo Padre ai 2.200 delegati diocesani presenti: «In ogni comunità – sollecita -, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio. Ne sono sicuro perché siete una Chiesa adulta, antichissima nella fede, solida nelle radici e ampia nei frutti».

Da qui l’invito ad esprimere quel genio che grandi artisti italiani, da Dante a Michelangelo, hanno espresso in maniera ineguagliabile: «Credete – esorta il Sommo Pontefice – al genio del cristianesimo italiano, che non è patrimonio né di singoli né di una élite, ma della comunità, del popolo di questo straordinario Paese».

L'arrivo di Papa Francesco a Firenze

L’arrivo di Papa Francesco a Firenze

Un patrimonio da utilizzare per realizzare un grande obiettivo: «Vi chiedo – aggiunge il Papa – di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per un’Italia migliore. Non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento. E così sarete liberi di accettare le sfide dell’oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni».

Perché oggi, a detta di Papa Francesco, si può dire che non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca, che pongono situazioni e quindi nuove sfide, per noi, perfino difficili da comprendere: «Questo nostro tempo – osserva il Pontefice – richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso. Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, zoppi, storpi, ciechi, sordi. Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo».

Ma sarà la piazza a riservare la sfida più difficile: «La Chiesa – auspica il Santo Padre – sappia dare una risposta chiara davanti alle minacce che emergono all’interno del dibattito pubblico: è questa una delle forme del contributo specifico dei credenti alla costruzione della società comune».

Ne è convinto il Papa, che da Santa Maria del Fiore ha ricordato che i credenti sono cittadini: «E lo dico qui a Firenze – prosegue Papa Francesco -, dove arte, fede e cittadinanza si sono sempre composte in un equilibrio dinamico tra denuncia e proposta. La nazione non è un museo, ma è un’opera collettiva in permanente costruzione in cui sono da mettere in comune proprio le cose che differenziano, incluse le appartenenze politiche o religiose».

Di qui l’appello di Francesco rivolto soprattutto ai giovani: «Superate l’apatia – invita -. Che nessuno disprezzi la vostra giovinezza, ma imparate ad essere modelli nel parlare e nell’agire».

Quindi ancora un monito, rivolto allo stile che la Chiesa dovrà incarnare nel condurre la sua missione: «Che Dio – si augura il Papa – protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro. La povertà evangelica è creativa, accoglie, sostiene ed è ricca di speranza».

Partendo da questo presupposto, Papa Francesco ha quindi raccomandato l’invito centrale dell’Evangelii Gaudium: «L’inclusione sociale dei poveri – ricorda -, che hanno un posto privilegiato nel popolo di Dio, e la capacità di incontro e di dialogo per favorire l’amicizia sociale nel vostro Paese, cercando il bene comune. L’opzione per i poveri è forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la tradizione della Chiesa – aggiunge, citando Giovanni Paolo II e Benedetto XVI -. I poveri conoscono bene i sentimenti di Cristo Gesù perché per esperienza conoscono il Cristo sofferente».

Infine, alla domanda “Che cosa dobbiamo fare? Che cosa ci sta chiedendo il Papa?”, la risposta è chiara: «Spetta a voi decidere – replica il Papa, riferendosi alla rappresentazione del Giudizio Universale -: popolo e pastori insieme. Io oggi, semplicemente, vi invito ad alzare il capo e a contemplare ancora una volta l’Ecce Homo che abbiamo sulle nostre teste. Possiamo immaginare questo Gesù che sta sopra le nostre teste dire a ciascuno di noi e alla Chiesa italiana alcune parole. Potrebbe dire: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Ma potrebbe anche dire: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Le beatitudini e le parole che abbiamo appena lette sul giudizio universale ci aiutano a vivere la vita cristiana a livello di santità: sono poche parole, semplici, ma pratiche».

Papa Francesco saluta l'arcivescovo Cesare Nosiglia e il cardinale Angelo Bagnasco

Papa Francesco saluta l’arcivescovo Cesare Nosiglia e il cardinale Angelo Bagnasco

Al suo arrivo a Firenze, tra l’altro, Papa Francesco è stato accolto dal presidente delle Conferenza episcopale italiana: «Questi giorni di preghiera, confronto e progettualità – auspica il cardinale Angelo Bagnasco, rivolgendosi al Papa – ci aiutino a far nostre le Sue indicazioni e a crescere nella testimonianza del Signore. Lo chiediamo come Popolo di Dio, che cammina nell’ascolto di tutti e nell’ascolto di “ciò che lo Spirito dice alle Chiese”, come Lei ha recentemente ricordato, indicando anche i livelli di quel cammino sinodale che si realizza nelle Chiese particolari, nelle Regioni ecclesiastiche, nelle Conferenze episcopali, nella Chiesa universale».

Citando il Santo Padre, il porporato ha poi ricordato come anche il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, con la sua preparazione remota e il convenire di tante sensibilità – sia una peculiare forma di espressione della sinodalità della Chiesa italiana: «Ci stringiamo a Lei – assicura il cardinale Bagnasco, citando il paragrafo 23 della Lumen Gentium -, “perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità tanto dei Vescovi quanto della moltitudine dei Fedeli”: senta di poter contare sulla nostra cordiale vicinanza e sulla obbediente e piena collaborazione. Un affetto che nei momenti di maggiore prova è chiamato a manifestarsi in maniera ancora più convinta e concreta».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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