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“Niente porte blindate nella Chiesa, niente! Tutto aperto!”

"Non dobbiamo arrenderci - sottolinea Papa Francesco - all’idea di dover applicare questo sistema, che è anche di sicurezza, a tutta la nostra vita, alla vita della famiglia, della città, della società, e tanto meno alla vita della Chiesa. Sarebbe terribile! Una Chiesa inospitale, così come una famiglia rinchiusa su sé stessa, mortifica il Vangelo e inaridisce il mondo"

Lo ha affermato stamani Papa Francesco, pronunciando la catechesi all’interno dell’udienza generale dedicata alle porte in vista del Giubileo

Papa Francesco

«Niente porte blindate nella Chiesa, niente! Tutto aperto!». Lo ha esclamato il Papa nella catechesi dell’udienza generale odierna, in cui ha ricordato che il Signore non forza mai la porta: «Anche Lui chiede il permesso di entrare, come dice nel Libro dell’Apocalisse. Nell’ultima grande visione di questo libro – aggiunge il Papa – così si profetizza della Città di Dio: “Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno”, il che significa per sempre, perché non vi sarà più notte».

Ci sono posti nel mondo in cui non si chiudono le porte a chiave: «Ma ce ne sono tanti – denuncia il Pontefice – dove le porte blindate sono diventate normali: non dobbiamo arrenderci all’idea di dover applicare questo sistema, che è anche di sicurezza, a tutta la nostra vita, alla vita della famiglia, della città, della società, e tanto meno alla vita della Chiesa. Sarebbe terribile! Una Chiesa inospitale, così come una famiglia rinchiusa su sé stessa, mortifica il Vangelo e inaridisce il mondo».

Insomma, la casa di Dio è un riparo: «Non una prigione – assicura il Santo Padre – e Gesù è la porta che ci fa entrare e uscire». Parole, queste ultime, che introducono il tema del Giubileo ormai imminente: «Se la porta è chiusa – invita Papa Bergoglio -, diciamo “Signore, apri la porta! Sono i ladri quelli che cercano di evitare la porta, perché hanno intenzioni cattive, e si intrufolano nell’ovile per ingannare le pecore e approfittare di loro».

Noi, quindi, dobbiamo passare per la porta: «E ascoltare – continua il Sommo Pontefice – la voce di Gesù: se sentiamo il suo tono di voce, siamo sicuri, siamo salvi. Possiamo entrare senza timore e uscire senza pericolo».

Citando poi la figura di Gesù Buon Pastore, il Papa si è soffermato sul ruolo del guardiano, che ha il compito di aprire al buon Pastore: «Se il guardiano – osserva Papa Francesco – ascolta la voce del Pastore, allora apre, e fa entrare tutte le pecore che il Pastore porta, tutte, comprese quelle sperdute nei boschi, che il buon Pastore si è andato a riprendere. Le pecore non le sceglie il guardiano, o il segretario parrocchiale: le sceglie il Pastore. Il guardiano obbedisce alla voce del Pastore, noi dobbiamo essere come quel guardiano».

Un gruppo di fedeli presenti all'udienza generale

Un gruppo di fedeli presenti all’udienza generale

A detta del Papa, inoltre, la Chiesa è la portineria, non è la padrona della casa del Signore. Nell’affermare ciò, il Papa ha così espresso una parola di gratitudine per tutti i custodi delle porte: «Dei nostri condomini – elenca il Pontefice -, delle istituzioni civiche, delle stesse chiese. Grazie tante, ma sempre con un sorriso, sempre mostrando l’accoglienza di quella casa, di quella chiesa, così la gente si sente felice e accolta in quel posto. C’è da imparare da questi uomini e donne, che sono custodi dei luoghi d’incontro e di accoglienza della città dell’uomo».

La gestione simbolica delle porte, delle soglie, dei passaggi, delle frontiere, secondo il Santo Padre, è diventata cruciale: «La porta – precisa Papa Bergoglio – deve custodire, certo, ma non respingere. La porta non dev’essere forzata, al contrario, si chiede permesso, perché l’ospitalità risplende nella libertà dell’accoglienza, e si oscura nella prepotenza dell’invasione».

E la porta si apre frequentemente, per vedere se fuori c’è qualcuno che aspetta e magari non ha il coraggio, forse neppure la forza di bussare: «Quanta gente – esclama Francesco – ha perso la fiducia, non ha il coraggio di bussare alla porta del nostro cuore cristiano, alla porta delle nostre chiese. Non hanno il coraggio, gli abbiamo tolto la fiducia! Per favore, questo non accada mai!».

Questo il monito del Papa, secondo il quale la porta dice molte cose della casa, e anche della Chiesa: «La gestione della porta – ricorda – richiede attento discernimento e, al tempo stesso, deve ispirare grande fiducia».

Dunque, in vista dell’imminente avvio del Giubileo, intravediamo davanti a noi la porta: «Non solo la Porta Santa – spiega il Sommo Pontefice -, ma l’altra, la grande porta della misericordia di Dio, e quella è una porta bella, che accoglie il nostro pentimento offrendo la grazia del suo perdono. La porta è generosamente aperta, ma noi dobbiamo coraggiosamente varcare la soglia».

Di qui l’invito del Papa, a braccio: «Coraggio, entriamo per questa porta! Ognuno di noi ha dentro di sé cose che pesano, tutti siamo peccatori: “profetiamo” e varchiamo la soglia di questa misericordia di Dio che non si stanca di perdonare, di aspettarci. Ci guarda, è sempre accanto a noi».

A questo punto, il Papa ha fatto riferimento al recente Sinodo dei vescovi, che si è svolto il mese scorso: «Dal Sinodo – puntualizza il Santo Padre – tutte le famiglie, e la Chiesa intera, hanno ricevuto un grande incoraggiamento a incontrarsi sulla soglia di questa porta aperta. La Chiesa è stata incoraggiata ad aprire le sue porte, per uscire con il Signore incontro ai figli e alle figlie in cammino, a volte incerti, a volte smarriti, in questi tempi difficili. Le famiglie cristiane, in particolare, sono state incoraggiate ad aprire la porta al Signore che attende di entrare, portando la sua benedizione e la sua amicizia».

Se, dunque, la porta di Dio è sempre aperta, anche le porte delle nostre chiese: «Delle nostre comunità – aggiunge il Pontefice -, delle nostre parrocchie, diocesi, associazioni, movimenti, devono esser aperte, perché così tutti possono uscire a portare la misericordia di Dio. Giubileo significa la grande porta della misericordia di Dio, ma anche le nostre piccole porte della nostra Chiesa, aperte per lasciar entrare il Signore o, tante volte, lasciare uscire il Signore prigioniero delle nostre strutture, del nostro egoismo».

E la Santa Famiglia di Nazareth, a detta del Papa, sa bene che cosa significa una porta aperta o chiusa per chi aspetta un figlio, per chi non ha riparo, per chi deve scampare al pericolo. Lo ha ricordato il Papa, che al termine della catechesi dell’udienza generale di oggi ha lanciato un invito per il Giubileo: «Le famiglie cristiane – auspica il Papa – facciano della loro soglia di casa un piccolo grande segno della Porta della misericordia e dell’accoglienza di Dio. È proprio così che la Chiesa dovrà essere riconosciuta, in ogni angolo della terra: come la custode di un Dio che bussa, come l’accoglienza di un Dio che non ti chiude la porta, con la scusa che non sei di casa».

Poi la conclusione a braccio: «Con questo spirito, siamo tutti vicini al Giubileo. Ci sarà la Porta Santa, ma c’è la porta della misericordia di Dio grande: che ci sia anche la porta del nostro cuore, per ricevere il perdono e dare il perdono a tutti quelli che bussano alla nostra porta».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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