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“Preparate la via del Signore compiendo le opere di misericordia”

"Ma pensando a cosa potrebbero significare i monti abbassati e le strade spianate - conclude l’arcivescovo Valentinetti -, considerando che siamo all’inizio dell’Anno santo della Misericordia, credo che potrebbero tradursi nelle opere di misericordia corporali, dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti, e quelle spirituali, consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste e pregare Dio per i vivi e per i morti. Che queste azioni possiamo recuperarle, per farle diventare vie della nostra spiritualità"

Lo ha affermato lo scorso mercoledì l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la Lectio divina d’Avvento presso la chiesa pescarese dello Spirito Santo

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

«Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato, le vie tortuose diventeranno dritte e quelle impervie spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza, cioè la salvezza di Dio sarà totalmente manifesta, conosciuta e riconosciuta da tutti in quest’evento straordinario finale».

Lo ha ricordato lo scorso mercoledì l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, pronunciando la Lectio divina dedicata al brano evangelico della seconda domenica d’Avvento, davanti a numerosi fedeli riunitisi presso la chiesa pescarese dello Spirito Santo: «Mi verrebbe da porre la domanda “Anche gli ebrei la riconosceranno?” Certo anche gli ebrei e con loro i musulmani, gli induisti e così via. È proprio in forza di questa verità, che noi siamo capaci di dialogare con questi fratelli».

È questo, dunque, il messaggio di speranza che l’Avvento ci porta a celebrare: «Un tempo, quest’ultimo, – ricorda il presule – che a detta di molti viene ritenuto erroneamente un tempo di preparazione al Natale, che si può definire tale solo nella terza domenica d’Avvento quando il Vangelo narra l’annunciazione e il viaggio di Maria, con in grembo Gesù, verso la parente Elisabetta. Mentre pronunciando la parola “maranathà”, vieni Signore Gesù, l’ultima presente nella Bibbia attraverso il libro dell’Apocalisse, nelle altre domeniche d’Avvento vogliamo dire che dobbiamo essere preparati, vigilanti e attenti, perché il Signore torna nella gloria ad instaurare quel regno d’amore, di pace, di giustizia e di verità che solo Lui può donare all’umanità che cammina nel tempo».

I fedeli intervenuti presso la chiesa dello Spirito Santo

I fedeli intervenuti presso la chiesa dello Spirito Santo

Un tempo, quello della venuta del Signore, che la Chiesa primitiva considerava vicino: «Ma che con l’accumularsi dei secoli nella storia – osserva monsignor Valentinetti – ha visto venire meno l’attenzione, fino a identificare il momento della morte con quello del ritorno del Signore, ma non c’entra assolutamente nulla. Il Signore verrà e i morti risorgeranno. Ci sarà un cielo nuovo, una terra nuova e un corpo nuovo, lo stesso corpo glorioso che Cristo ha avuto nel giorno della sua Risurrezione. È questa una bella spiritualità di persone che camminano nella fede, continuando a dire “Signore, vieni presto e fa che mi trovi vivo quando ritornerai nella gloria”».

Un evento, di cui però non è dato sapere quando accadrà: «Sappiamo – conferma l’arcivescovo di Pescara-Penne – che Cristo ritornerà, ma non è dato sapere il tempo del suo ritorno. Solo il Padre lo sa, addirittura neanche il Figlio».

Ma in qualche modo l’evangelista Luca segna lo scandire del tempo inserendo i fatti del capitolo 2 in una precisa cornice storico-politica: «Questo – rileva l’arcivescovo Valentinetti – per indicare che c’è stato un tempo in cui sono accadute determinate cose, un tempo che passa, fluente, e al suo interno troviamo i segni dell’avvento di Dio, i segni dell’avvento di Cristo nella storia. Infatti, l’annotazione che fa san Luca è proprio quella dell’anno quindicesimo di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, Filippo (suo fratello) tetrarca dell’Iturea e della Traconitide e Lisania tetrarca dell’Abilene. Oltretutto san Luca fa riferimento anche agli eventi religiosi, collocando anche le figure dei sommi sacerdoti Anna e Caifa. Personaggi, questi ultimi, che avranno un ruolo determinante nel decretare la morte di Gesù come Pilato, Erode e suo fratello Filippo a cui Erode aveva rubato la moglie. Questi personaggi interagivano tra loro, indicando una contrapposizione, una dichiarazione di quella che è la realtà della forza, della potenza del potere, della ricchezza e se volete anche del fasto e del peccato. Personaggi che non hanno di certo vissuto in un contesto di santità e gli stessi Anna e Caifa erano già corrotti anche prima della condanna di aver fatto condannare Gesù».

In questo passo biblico, il contrappeso è insito nella figura Giuseppe che va a farsi registrare nelle piccola città di Betlemme, quale discendente della stirpe di Davide, oltre che nella Parola di Dio che venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto: «Dallo spazio più sfacciato – sottolinea Valentinetti – all’insignificanza più evidente. Un’insignificanza che agli occhi del lettore, dice molto di più di quanto apparentemente si potesse esprimere. La Parola, dunque, si contrappone a quella potenza, a quella forza, a quel peccato. Si contrappone la Parola di Dio e Giovanni diviene la personificazione della Parola».

E Giovanni, nella regione del Giordano, predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati: «E qui – denota l’arcivescovo – ha una grande intuizione, quella di preparare la via a colui che doveva essere il famoso Messia, il quale avrebbe sicuramente instaurato il Regno d’Israele in vista del Regno di Dio».

Un Regno che sembra avvicinarsi quando Giovanni viene arrestato e Gesù si reca in Galilea proclamando “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio si è avvicinato, dunque convertitevi e credete al Vangelo” (Marco 1,14): «Qui – approfondisce monsignor Valentinetti – si ragiona seriamente in un’ottica di conversione al Regno di Dio, che prevede il perdono dei peccati perché colui che instaura il Regno è finalmente il misericordioso, ma su questo avremo modo di meditare durante il Giubileo ormai alle porte. A questo punto la predicazione di Giovanni attinge al profeto Isaia, voce di uno che grida nel deserto, che affermava “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato, le vie tortuose diventeranno dritte e quelle impervie spianate”».

Successivamente, si rivelerà la gloria del Signore: «Ma pensando a cosa potrebbero significare i monti abbassati e le strade spianate – conclude l’arcivescovo Valentinetti -, considerando che siamo all’inizio dell’Anno santo della Misericordia, credo che potrebbero tradursi nelle opere di misericordia corporali, dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti, e in quelle spirituali, consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste e pregare Dio per i vivi e per i morti. Che queste azioni possiamo recuperarle, per farle diventare vie della nostra spiritualità non solo nell’Anno della Misericordia, ma sperando che la nostra conversione arrivi per tutta la vita perché questo è quello che ci chiede il Signore».

About Davide De Amicis (2486 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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