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La maggioranza degli italiani si dichiara cattolico, ma non praticante

Secondo l’annuale Rapporto Eurispes, i cattolici italiani si recano in Chiesa per pregare (il 53,1%) e per tradizione familiare (il 18%). Un cattolico su cinque (20,5%) partecipa alla Santa Messa la domenica, in leggero calo rispetto al 1991 (24,4%), mentre il 14,8% si limita a una frequenza di una o due volte al mese (15,2% nel 1991). Il 7,4% infine non partecipa mai alla liturgia

Secondo l’ultimo Rapporto Eurispes, presentato ieri a Roma, è il 71% della popolazione italiana a definirsi cattolico non praticante

La stragrande maggioranza della popolazione si dichiara cattolica (71%), ma non praticante. È questo ciò che emerge dall’ultimo Rapporto Eurispes, presentato ieri alla Biblioteca nazionale di Roma. La quota dei praticanti risulta essere quasi dimezzata rispetto a quella dei non praticanti (25,4% vs 45,7%).

Rispetto al 2014, la fetta di italiani cattolici scende del 4,1%, accompagnata dalla riduzione dei praticanti passati dal 33,1% del 2014 al 25,4% del 2016. Aumenta parallelamente il numero di chi non è cattolico, dal 19,9% al 21,4%, rappresentati soprattutto dai giovanissimi (28,8%).

Chi si dichiara cattolico praticante è soprattutto di sesso femminile (30,6%), circa 10 punti percentuali sopra gli uomini (20,6%), mentre c’è equilibrio fra i non praticanti (46,1% di uomini e 45,3% di donne).

Solo il 5,3% dei cattolici partecipa più volte alla settimana alla Santa Messa, dato che si può dire stazionario visto che nel 1991 era il 5,9%. Il 31% assiste in occasione delle principali festività religiose e il 21,1% solo di particolari celebrazioni (battesimi, comunioni, cresime, funerali, etc.).

Un cattolico su cinque (20,5%) partecipa alla Santa Messa la domenica, in leggero calo rispetto al 1991 (24,4%), mentre il 14,8% si limita a una frequenza di una o due volte al mese (15,2% nel 1991). Il 7,4% infine non partecipa mai alla liturgia.

Chi partecipa alla Santa Messa più volte la settimana (13,1%) e tutte le domeniche (28,2%) sono gli over 65. I 35-44enni sono al primo posto invece fra coloro che assistono una o due volte al mese (21,3%), mentre i più giovani, sia 18-24enni sia 25-34enni, raggiungono oltre il 37% se si tratta di essere presenti alla funzione in occasione delle principali festività religiose.

Gian Maria Fara, presidente Eurispes

Gian Maria Fara, presidente Eurispes

Nel caso di battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali, sono ancora i giovanissimi, i 18-24enni, a rappresentare il gruppo più significativo (27,5%). A proposito di sacramenti, è il battesimo quello a cui i cattolici italiani conferiscono più valore. Infatti, i fedeli che gli assegnano “molta” e “abbastanza” importanza sono l’87,9%, seguiti da chi sceglie il matrimonio (84,2%), l’eucarestia (78,2%) e la cresima (77,2%). La confessione si ferma al 64,4%.

Più disillusi sui sacramenti sono coloro che non sono sposati e i separati e divorziati. I primi esprimono la percentuale più consistente di quanti ritengono scarsamente importante il battesimo (18%), la confessione (41,8%) e la cresima (31,9%). I secondi hanno un’opinione simile verso l’eucarestia (31,1%) e, comprensibilmente, il matrimonio (24,4%).

I dati rispecchiano le quote riportate nella tabella dei credenti: i cattolici maturi sono il 75,8%, seguiti dai 45-64enni (72,4%), dai giovani fra i 25 e i 34 anni (70,8%), i 18-24enni (66,4%) e, in ultimo, i 35-44enni (65,9%). Tuttavia, fra i giovanissimi si riscontra il numero più esiguo di credenti praticanti (13,5%).

Secondo l’annuale Rapporto Eurispes, inoltre, i cattolici italiani si recano in Chiesa per pregare (il 53,1%) e per tradizione familiare (il 18%). L’8,7% ammette di ricorrere alla fede per trovare la forza nei momenti dolorosi. Recita il Rosario un cattolico su cinque (il 20,6%), si confessa solitamente il 27,2%, mentre si dedica alla lettura di Vecchio e Nuovo Testamento il 28,5%.

Solo il coinvolgimento nelle iniziative benefiche organizzate dalla parrocchia di appartenenza arriva al 31,4%. Si prega quando si chiede l’aiuto di Dio nelle difficoltà (21,8% rispetto al 13,8% registrato nel 1991) o perché è un’abitudine ricorrente per il 27,7%.

Chi prega per ringraziare Dio nei momenti felici riguarda un cattolico su dieci (10,3%). Il 16,1% prega solo in occasione di celebrazioni religiose, con un significativo incremento rispetto al 1991 (+6,4%) seguiti da un 14,6% che afferma di ricorrervi nei momenti tristi (nel 1991 erano il 23,7%). Infine, a non pregare mai, pur essendo cattolico, è il 7,1%.

About Davide De Amicis (2699 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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