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“Dietro il progetto di Dio, c’è un progetto di misericordia”

"Tutto il Vangelo di Giovanni - rimarca monsignor Valentinetti - è indirizzato alla fede. Credere in Gesù, credere nel Figlio di Dio, credere in colui che è venuto a mostrarci il vero volto del Padre. Credere , avere il coraggio di credere anche contro ogni disperazione, disillusione, difficoltà della vita. Anzi, solo credendo si riesce ad attraversare tutto quello che, molte volte, la vita ci riserva. Attraversando non pensando che non ci faccia male, perché ci fa male, ma pensando che possiamo essere sostenuti da una forza indicibile che scaturisce da un’adesione piena, totale, interiore, coinvolgente, del cuore, della mente e del corpo di fronte al Signore che continua a mostrarsi a noi nel mistero"

Lo ha affermato in questi giorni l’arcivescovo Valentinetti, predicando gli “Esercizi spirituali per tutti” nella chiesa pescarese dello Spirito Santo

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

«Dietro il progetto di Dio, c’è un progetto di misericordia». Lo ha affermato mercoledì sera l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, pronunciando la Lectio divina quaresimale svoltasi nell’ambito degli “Esercizi spirituali per tutti”, tenutisi da lunedì a venerdì nella chiesa pescarese dello Spirito Santo.

Un appuntamento, quest’ultimo, che ha visto molti fedeli partecipare e approfondire la conoscenza del Vangelo di Giovanni, la cui parola è stata spezzata dal presule il quale, proprio mercoledì sera, ha spiegato e meditato gli episodi biblici dell’adultera e della samaritana al pozzo di Sicar: «Due momenti – spiega il presule – che mettono in luce l’atteggiamento misericordioso di Gesù. Quella misericordia, che è entrata molto lentamente nella realtà della riflessione cristiana. Tant’è vero che i codici più antichi del Vangelo di Giovanni, non riportarono questi testi che furono inseriti successivamente, quando la comunità cristiana comprese la realtà importante e fondamentale della misericordia».

Un concetto, quest’ultimo, che rappresenta il “cavallo di battaglia” del magistero di Papa Francesco: «Proprio per questo – aggiunge l’arcivescovo Valentinetti – il Santo Padre è considerato positivamente dai peccatori e molto meno positivamente dai benpensanti, perché parla di misericordia».

Ne parla con l’adultera che salva dalla lapidazione: «Gesù – precisa l’arcivescovo di Pescara-Penne – si china per scrivere a terra il nome nuovo di quella donna, che dona a tutti i peccatori e a tutta l’umanità. Ma anche oggi è molto più facile giudicare e scandalizzarsi, se vediamo che un peccatore varca la soglia delle nostre chiese, delle nostre sacrestie e dei nostri episcopi. È facilissimo giudicare: “Ma con chi si va a mettere quel prete? Con chi si va a mettere quel vescovo, che frequenta quei peccatori».

Da qui il riferimento anche all’attualità diocesana: «Già me li immagino – ammonisce l’arcivescovo, riferendosi al lavoro dei volontari dell’unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII – i commenti di chi sa che c’è un gruppo di laici e sacerdoti che la notte vanno in giro a parlare con le prostitute. È bene che lo dica prima io questo, prima che lo veniate a sapere da qualche altro, perché così avrete la possibilità di mormorare di meno in quanto, certamente, anche quelle donne hanno bisogno di essere trattate umanamente e di avere un’occasione per rientrare nella vita umana e, perché no, forse anche nella vita cristiana».

I fedeli presenti nella chiesa dello Spirito Santo

I fedeli presenti nella chiesa dello Spirito Santo

Da questo esempio concreto, è scaturita la preghiera del presule: «Il Signore – auspica monsignor Valentinetti – ci conceda di non giudicare mai, ci conceda di non farci paladini delle leggi, ma di essere dispensatori di misericordia soprattutto pensando ai nostri limiti e ai nostri peccati, chiedendone perdono al Signore».

Venerdì sera, invece, è stato l’episodio biblico dell’apostolo di San Tommaso apostolo, inizialmente incredulo della risurrezione di Gesù, al centro della meditazione dell’arcivescovo di Pescara-Penne: «Tutto il Vangelo di Giovanni – rimarca il presule – è indirizzato alla fede. Credere in Gesù, credere nel Figlio di Dio, credere in colui che è venuto a mostrarci il vero volto del Padre. Credere, avere il coraggio di credere anche contro ogni disperazione, disillusione, difficoltà della vita. Anzi, solo credendo si riesce ad attraversare tutto quello che, molte volte, la vita ci riserva. Attraversando non pensando che non ci faccia male, perché ci fa male, ma pensando che possiamo essere sostenuti da una forza indicibile, che scaturisce da un’adesione piena, totale, interiore, coinvolgente, del cuore, della mente e del corpo di fronte al Signore che continua a mostrarsi a noi nel mistero».

Anche nel mistero del buio, quando ci sentiamo affaticati e ci viene in aiuto proprio l’esempio di San Tommaso: «È una bella figura, da questo punto di vista – osserva l’arcivescovo Valentinetti -. Ci possiamo pensare nei momenti di entusiasmo che, grazie a Dio, il Signore ci concede e nei quali possiamo dire “Andiamo a morire con lui”. Ma forse, tante volte, ci dobbiamo rendere conto che siamo incapaci di capire dove va il Signore. Quante volte nella nostra vita, abbiamo dovuto dire “Signore, dove vai? Dove mi stai portando? Dove vuoi che io vada insieme a te?” E sentirci ripetere “Non ti preoccupare, io sono la via, la verità e la vita o, forse, la fatica nell’incredulità”. E prima o poi, può venire a tutti il dubbio dell’incredulità».

Ci sono addirittura santi che hanno vissuto la notte buia dell’incredulità e della freddezza, di fronte al mistero di Gesù Cristo: «Credo – ricorda l’arcivescovo – che abbiate coscienza di quanto Madre Teresa ha detto a proposito di questa notte oscura, che anche lei nella sua vita ha dovuto attraversare. Eppure è riuscita a continuare nella sua vita di fede e dono di sé stessa al Signore, guardandolo nel volto dei malati, dei poveri e dei sofferenti».

E allora, partendo proprio dall’esempio di San Tommaso apostolo quando crede finalmente nella risurrezione di Gesù, monsignor Tommaso Valentinetti ha concluso gli Esercizi spirituali diocesani offrendo un consiglio liturgico: «Quando il sacerdote o il vescovo che celebra la messa – consiglia -, nel momento della consacrazione alza il calice e l’ostia, non ad alta voce ma nel vostro cuore e nel silenzio dite questa bella parola “Mio Signore e mio Dio”».

About Davide De Amicis (2421 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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