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“Nel campo dei diritti umani il Governo italiano sembra essere latitante”

"Il 2015 è stato uno dei rari anni - sottolinea Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia - in cui non abbiamo avuto risultati positivi, anzi registriamo arretramenti anche in quei Paesi di democrazia più avanzata. È stato un anno scuro e difficile, ricco di crisi umanitarie e crimini di guerra contro l’umanità. Non si vedevano cose del genere dai primi anni Novanta"

Lo ha affermato ieri Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, presentando il Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo

Un gruppo di migranti sbarcati in Italia

«Nel campo dei diritti umani il nostro Governo sembra essere latitante». Lo ha denunciato ieri Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, presentando il Rapporto annuale di Amnesty International “sulla situazione dei diritti umani nel mondo”: «Da quest’anno – precisa Marchese – il Rapporto si arricchisce dell’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, che ha lo scopo di evidenziare una serie di ostacoli che si pongono davanti al nostro Paese per il pieno rispetto dei diritti. Se dovessimo considerare i 10 punti come altrettante materie di studio, ci sarebbero poche sufficienze e alcune insufficienze particolarmente gravi».

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty Italia

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty Italia

Partendo da questa premessa il presidente dell’associazione ha elencato quelle che, secondo Amnesty, sono vere e proprie violazioni dei diritti umani in Italia come i problemi legati all’immigrazione, le violenze nelle carceri, l’esportazione di armi, il mancato rispetto della libertà sessuale e culturale e la mancata punizione del reato di tortura: «Chi, trovandosi in Italia in questo momento, – denuncia il presidente di Amnesty International Italia – avesse commesso atti di tortura, potrebbe dormire sonni piuttosto tranquillinella maggior parte dei casi è sufficiente, infatti, che sia trascorso un po’ di tempo, neanche tanto, perché scatti la prescrizione. Finché non ci sarà un reato di tortura punito severamente e con un termine di prescrizione sufficientemente lungo, la situazione è destinata a rimanere questa e della gravità di questa situazione non sembrano rendersi conto le istituzioni italiane. La Commissione giustizia del Senato ha smesso del tutto di parlarne. La stessa Commissione che ha fermato i lavori della creazione di una legge contro l’omofobia».

Inoltre, a detta degli attivisti, in Italia esiste ancora il reato di soggiorno illegale: «Nonostante – ricorda Marchesi – molte autorità giudiziarie ne abbiano riconosciuto la natura controproducente e, purtroppo, il diritto penale viene piegato a scopi di comunicazione politica. I diritti umani, sono ancora considerati argomento sacrificabile nell’agenda politica: se ci sono da discutere argomenti economici, i diritti umani vengono messi in secondo piano».

Una disattenzione che Amnesty International non vuole si verifichi specialmente nei rapporti con l’Egitto, nella vicenda che riguarda Giulio Regeni: «Il presidente del Consiglio Renzi – cita Antonio Marchesi – ha detto: “Se qualcuno pensa che possiamo accontentarci di una verità raccogliticcia, sappia che non c’è business che tenga, non c’è diplomazia che tenga”. Noi non possiamo che essere assolutamente d’accordo: l’Italia deve pretendere la verità».

Gianni Rufini, direttore generale Amnesty International Italia

Gianni Rufini, direttore generale Amnesty International Italia

Facendo poi il bilancio di quanto accaduto nel 2015, Amnesty International parla di una brutta eredità lasciataci in dote: «È stato uno dei rari anni – sottolinea Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia – in cui non abbiamo avuto risultati positivi, anzi registriamo arretramenti anche in quei Paesi di democrazia più avanzata. È stato un anno scuro e difficile, ricco di crisi umanitarie e crimini di guerra contro l’umanità. Non si vedevano cose del genere dai primi anni Novanta».

E in tutto questo vengono tirati in ballo anche i Paesi occidentali: «Continuano a violare il diritto internazionale – accusa Rufini -, in particolare quello umanitario come nel caso dei recenti bombardamenti sugli ospedali di Medici senza frontiere (Msf) in Siria».

Dunque per il direttore generale di Amnesty Italia, c’è una generale indifferenza nei confronti dei diritti civili: «Il crollo dell’Europa dei valori – lamenta Gianni Rufini – è un elemento molto preoccupante. Oggi c’è molta indifferenza anche rispetto alla sofferenza delle persone e dei rifugiati che si accumulano alle frontiere dei Paesi europei. Infatti la politica è infarcita di discorsi xenofobi e razzisti, seppur vietati dalla legge. Esiste un vero degrado della responsabilità e della moralità della politica».

Per Rufini, insomma, viviamo in un panorama all’interno del quale la cosiddetta comunità internazionale è ormai assente e ciò è particolarmente preoccupante: «Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad esempio, – racconta – ha impiegato 4 anni per emettere la sua prima risoluzione, abbastanza insignificante, sulla guerra in Siria. Mentre la Turchia, invece, sta diventando la Libia del nostro decennio».

La presentazione del Rapporto di Amnesty International

La presentazione del Rapporto di Amnesty International

Toccando quindi il tema del terrorismo, Rufini lo ha definito una reminiscenza mai scomparsa: «Che ci fa guardare con preoccupazione – aggiunge – al mondo di oggi, che è privo di un governo globale, di un’autorità in grado di garantire il benessere e i diritti per la popolazione civile. Soprattutto in Occidente le cose stanno peggiorando ovunque».

Rufini ha concluso il suo intervento ricordando la condizione delle donne, che non godono degli stessi diritti degli uomini: «Anzi – rilancia il direttore generale di Amnesty International Italia – in molti paesi c’è stato un peggioramento gravissimo della situazione. Ci sono donne vendute al mercato degli schiavi, matrimoni forzati per bambine di 10-12 anni e mutilazioni genitali femminili che continuano».

Nel corso della presentazione del Rapporto è stato lanciato il video “Here’s to you” in cui Roberto Saviano invita a cantare la ballata di Joan Baez ed Ennio Morricone, che negli anni Settanta onorò la storia di Sacco e Vanzetti, messi a morte negli Usa nel 1927.

About Davide De Amicis (2487 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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